Ok al contributo per l’avvocato separato con figlio disabile

27 Agosto 2020
Ok al contributo per l’avvocato separato con figlio disabile

Riconosciuto il diritto a prestazioni assistenziali al professionista che deve ridurre le ore di lavoro – e, di conseguenza, i guadagni – per dedicare tempo a un familiare con handicap.

Un avvocato solo, separato, con affido esclusivo del figlio disabile, ha diritto a un aiuto economico. È quanto stabilito da una sentenza del tribunale di Modena, sezione lavoro [1]. La decisione deriva dalla domanda di un’avvocatessa, madre di un ragazzo con handicap: il figlio è affidato in via esclusiva a lei, separata dal marito. Difficile lavorare a tempo pieno e, contemporaneamente, prendersene cura. La donna ha dovuto scegliere e ha scelto suo figlio, sacrificando il lavoro: inevitabilmente, ha perso guadagni e clienti. Per questo ha chiesto al giudice del lavoro di avere accesso al contributo previsto dal nuovo regolamento di Cassa Forense, l’ente previdenziale degli avvocati. Il contributo è riservato agli iscritti che lo utilizzino per esigenze di salute propria o dei familiari.

Per Cassa Forense gli estremi per avere il beneficio non c’erano. Per il tribunale invece sì, dato che l’iscritta si è trovata a gestire una situazione difficile da sola. Inoltre, il contributo assistenziale previsto dall’ente di previdenza degli avvocati è destinato a prestazioni in caso di bisogno, a sostegno della famiglia, della salute, della professione e per spese funerarie.

Il figlio dell’avvocatessa, affetto da un grave disturbo, ha avuto un improvviso peggioramento che ha reso necessario il ricovero in una struttura sanitaria e costretto la professionista a lavorare meno: dovendo assistere il ragazzo la notte, il giorno non riusciva a mantenere gli stessi ritmi di lavoro di prima.

Questo ha comportato una consistente contrazione dei guadagni, senza poter fare affidamento sull’aiuto economico del padre del ragazzo o di altri parenti. «A fronte di una capacità reddituale molto esigua – scrive il tribunale – l’attrice ha sostenuto rilevanti spese per l’assistenza del figlio presso la clinica, portando i proventi mensili del professionista al di sotto dei mille euro importo insufficiente al soddisfacimento delle esigenze del nucleo familiare (composto da due persone) e alla gestione economica dello studio professionale». Da qui, l’ok al contributo.


note

[1] Trib. Modena sent. 6/2000;


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