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Cartella esattoriale: impugnazione per calcolo interessi

28 Agosto 2020
Cartella esattoriale: impugnazione per calcolo interessi

Interessi eccessivi o calcolati in modo poco trasparente: quando è possibile fare ricorso e chiedere l’annullamento della cartella di pagamento. 

Ci scrive un nostro lettore premettendo di aver ricevuto una cartella esattoriale per alcune imposte non versate diverso tempo fa. Il totale dell’importo, a suo dire, sarebbe lievitato in modo esponenziale nel corso di tutti questi anni; il contribuente sospetta che il calcolo degli interessi sia stato effettuato in modo non corretto o usurario. Ci chiede pertanto se sia possibile effettuare un controllo ed eventualmente rivolgersi al giudice per ottenere l’annullamento della pretesa di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione. 

Lo stesso lettore sostiene di aver letto numerose sentenze in cui i giudici, dando ragione ai cittadini, hanno annullato le cartelle esattoriali a seguito di ricorso contro gli interessi per come riportati nell’estratto.

Ecco, in proposito, alcuni chiarimenti che serviranno ad illustrare meglio come e quando proporre l’impugnazione della cartella esattoriale per calcolo degli interessi.

Cartella di pagamento e usura

Nonostante un acceso dibattito apertosi qualche anno fa e qualche precedente giurisprudenziale, è assai difficile contestare la cartella esattoriale per usura. Questo perché il calcolo degli interessi avviene, in modo automatico, sulla base dei tassi fissati legalmente. Non c’è quindi alcuna autonomia da parte del singolo ufficio.

In verità, se si considerano gli accessori connessi alla cartella, tra oneri di riscossione (pari al 4,65% o, se si paga dopo i 60 giorni dalla notifica, all’8%), sanzioni (in media del 30%), interessi di mora (ora al 4,88%) e spese di procedura, è facile raggiungere cifre superiori al 50% rispetto al debito originario quando quest’ultimo è particolarmente basso. Si pensi alle cartelle per multe stradali, per le quali peraltro è previsto un incremento degli interessi del 10% ogni sei mesi.

Le cose peggiorano poi quando si chiede la rateazione: in tal caso, nel giro di tre anni, la cartella può quasi raddoppiare. E allora, viene facile pensare all’usura, anche in assenza di un comportamento illegittimo da parte dell’agente della riscossione.

Attenzione però: come abbiamo già ampiamente spiegato in “Cartella di pagamento: è usura?“, gli interessi di mora, dovuti in caso di mancato pagamento delle cartelle esattoriali, si calcolano solo sulle imposte non corrisposte e non sulle sanzioni e sugli interessi. Dunque, di anno in anno, i nuovi interessi non possono essere applicati anche a quelli già scaduti negli anni precedenti e non corrisposti ma sempre e unicamente solo sul capitale. Proprio su questo aspetto si è soffermata, in passato, la Cassazione [1] decretando la nullità della cartella esattoriale il cui calcolo degli interessi era avvenuto in modo non corretto.

Calcolo interessi e motivazione della cartella di pagamento

Secondo un orientamento ormai pacifico sia in Cassazione che dinanzi agli altri giudici di primo e secondo grado, la cartella di pagamento dev’essere motivata anche in relazione al calcolo degli interessi maturati su un debito tributario. Questo perché lo Statuto del contribuente stabilisce che il debitore deve essere sempre messo in grado di verificare la correttezza dei calcoli fatti dall’agente della riscossione. 

Dunque, anche se gli interessi di mora sono calcolati nel rispetto della disciplina di legge, che il contribuente è ben in grado di conoscere e verificare, la cartella deve essere trasparente e ben motivata. Questo significa che la cartella non può riportare solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza indicare come si è arrivati a tale calcolo e, quindi, l’importo per ogni singola annualità. Diversamente, verrebbe violato il diritto di difesa del contribuente con conseguente nullità della stessa. 

Il contribuente deve pertanto sempre essere messo in condizione di sapere esattamente perché e quanto deve pagare: la motivazione della cartella risponde anche e soprattutto ad un obbligo di trasparenza. E non importa che i criteri per conteggiare gli interessi siano predeterminati dalla legge, dovendo il contribuente poter verificare la base di calcolo degli interessi e le aliquote relative alle varie annualità.

Sanatoria 1.000 euro da calcolare sul totale della cartella di pagamento

Ricordiamo che il DL 119/2018 ha stabilito la sanatoria delle cartelle di pagamento per importi inferiori a mille euro affidati a Equitalia Spa prima del 2010. Per queste ultime la cancellazione deve avvenire in automatico.

La Cassazione, di recente, contravvenendo a un proprio stesso precedente [3], ha stabilito che [4], ai fini della verifica del superamento del tetto di mille euro, si deve tenere conto del totale della cartella quando questa richiede il pagamento di debiti tra loro omogenei (ad esempio: solo multe stradali, solo bolli auto, ecc.). Mentre se i debiti sono tra loro eterogenei, si considera il singolo importo iscritto a ruolo.

Ad esempio:

  • unica cartella di 9.000 euro per 10 multe da 900 euro: si considera unico debito perché si tratta di pretese omogenee (tante multe). Quindi, non spetta la sanatoria perché l’importo complessivo della cartella supera 1.000 euro;
  • unica cartella di 9.000 euro per 10 bolli auto non pagati: si considera unico debito perché si tratta di pretese omogenee; quindi, anche in tale ipotesi, non spetta la sanatoria;
  • unica cartella di 9.000 euro per 1 bollo, 1 Irpef, Iva, Tari: sono tanti debiti perché non sono tra loro omogenei; qui spetta la sanatoria se ciascun importo iscritto a ruolo è inferiore a mille euro e affidato a Equitalia entro il 2010.

Secondo la pronuncia, quindi, il riferimento del legislatore al valore di 1.000 euro distingue volutamente la posizione del debitore di più cartelle di pagamento rispetto a quello che ha un unico provvedimento composto da più carichi.

Ai fini della sanatoria, quindi, occorre verificare che la singola cartella non superi la citata soglia.

La pronuncia, tuttavia, accenna ad un necessario distinguo nell’ipotesi in cui la cartella esponga pretese di diversa natura come tributi e sanzioni amministrative. In tal caso, poiché si tratta di debiti di differenti categorie non sono cumulabili tra loro.

In conclusione, è stato affermato che il limite dei citati 1.000 euro non è riferito a ciascun carico ma alla somma di essi esposti nella singola cartella di pagamento, facendo però riferimento a carichi omogenei tra loro.

In tale contesto, va segnalato che la sezione tributaria della Cassazione era giunta a conclusioni differenti, affermando, in sintesi, che il limite andava verificato rispetto al «singolo carico affidato».


note

[1] Cass. ord. n. 16553/2018.

[2] CTP Emilia Romagna, sent. n. 174/2/2020 del 26.8.2020.

[3] Cass. sent. n. 11817/2020. 

[4] Cass. sent. n. 17966/2020.


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