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Ape sociale: cumulo e ricongiunzione dei contributi

26 Ottobre 2020 | Autore:
Ape sociale: cumulo e ricongiunzione dei contributi

Chi possiede versamenti accreditati in casse diverse può utilizzarli per l’accesso all’anticipo pensionistico a carico dello Stato?

L’Ape sociale, un’indennità di accompagnamento alla pensione di vecchiaia a carico dello Stato, prevede dei requisiti di accesso piuttosto severi: in particolare, per quanto riguarda gli anni di contributi necessari per la liquidazione del trattamento, ne sono richiesti 30 ai disoccupati di lungo corso, agli invalidi ed ai caregiver e ben 36 agli addetti ai lavori gravosi.

Beneficiano di un piccolo sconto, pari a un massimo di 2 anni di contributi, le donne con figli.

Ma, ai fini del raggiungimento degli anni di contributi richiesti per l’Ape sociale, è possibile considerare i versamenti accreditati presso gestioni di previdenza differenti?

In base ai chiarimenti forniti dall’Inps [1], è possibile considerare, ai fini dell’Ape sociale, anche i contributi accreditati presso gestioni diverse, senza però beneficiare di un assegno unico. Se si desidera, invece, un unico assegno di Ape sociale, è necessario ricongiungere i contributi.

Facciamo allora il punto sull’Ape sociale: cumulo e ricongiunzione dei contributi.

È innanzitutto fondamentale considerare che, mentre il cumulo non comporta oneri per l’interessato, la ricongiunzione è un’operazione a titolo oneroso.

Inoltre, il cumulo non può considerare le gestioni che non prevedono la liquidazione dell’Ape sociale, come le casse dei liberi professionisti private o privatizzate.

Ma procediamo con ordine.

Quanti anni di contributi per l’Ape sociale?

Possono ottenere l’Ape sociale con 30 anni di contributi:

  • i disoccupati di lungo corso: nel dettaglio, si tratta dei lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione obbligatoria; perché i disoccupati possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che, al momento della richiesta del trattamento, abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo); dal 2018, possono accedere all’Ape sociale anche i lavoratori disoccupati:
    • il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni (questo requisito potrebbe essere alleggerito);
    • che sono stati rioccupati con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente;
  • i caregiver: si tratta dei lavoratori che assistono, al momento della domanda di Ape e da almeno 6 mesi, il coniuge
  • o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104; a partire dal 2018, sono inclusi tra gli assistiti che danno luogo al beneficio dell’Ape sociale anche i familiari, parenti o affini, entro il secondo grado; in questo caso, però, è necessario che il coniuge, o l’unito civilmente, e i parenti di primo grado (cioè figli o genitori) conviventi con la persona affetta da handicap in situazione di gravità si trovino in una delle seguenti situazioni:
  • abbiano compiuto i 70 anni di età;
  • in alternativa, risultino anch’essi affetti da patologie invalidanti (occorre fare riferimento alle patologie a carattere permanente che attualmente consentono al lavoratore dipendente di fruire del congedo per gravi motivi familiari; è necessario che la patologia sia documentata e che la documentazione sia inviata alla competente unità operativa, complessa o semplice);
  • in alternativa, siano deceduti o mancanti (si considera l’assenza naturale o giuridica, ad esempio il divorzio);
  • gli invalidi civili: si tratta dei lavoratori ai quali è stata riconosciuta un’invalidità civile uguale o superiore al 74%.

Possono invece ottenere l’Ape sociale con 36 anni di contributi gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che risultano aver svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, o per 7 anni nell’ultimo decennio, un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • pescatori;
  • lavoratori marittimi;
  • operai agricoli;
  • operai degli impianti siderurgici.

Ape sociale donne: sconto sui contributi

Le lavoratrici che accedono all’Ape sociale hanno diritto a uno sconto nel requisito contributivo, pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

Concetta, caregiver, ha due figli. Può ottenere l’Ape sociale con 28 anni di contributi, quindi con una riduzione di due anni rispetto all’ordinario requisito di 30 anni.

Efisia, addetta ai lavori gravosi, ha tre figli: può ottenere l’Ape sociale con 34 anni di contributi, quindi con una riduzione di due anni rispetto all’ordinario requisito di 36 anni.

Quali contributi valgono per l’Ape sociale?

Ai fini del perfezionamento dell’anzianità contributiva minima per l’Ape sociale, pari a 30 o 36 anni, si tiene conto di tutta la contribuzione versata o accreditata, a qualsiasi titolo, nelle gestioni rientranti nell’ambito di applicazione della norma. I periodi contributivi coincidenti sono considerati una sola volta [2].

Che cosa significa? In buona sostanza, se si possiedono contributi accreditati in più casse, questi valgono tutti ai fini del raggiungimento del requisito contributivo previsto. Sono esclusi i soli contributi accreditati presso le casse dei liberi professionisti, in quanto queste gestioni non erogano l’Ape sociale.

Ape sociale e cumulo

Se l’interessato possiede versamenti accreditati presso gestioni differenti, che prevedono il riconoscimento dell’Ape sociale, il requisito contributivo è verificato considerando tutti gli accrediti. In pratica, il lavoratore beneficia del cumulo contributivo per l’Ape sociale.

Ma in quale modo è liquidata l’indennità?

L’indennità è riconosciuta mensilmente su dodici mensilità nell’anno ed è pari all’importo della rata mensile della pensione, calcolata sulla base della contribuzione esistente al momento della domanda di accesso al beneficio nella gestione cui l’interessato è iscritto.

Se si possiedono contributi accreditati presso casse diverse, non è liquidato un trattamento unico, a meno che non si richieda la ricongiunzione.

Come chiarito dall’Inps, difatti [1], nel caso di lavoratore con contribuzione versata o accreditata a qualsiasi titolo presso più gestioni, tra quelle interessate dall’Ape sociale, il calcolo della rata mensile di pensione è effettuato pro quota per ciascuna gestione, in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati. In pratica, ogni gestione calcola l’Ape sociale e successivamente la pensione secondo le regole di calcolo previste dal proprio ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento [2].

Ape sociale e ricongiunzione

Per ottenere un assegno unico di Ape sociale, nell’ipotesi in cui il lavoratore possieda contributi accreditati in più casse, l’interessato può chiedere la ricongiunzione: può, cioè, domandare di riunire tutti i contributi presso un’unica gestione.

L’operazione è a titolo oneroso, normalmente: il sistema di calcolo da utilizzare per determinare il costo della ricongiunzione dipende dall’anzianità contributiva dell’interessato. Per approfondire: Guida alla ricongiunzione dei contributi.

Ma entro quando deve essere richiesta la ricongiunzione, se si beneficia dell’Ape sociale? L’Inps ha chiarito [3] che il lavoratore può presentare la domanda di ricongiunzione fino a che non è definita la domanda di Ape sociale.

In pratica, se il lavoratore presenta la domanda di ricongiunzione prima che sia liquidato l’anticipo pensionistico, la ricongiunzione è considerata per il calcolo dell’Ape. Se l’interessato presenta la domanda di Ape social successivamente, la ricongiunzione non può essere più considerata per il calcolo di questa prestazione.

Si può chiedere la ricongiunzione se si percepisce l’Ape sociale?

Nella generalità dei casi, la ricongiunzione può essere richiesta sino al momento del pensionamento e non può essere richiesta se è già stata liquidata una pensione utilizzando i contributi da ricongiungere.

L’Ape sociale non è assimilata alla pensione, ma è un’indennità a sostegno del reddito: l’interessato dovrebbe dunque aver tempo fino al pensionamento per chiedere la ricongiunzione ai fini della pensione, posto che, come appena osservato, se la domanda di ricongiunzione è successiva alla liquidazione dell’Ape sociale, la ricongiunzione non è considerata ai fini della liquidazione dell’indennità.

Tuttavia, mancando fonti di prassi dettagliate sul punto, sussiste un margine di incertezza a causa del quale la domanda di ricongiunzione successiva alla definizione dell’Ape sociale potrebbe essere respinta dalla sede Inps.


note

[1] Circolare Inps 100/2017.

[2] Dpcm 88/2017.

[3] Messaggio Inps 1481/2018.


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