Stalking in condominio: cos’è e quando scatta

26 Ottobre 2020 | Autore:
Stalking in condominio: cos’è e quando scatta

Quando accade che i dissapori tra vicini di casa non sono più tali ma diventano reato? E come ci si può comportare?

Già avere addosso la minaccia di uno stalker è grave. Ma se questa minaccia abita nel tuo stesso palazzo, la situazione diventa ancora più pesante. Ripicche, comportamenti molesti, atti di persecuzione ovunque: nel cortile, nelle scale, davanti al portone di casa. Perché un conto è non andare d’accordo con il vicino di casa ed un altro ben diverso è avere ansia o paura ogni volta che si apre la porta per uscire sul pianerottolo. Non è semplice sapere come comportarsi ma, soprattutto, a che punto l’atteggiamento del molestatore diventa reato. Per questo è importante conoscere meglio il concetto di stalking in condominio, cos’è e quando scatta.

Secondo una recente sentenza del tribunale di Campobasso [1], per commettere questo reato basta creare uno stato di ansia ad un vicino con condotte moleste e reiterate nel tempo che lo inducano a cambiare le proprie abitudini di vita o a temere per la propria incolumità. Basterebbe, quindi, parcheggiare sistematicamente la macchina in un punto che impedisca al vicino di uscire di casa o appostarsi ogni sera dietro il cancello quando la vittima predestinata fa rientro a casa. Condotte di questo tipo, che possono generare ansia, disagio o paura possono rientrare nel delitto di stalking in condominio. Cos’è e quando scatta è quello che vediamo di seguito.

Stalking condominiale: cos’è?

Dovendo dare una definizione di stalking condominiale, possiamo dire che si tratta del reato commesso da chi pone in essere comportamenti molesti e persecutori nei confronti dei vicini di casa, tanto da ingenerare in loro un grave e perdurante stato di ansia, frustrazione e paura per sé o per i propri familiari e da costringerli a cambiare le proprie abitudini di vita.

Come si può intuire da questa definizione, del tutto simile a quello che normalmente si intende per stalking anche in altri contesti, non esiste un articolo nel Codice penale riferito specificamente a questo reato in ambito condominiale, ma si tratta di una particolare applicazione della figura criminosa fatta dalla giurisprudenza.

Questo fenomeno può manifestarsi nei confronti di una singola persona o di più proprietari o inquilini del condominio. Nel primo caso, si pensi a chi ha dei vecchi contrasti con un vicino di casa e decide – come si suol dire – di rendergli la vita impossibile. Dissapori dietro ai quali magari ci possono essere dei banali motivi, come la spazzatura lasciata sulle scale, l’odore di fritto che esce da casa del vicino tutti i giorni, il televisore ad alto volume e chissà che altro ancora.

Nel secondo caso, invece, ci può essere qualche problema comportamentale da parte di un soggetto che facilmente prende di mira il prossimo o che focalizza le proprie manie su un determinato tipo di persone. Succede, ad esempio, quando un vicino se la prende solo con le donne o con i condòmini verso i quali nutre una certa invidia o, ancora, con i forestieri.

Stalking condominiale: quando scatta?

La sentenza del tribunale di Campobasso sopra citata aiuta a capire meglio quando scatta il reato di stalking in condominio. Il giudice si era occupato del caso di un uomo che, per circa un anno e mezzo e a causa di una disputa su un’area confinante con la sua proprietà, aveva causato nei confronti dei condòmini un forte stato di ansia e di paura con condotte minacciose e fastidiose come appostamenti notturni o il parcheggiare la macchina in modo che la sua vittima predestinata non potesse uscire e rimanesse intrappolata dentro.

Il tribunale ha stabilito che il reato di stalking «non è più confinato a fenomeni di degenerazione dei rapporti affettivi» ma si estende «fino a ricomprendere anche quelle condizioni di prossimità di vita tipiche dei rapporti di vicinato».

Significa che gli atti persecutori diventano delitto ogni qualvolta le condotte reiterate di molestia e minaccia possano determinare uno stato di ansia o paura, ovvero timore per l’incolumità per sé o per la famiglia e cambiamento delle abitudini di vita.

La pena prevista in questo caso dal Codice penale è la reclusione da 1 anno fino a 6 anni e 6 mesi.

Stalking condominiale: come dimostrarlo?

Chi arriva alla conclusione di essere vittima di stalking in condominio, se ha segnalato il caso all’amministratore ma il problema non è stato risolto, deve presentare una querela alle forze dell’ordine. Il termine per farlo è di sei mesi. La querela è irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate [2].

Secondo quanto stabilito dalla Cassazione [3], per affermare la responsabilità penale di chi viene chiamato in causa con l’accusa di stalking in condominio bastano le dichiarazioni della persona offesa. Ovviamente, quest’ultima deve essere credibile ed il suo racconto attendibile.

Tuttavia, non è come quando a scuola uno scolaro va dalla maestra e accusa il vicino di banco di prendergli ogni giorno la merenda dallo zaino pretendendo che l’insegnante gli creda sulla parola e punisca l’altro alunno. Chi accusa una persona di stalking in condominio deve dimostrare di avere subìto un danno psicologico importante come conseguenza degli atti persecutori, di non riuscire a vivere serenamente per colpa di uno stato di ansia e di paura che si mantiene nel tempo, di temere oggettivamente per la propria incolumità e per quella dei suoi cari e di essere stato costretto a cambiare le abitudini di vita nel tentativo di superare tutti questi stati d’animo causati dall’atteggiamento molesto del vicino.


note

[1] Trib. Campobasso sent. n. 530/2019.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 26878/2016.


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