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Auto con fermo amministrativo: la può guidare un’altra persona?

28 Agosto 2020
Auto con fermo amministrativo: la può guidare un’altra persona?

Multato chi si mette alla guida dell’auto altrui sottoposta a ganasce fiscali. La buona fede può scattare solo in caso di errore incolpevole e inevitabile. La prova però spetta al conducente.

Quando un’automobile è sottoposta a fermo amministrativo, il suo titolare non può più utilizzarla (non almeno fino a quando salda il debito con l’amministrazione). Questo perché il fermo è una misura cautelare, imposta dall’agente della riscossione esattoriale, per evitare il deprezzamento o il danneggiamento del bene che potrebbero derivare dalla sua circolazione. 

Scopo del fermo è, infatti, preservare i diritti del creditore per l’eventuale successivo pignoramento e vendita all’asta. Così, chi non versa le tasse o le sanzioni amministrative (come le multe stradali), dopo non meno di 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale può subire il fermo sull’auto di proprietà. 

La legge prevede delle sanzioni per chi guida il veicolo con fermo amministrativo. Ma che succede se a prendere la macchina è un familiare o un’altra persona, ignaro della presenza della misura cautelare? Chi subisce la contravvenzione: il titolare del mezzo o l’effettivo conducente? 

Sul punto, si è di recente espressa la Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo se un’altra persona può guidare l’auto con fermo amministrativo.

Sanzioni per chi guida auto con fermo amministrativo

Trenta giorni prima dell’iscrizione del fermo auto, il contribuente-debitore riceve un preavviso da parte dell’agente della riscossione. Grazie a questo avvertimento, questi ha la possibilità di evitare la misura estinguendo il debito conseguente alle cartelle esattoriali non pagate oppure chiedendone la rateazione. In alternativa, se dimostra che il veicolo è strettamente connesso alla propria attività professionale o imprenditoriale – in quanto strumentale ad essa – il mezzo non può mai subire il fermo.

Oltre al preavviso di fermo, il conducente non ha diritto a ricevere alcun’altra comunicazione. Sicché, se vorrà accertarsi se il fermo è stato effettivamente iscritto dopo la preventiva comunicazione, dovrà effettuare una verifica presso il Pra.

Chi guida un’auto sottoposta a fermo può essere sanzionato con una multa di 776 euro (massimo 3.111 euro) e la confisca del mezzo (tuttavia, la confisca è una misura che non viene quasi mai eseguita).

Che succede se a guidare l’auto con il fermo è una persona diversa dal proprietario?

La sanzione per la guida di auto sottoposta a fermo viene irrogata al conducente e non al proprietario. Dunque, chi guida un veicolo altrui sottoposto al fermo riceve la multa in proprio, mentre il titolare non subisce alcuna conseguenza (come detto, la confisca del mezzo non viene mai attuata). Secondo la Cassazione, è pertanto valida la sanzione al conducente che si mette alla guida del veicolo di terzi sottoposto a fermo amministrativo fiscale. 

Ma che succede se il conducente è in buona fede in quanto ignorava l’esistenza della misura cautelare? La legge stabilisce [2] che «per le sanzioni conseguenti a violazioni amministrative, è richiesta la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, sia essa dolosa o colposa». Tuttavia, non basta dedurre di non essere stati messi al corrente che sul veicolo c’era il fermo: secondo la Suprema Corte, l’esimente della buona fede può scattare solo in presenza di errore incolpevole e inevitabile. Prova quest’ultima che spetta al trasgressore.

Si parte quindi da una presunzione di colpa a carico di chi viene trovato a guidare l’auto con il fermo amministrativo, non essendo necessaria la concreta dimostrazione del dolo o della colpa in capo al conducente. Spetta a lui dimostrare di aver agito senza colpa.

L’esimente della buona fede, intesa come «errore sulla liceità del fatto», assume rilievo «solo in presenza di elementi positivi idonei a ingenerare, nell’autore della violazione, il convincimento della liceità del suo operato, purché tale errore sia incolpevole e inevitabile, in quanto determinato da un elemento idoneo a indurlo in errore ed estraneo alla sua condotta, non ovviabile con ordinaria diligenza o prudenza». 

Quindi, il semplice fatto di non aver ricevuto alcun diniego all’utilizzo del mezzo da parte del relativo titolare non è sufficiente ad evitare la sanzione. Bisognerebbe, ad esempio, dimostrare di aver sempre visto il proprietario guidare l’auto, ingenerando ciò un’incolpevole affidamento sull’assenza di vincoli e, quindi, sulla liceità del proprio comportamento.

Leggi anche “Fermo amministrativo: l’errore del fisco che spaventa i contribuenti“.

 


note

[1] Cass. ord. n. 17857/20.

[2] Art. 3 L. n. 689/1981.


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