Superbonus 110%: il rischio di reato per i professionisti

28 Agosto 2020 | Autore:
Superbonus 110%: il rischio di reato per i professionisti

Commercialisti e consulenti rispondono di truffa ed erogazione indebita quando rilasciano un visto senza requisiti o dichiarano il falso.

Non è soltanto il contribuente a rischiare grosso quando beneficia del superbonus 110% senza averne diritto: anche il commercialista o il consulente del lavoro devono stare ben attenti a quello che dichiarano: il professionista, infatti, rischia di dover rispondere di truffa aggravata e indebite erogazioni a danno dello Stato se rilascia il visto di conformità sulla maxi-agevolazione in assenza di requisiti o dichiarando il falso. Tuttavia, secondo la Federazione studi dei consulenti del lavoro, non sono previste per lui nuove e specifiche sanzioni in caso di attestazioni o asseverazioni infedeli.

Come noto, il commercialista o il consulente può essere interpellato come supporto professionale per beneficiare del superbonus attraverso la maxi-detrazione del 110% oppure tramite la cessione del credito d’imposta. In ogni caso, il contribuente ha bisogno di un’asseverazione sul rispetto dei requisiti, l’efficacia degli interventi dal punto di vista del miglioramento della classe energetica e la congruità delle spese. Questo documento può essere rilasciato soltanto da un tecnico abilitato o da un professionista incaricato della progettazione strutturale.

Significa che l’asseverazione non può essere fatta da un commercialista o da un consulente del lavoro, poiché non rientrano nelle categorie sopra citate. Quello che possono fare, invece, è rilasciare il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti per avere diritto al superbonus, previa verifica «della presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai professionisti incaricati». Non dovendo verificare l’autenticità dei dati riportati nelle asseverazioni, non possono essere chiamati in causa per un reato di cui, eventualmente, risponderanno il contribuente ed il tecnico abilitato o il professionista incaricato della progettazione strutturale.

Quale può essere, quindi, il problema per consulenti e commercialisti? Quello di rilasciare il visto di conformità senza che ce ne siano i presupposti, ad esempio rilasciando il visto in assenza di un’asseverazione o di un’attestazione. Guai in vista anche per chi dichiara conformi dei dati che, in realtà, non lo sono, oppure per chi opera con la consapevolezza e la volontà di favorire un beneficiario del superbonus portando avanti un piano ideato da lui stesso.

Va ricordato che, secondo la Cassazione, è punibile per reati di natura tributaria, in concorso con il contribuente, il professionista che, consapevole dell’illiceità delle operazioni da cui è generato un credito, ha ugualmente apposto il visto di conformità, «in quanto la professionalità dallo stesso posseduta avrebbe richiesto un controllo della regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili che, se regolarmente effettuato, avrebbe permesso di accertare la discrasia evidente tra la capacità reddituale emergente dalle dichiarazioni depositate negli esercizi precedenti e i ricavi dichiarati in corrispondenza degli esercizi in cui il credito Iva era maturato». [1]


note

[1] Cass. sent. n. 24800/2019.


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