Diritto e Fisco | Articoli

Addebito separazione: scatta anche grazie a Facebook

27 Agosto 2020
Addebito separazione: scatta anche grazie a Facebook

Occhio alla «situazione sentimentale» sui social: per colpa sua, trascinati al cospetto di un giudice, si può essere ritenuti responsabili della fine di un matrimonio.

Guai a essere troppo «splendidi» su Facebook, nel senso di esibizionisti. Sbandierare ai quattro venti dei social una nuova storia può costare caro, specie se si ha una causa di separazione in corso e un ex che ha chiesto l’addebito, cioè la responsabilità della rottura a vostro carico.

In questi casi, meglio evitare di esporsi troppo: eventuali «prove» possono essere usate contro di voi. Lo dice una sentenza del tribunale civile di Bari [1], che ha addebitato la fine del matrimonio a una donna che su Facebook, alla voce «situazione sentimentale», aveva scritto «fidanzata» con un altro, con tanto di foto della nuova fiamma ed emoticon a forma di anello.

La donna, all’epoca, era ancora sposata con un uomo invalido, affetto da sclerosi multipla e in sedia a rotelle. Ha iniziato a frequentare un altro, ha ufficializzato la relazione su Facebook e poi, durante un viaggio in Sud America al suo paese d’origine, ha deciso di lasciare il marito e di trasferirsi dal nuovo fidanzato.

La coppia ha in seguito avviato una causa di separazione giudiziale. L’uomo ha chiesto l’addebito della separazione all’ex moglie con una memoria integrativa, accusandola di averlo tradito (per approfondire: Separazione: quando si può chiedere l’addebito). Una violazione dei doveri matrimoniali plateale e pubblica, in diretta social.

Secondo l’ex moglie e il suo legale, la domanda di addebito era stata considerata tardiva. Per il tribunale, invece, è anche possibile presentarla successivamente e non nell’atto introduttivo. L’addebito, in ogni caso, per il giudice civile di Bari, va riconosciuto perché l’ufficializzazione della nuova relazione via social è la prova che la relazione extraconiugale era iniziata da tempo e durante il matrimonio ed era motivo per rendere intollerabile la prosecuzione dei rapporti. Fatti, peraltro, che la donna non ha neanche tentato di confutare.


note

[1] Trib. civ. Bari sent. n. 2525/20.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube