Diritto e Fisco | Articoli

Morte di cancro per fumo: si può essere risarciti?

27 Agosto 2020 | Autore:
Morte di cancro per fumo: si può essere risarciti?

Vediamo in quali casi è possibile rivalersi sulle multinazionali che producono sigarette, ritenendole almeno in parte o indirettamente responsabili della perdita di un nostro caro.

Trentamila morti all’anno in Italia per cancro ai polmoni. Numeri impietosi di un male che spesso è difficile da sconfiggere. Per chi ha il vizio delle sigarette la probabilità di sviluppare questa patologia è 14 volte maggiore rispetto a quella di chi non fuma [1]. Anche la frequenza incide: nei fumatori incalliti il rischio aumenta addirittura di venti volte. Ed è solo una delle patologie connesse all’abuso di nicotina. Il ministero della Salute annovera tra queste anche i tumori al fegato, alla laringe, all’esofago, al pancreas e alla vescica.

Tante persone hanno perso un proprio familiare per questo motivo. Se stai leggendo questo articolo, forse sei tra loro. Magari ti chiedi se, in caso di morte di tumore per fumo si può essere risarciti, quindi se ci si possa rivalere sull’azienda produttrice delle sigarette che il tuo parente consumava.

Nessuno potrà mai compensare la tua perdita ma, proprio perché hai perso molto, vuoi sapere se c’è modo di farla pagare a qualcuno che ritieni responsabile del tuo dolore. Cercheremo di darti tutte le spiegazioni necessarie.

Il danno da perdita del rapporto parentale 

Intanto, inquadriamo giuridicamente la questione. Tecnicamente, stiamo parlando di un cosiddetto danno da perdita del rapporto parentale o, se preferisci, di una causa di risarcimento danni per la perdita di un congiunto.

Quando una persona muore, i familiari possono chiedere il risarcimento dei danni che ritengono di aver patito, per esempio se pensano che la morte del proprio caro potesse essere evitata o se sia stata dovuta a negligenza di qualcuno che doveva curarlo.

Inizialmente, l’interpretazione della Cassazione era molto restrittiva [2]: riteneva che i soli titolati a essere risarciti fossero i membri del nucleo familiare, inteso come padre, madre, fratelli o anche altri parenti ma solo se conviventi. A questo orientamento, ne è subentrato uno più ampio successivamente [3], per il quale non rilevano né il grado di parentela, né la convivenza.

Qualunque parente può chiedere il risarcimento. Quel che conta è che tra la persona deceduta e colui che lamenta il danno ci sia stato un rapporto stretto proprio al punto da qualificare la perdita come un danno, arrecato al familiare che chiede il risarcimento. Va quindi provata la propria legittimazione ad avanzare pretese, dimostrando l’esistenza di rapporti affettivi e di frequentazione con la persona deceduta.

Il danno, come spiega la Cassazione, consisterebbe in «una condizione di vuoto esistenziale, determinato dal fatto di non poter più godere della sua presenza e di non poter più sperimentare tutte quelle relazioni fatte di affettività, condivisione, solidarietà che caratterizzano un sistema di vita che viene irreversibilmente stravolto» [4].

Va poi dimostrato, oltre alla legittimazione a chiedere i danni, il cosiddetto nesso di causalità, cioè il legame tra la morte del nostro familiare e quella che si ritiene esserne la causa. Nel caso specifico, si tratterà di dimostrare che il fumo è stato il motivo di un logoramento tale dei polmoni del nostro parente da provocarne il decesso.

Fumo e deterrenti

Relativamente al risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, a seguito di morte di un parente per tumore causato dal fumo, l’ordinamento italiano prevede solo in teoria la possibilità di chiederlo; in pratica ottenerlo è una rarità. Su questo saremo più chiari nei prossimi paragrafi. Prima c’è un’altra informazione importante che dobbiamo darti.

Avrai senz’altro notato che i pacchetti di sigarette sono tappezzati di immagini e frasi che non invogliano nel modo più assoluto al consumo. Tipo: «Il fumo causa il 90% dei casi di cancro ai polmoni». «Danneggia gravemente te e chi ti sta intorno». O un più semplice e laconico «Spegnila», sopra immagini di polmoni anneriti e malati in ospedale.

C’è una ragione per questo. In Italia, una normativa di trent’anni fa [5] ha introdotto l’obbligo, per i produttori di tabacco, di avvertire dei pericoli connessi al consumo di sigarette. Dopo le frasi-deterrente sui pacchetti, sono arrivate anche le immagini shock che, peraltro, secondo alcuni studi, sembrano sortire l’effetto desiderato, avendo prodotto una riduzione del numero dei fumatori. L’esistenza di questa normativa è cruciale ai fini delle risposte che cerchi.

Quando si potrebbe risarcire

Ne consegue che, in Italia, richieste di risarcimento per danno da perdita del rapporto parentale, in relazione a morte di fumatori per tumore ai polmoni, sono avanzabili solo se il decesso è precedente all’entrata in vigore di questa legge.

Questo perché si può far leva su una scarsa consapevolezza dei gravi problemi alla salute che prodotti come le sigarette potevano causare. La sensibilità sul tema è aumentata solo col passare degli anni e il fatto che frasi e immagini deterrente funzionino significa che, evidentemente, prima non si avevano ben presenti i pericoli.

Parliamo, però, di trent’anni fa e più. Un tempo lungo, che oltrepassa di molto i termini di prescrizione per le cause di responsabilità civile, cioè cinque anni. In sostanza: il tempo per la tua azione risarcitoria sarebbe scaduto per intervenuta prescrizione. A meno che il corso della prescrizione stessa, in questi anni, non sia stato interrotto con una serie di atti.

Per esempio, se in questi anni tu o il tuo legale avete invitato al produttore delle sigarette delle raccomandate con richieste di indennizzo, questi atti interromperebbero il corso della prescrizione. Cioè vuol dire che per calcolarla si dovrebbe ripartire dalla data delle raccomandate. Ma dovresti averne inviate davvero molte per essere ancora in tempo.

Quando non si può risarcire

Dall’entrata in vigore della legge che abbiamo citato, le richieste di risarcimento di questo tipo sono state praticamente sempre respinte, eccetto rari casi [6]. La responsabilità di società che producono sigarette viene esclusa dai tribunali essenzialmente per due motivi.

Il primo è il cosiddetto comportamento autolesionista del fumatore, che accetta il rischio di arrecare a se stesso e alla sua salute un grave danno, pur di non rinunciare alle sigarette. Secondo la nostra giurisprudenza, infatti, la morte di un fumatore incallito non può essere addebitata alle multinazionali del tabacco perché è stata una libera scelta del fumatore quella di perseverare nel vizio.

La Cassazione, in una sentenza del 2018 [7], non ha usato mezzi termini nello spiegare questo concetto, definendo «gravemente negligente» il comportamento dell’uomo deceduto che, essendosi «esposto volontariamente ai rischi dell’abuso di nicotina», si è ammalato di tumore alla laringe: fin da giovane fumava due pacchetti di sigarette al giorno. Proprio per questo, hanno scritto i giudici, il decesso, è «ascrivibile esclusivamente alla condotta negligente dell’uomo».

D’altro canto – e qui veniamo al secondo motivo per cui viene esclusa la responsabilità dei produttori di sigarette -, nonostante il legame tra l’abuso di nicotina e alcune patologie sia ormai noto, in molti casi non è neppure così scontato il nesso di causalità. Cioè: non è facile dimostrare che il fumo – e di conseguenza i produttori di sigarette – sia stato il diretto e unico responsabile dell’insorgere di una patologia come il tumore ai polmoni o alla laringe.


note

[1] Fondazione Veronesi;

[2] Cass. civ. sent. n. 4253/2012;

[3] Cass. civ. sent. n. 21230/2016; Cass. civ. sent. n. 29332/2017;

[4] Cass. civ. sent. n. 21230 del 20/10/2016;

[5] Legge n. 428/1990;

[6] Trib. Milano sent. n. 9235/14 dell’11/07/2014;

[7] Cass. civ. sez. III, ord. n. 25161/18;


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube