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Referendum taglio dei parlamentari: cosa cambia

27 Agosto 2020 | Autore:
Referendum taglio dei parlamentari: cosa cambia

Le conseguenze del «sì» e del «no» alla consultazione del 20 e 21 settembre: la rappresentanza del popolo, il Quirinale, l’organizzazione del Palazzo.

Italia di nuovo divisa tra il «sì» e il «no» davanti alle urne, questa volta per decidere se i parlamentari che abbiamo alla Camera e al Senato sono troppi e vanno sfoltiti per risparmiare stipendi e vitalizi oppure se è il caso di lasciare le cose come stanno per non perdere la rappresentanza dei cittadini. Il referendum costituzionale del 20 e 21 settembre consisterà proprio in questo: cavalcare il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, che ha promesso da tempo di ridurre il numero di deputati e senatori, o difendere il «no» promosso da diversi schieramenti tra cui +Europa e il movimento delle Sardine.

Ci si chiede, però, se gli italiani abbiano le idee chiare sul significato di un referendum che, come spesso accade, rischia di perdere il suo valore intrinseco. Non di rado, infatti, questo tipo di consultazioni segue l’onda delle indicazioni dei partiti più che concentrarsi sul quesito in sé.

Quesito che, ancora una volta, non rende la vita facile al cittadino che, entrato nella cabina armato di scheda e matita, si trova a leggere una domanda non proprio intuitiva: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?». In altre parole: vuoi tagliare il numero dei parlamentari modificando, in questo senso, la Costituzione?

Per rispondere a questa domanda, è necessario capire meglio le conseguenze di un eventuale «sì» e di un eventuale «no». Va detto, intanto, che se vincesse il «sì» i deputati passerebbero da 630 a 400, mentre i senatori da 315 a 200. Complessivamente, dunque, ci troveremmo un totale di 600 parlamentari di fronte agli attuali 945, vale a dire 354 in meno. Se vincesse il «no», ovviamente, tutto resterebbe immutato.

Tra i timori di chi non è convinto che il taglio dei parlamentari convenga al Paese, c’è quello di un’eventuale riduzione della rappresentanza dei cittadini. L’equazione che si fa, in questo caso, è semplice: un solo parlamentare dovrà seguire un territorio più vasto a cui attualmente fanno capo più deputati e senatori, il che può far pensare che il Palazzo si allontana dal popolo più di quanto già non lo sia. Questo, in effetti, è un rischio concreto, soprattutto in mancanza di una legge elettorale che tenga conto di questa eventuale modifica alla Costituzione.

Non saranno da sottovalutare anche gli effetti su base regionale: potrebbe succedere, infatti, che alcune regioni si trovino con un taglio di parlamentari più consistente rispetto ad altre se dovesse passare, oltre al referendum, anche la riforma mirata a superare la base territoriale per l’elezione al Senato.

Terzo aspetto. Va ricordato che sono i parlamentari, in seduta congiunta, a eleggere il presidente della Repubblica. Una riduzione dei rappresentanti alla Camera e al Senato dei diversi partiti potrebbe cambiare gli equilibri per scegliere il futuro inquilino del Quirinale? Dipende da quanto la maggioranza di turno prenda sul serio la frase «non ci indurre in tentazione». Il rischio è quello di trovarsi un Presidente gradito solo a chi governa in quel momento e non frutto di un consenso più ampio, come vorrebbero la Costituzione e i cittadini. I margini di discussione, infatti, si riducono con un numero inferiore di parlamentari e la conseguente tendenza al bipolarismo. Lo stesso vale per il rinnovo di altre istituzioni come il Consiglio superiore della magistratura o la Corte costituzionale.

Dentro il Palazzo, qualcosa dovrà cambiare in caso di vittoria del «sì», a partire dai regolamenti delle Camere che dovranno essere adattati ai nuovi numeri. Rappresentanti nelle commissioni e negli uffici di presidenza o nelle giunte: è tutto da rivedere e, probabilmente, anche da accorpare. Se davvero si vogliono superare costi e burocrazia.



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