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Perché Trump ha dichiarato guerra a TikTok

26 Agosto 2020 | Autore:
Perché Trump ha dichiarato guerra a TikTok

La società cinese fa causa al presidente Usa per il bando che la costringe a vendere oppure a lasciare il Paese. E respinge le accuse di minacce alla sicurezza.

Ci sono due modi per neutralizzare un nemico: toglierlo dalla circolazione oppure comprarselo. Forse, nella mente di Donald Trump c’è questo duplice obiettivo con il bando emesso pochi giorni fa che, in pratica, dichiara la guerra a TikTok, l’applicazione cinese scaricata nei soli Stati Uniti da oltre 100 milioni di utenti in appena due anni.

Il primo colpo l’ha sparato Trump con un ordine severo e preciso: entro il 15 settembre, ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, deve trovare un acquirente negli Stati Uniti, altrimenti deve andarsene via. Insomma: o vende le proprie quote oppure scatta il divieto di operare negli Usa.

Sarebbe ridicolo negare il successo dell’applicazione, quindi c’è chi si è già fatto avanti per rilevarla. In pole position c’è Microsoft, che pagherebbe tra i 10 e i 30 miliardi di dollari per inserire TikTok tra le sue offerte negli Stati Uniti e in Canada, Nuova Zelanda e Australia. In questo modo, verrebbero presi i famosi due piccioni con una fava: viene eliminata dal mercato americano una grossa società cinese e favorita una statunitense. Trump non potrebbe chiedere di più, come sostiene la stessa TikTok, che accusa il capo della Casa Bianca di «interferire in negoziati tra imprese private» per puro interesse commerciale.

Anche perché il presidente spera di fare centro con il secondo colpo sparato nei giorni scorsi, ovvero l’ordine esecutivo che entrerà in vigore a breve e che vieterà società ed entità statunitensi da «qualsiasi transazione» con TikTok, ByteDance e Tencent, la società cinese proprietaria dell’app di messaggistica WeChat.

Tuttavia, ByteDance è ferita ma non morta. La società ha fatto causa a Trump per l’ultimatum deciso dal presidente nel suo bando, spiegando di non rappresentare affatto una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. TikTok sostiene di «non avere altra scelta se non quella di proteggere i suoi diritti, i diritti della sua comunità e dei suoi dipendenti».

Perché è proprio quella presunta minaccia alla sicurezza nazionale il paravento dietro al quale il presidente americano ha nascosto il vero perché della sua guerra a TikTok. Che, in realtà, è una guerra – per ora solo commerciale – contro la Cina. Il sospetto che Trump voglia togliere dalla circolazione qualsiasi società asiatica che possa ingrandirsi nel suo territorio non sarebbe così evidente se la scorsa primavera non avesse messo ko anche Huawei e ZTE, estendendo fino a maggio del 2021 il divieto di fare affari con le aziende statunitensi. Facile indovinare il motivo dell’ordine esecutivo firmato dal Presidente: minacce alla sicurezza nazionale, questa volta derivanti dall’utilizzo di tecnologie cinesi nei servizi di telecomunicazioni.

Trump, dunque, ha scelto uno degli argomenti più cari agli americani anche per mettere fuori gioco TikTok: la difesa del Paese dal pericolo che arriva dall’estero. L’ancora inquilino della Casa Bianca ha spiegato, infatti, che l’app è uno strumento di controllo nelle mani del partito comunista cinese per appropriarsi dei dati degli utenti americani del social network. La spia cinese che controlla, insomma. A tal punto che già lo scorso anno i telefoni dei militari e del Governo a stelle e strisce sono stati messi nelle condizioni di non poter scaricare né utilizzare l’applicazione. Che lo stesso Trump sia pienamente convinto di questa sua teoria, è un altro paio di maniche.



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