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Coppie di fatto: diritti e doveri dei conviventi

30 Ottobre 2020
Coppie di fatto: diritti e doveri dei conviventi

I conviventi che decidono di formalizzare la loro unione: disciplina e conseguenze.

Tu e la tua compagna avete deciso di andare a convivere. Di sposarvi non se ne parla proprio, entrambi, infatti, non credete nel matrimonio e volete essere liberi di vivere la vostra storia d’amore senza etichette e formalismi vari. In questo articolo faremo il punto della situazione sulle coppie di fatto: diritti e doveri dei conviventi.

Nel 2016, la legge Cirinnà ha regolamentato, tra le tante cose, anche il rapporto di convivenza dandone una precisa definizione e prevedendo la possibilità di stipulare veri e propri contratti per disciplinare gli aspetti patrimoniali quali, ad esempio, la ripartizione delle spese o la possibilità di nominare il partner come amministratore di sostegno. Lo scopo è certamente quello di tutelare le varie tipologie di famiglia che, al giorno d’oggi, popolano la nostra società. Non perdiamo altro tempo allora e cerchiamo di affrontare la questione punto per punto.

Cos’è una coppia di fatto?

Iniziamo facendo una piccola precisazione. Per coppia di fatto si intendono due persone maggiorenni, eterosessuali oppure omosessuali, legate da un rapporto amoroso che convivono stabilmente nella stessa abitazione. Detto in parole più semplici, si tratta di una coppia che si comporta come se fosse sposata, senza però aver formalizzato il legame con il matrimonio (per gli eterosessuali) o con l’unione civile (per gli omosessuali).

Coloro che intendono dimostrare la propria convivenza possono rendere una dichiarazione congiunta all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza. Effettuati tutti gli accertamenti, il Comune consegna alla coppia il certificato di residenza e lo stato di famiglia. In tal caso, è più giusto parlare di conviventi di fatto.

Per ottenere una tutela, dunque, è necessario che la coppia sia:

  • unita stabilmente: per intenderci, non basta passare qualche weekend insieme;
  • maggiorenne;
  • legata da un rapporto affettivo;
  • libera, cioè non legata da un vincolo di matrimonio o di unione civile né da un rapporto di parentela, affinità o adozione.

Coppie di fatto: diritti e doveri dei conviventi

Se la coppia sceglie di formalizzare la propria unione con le modalità viste poc’anzi, allora dalla convivenza derivano i seguenti diritti e doveri:

  • visitare il partner detenuto in carcere;
  • assistere il convivente in caso di ricovero e ottenere informazioni sul suo stato di salute;
  • nominare il compagno convivente come tutore, curatore o amministratore di sostegno oppure come rappresentante in caso di malattia con conseguente incapacità di intendere (per decidere, ad esempio, la donazione degli organi);
  • subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del partner intestatario;
  • inserirsi nelle graduatorie di assegnazione delle case popolari;
  • partecipare alla gestione dell’attività dell’impresa familiare e ricevere una parte degli utili;
  • l’obbligo di reciproca assistenza morale e materiale;
  • ottenere il risarcimento del danno in caso di morte del partner a causa di illecito di terzi;
  • percepire gli alimenti in caso di cessazione della convivenza di fatto, sempre che il beneficiario versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento;
  • continuare a vivere nella casa familiare, in caso di morte del partner proprietario, per due anni o comunque non oltre i cinque anni, sempre che il convivente superstite non si sposi o vada a convivere con un’altra persona;
  • stipulare, con atto pubblico oppure scrittura privata autenticata, i contratti di convivenza per disciplinare gli aspetti patrimoniali del loro rapporto (come, ad esempio, la contribuzione alle spese della famiglia);
  • ottenere il permesso di soggiorno;
  • l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli nati dalla loro unione.

Infine, va precisato che in caso di separazione valgono le stesse regole in vigore per la coppia sposata in tema di affidamento e mantenimento dei figli minori.

Coppia di fatto: quali diritti non sono riconosciuti?

La legge non riconosce ai conviventi di fatto:

  • il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento in caso di separazione. Come già anticipato, l’ex partner in stato di bisogno ha diritto, una volta cessata la convivenza, a percepire gli alimenti quale misura assistenziale per il proprio sostentamento;
  • l’obbligo reciproco di fedeltà. In altre parole, il convivente che è stato tradito non può chiedere l’addebito di separazione a carico del partner responsabile o un risarcimento del danno;
  • diritti ereditari, a meno che il convivente defunto abbia fatto testamento. In tal caso, al partner superstite spetta esclusivamente una piccola porzione di patrimonio, cioè quella che la legge non riserva ai familiari più stretti del defunto;
  • la possibilità di stipulare un fondo patrimoniale, in quanto destinato alle sole coppie sposate. In presenza di figli nati dalla loro unione, tuttavia, si potrebbe pensare di istituire un trust (se vuoi approfondire la questione ti consiglio la lettura dell’articolo “Trust: cos’è e a cosa serve“).

La cessazione della convivenza delle coppie di fatto

La convivenza si risolve per:

  • matrimonio oppure unione civile;
  • se viene meno la coabitazione;
  • se i conviventi dichiarano, unilateralmente o congiuntamente, estinti i legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale. In tal caso, finché prosegue la coabitazione, il nucleo familiare rimane comunque invariato sotto il profilo anagrafico;
  • morte di uno dei conviventi.

Per dichiarare la cessazione della convivenza di fatto è necessario compilare un modulo da presentare al Comune di residenza a mano, tramite fax oppure inviando una pec.

In caso di cessazione della convivenza, il partner in stato di bisogno ha diritto a percepire gli alimenti (vitto e alloggio) per il proprio sostentamento. Inoltre, in presenza di figli, è possibile accordarsi sull’affidamento presentando un ricorso in tribunale. Il giudice dovrà poi pronunciarsi anche sul mantenimento dei figli e sull’assegnazione della casa familiare.



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