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Clausola “Soddisfatti o rimborsati”: quali rischi per il cliente

20 Novembre 2013
Clausola “Soddisfatti o rimborsati”: quali rischi per il cliente

È bene non prestare tanto affidamento sulla clausola “soddisfatti o rimborsati”; il codice del consumo offre garanzie superiori per l’acquirente di un prodotto venduto a distanza.

Si tratta di due concetti giuridici sostanzialmente diversi.

La formula “soddisfatti e rimborsati” è una garanzia di buon funzionamento che si differenzia dalla classica “garanzia”, quella ordinaria concessa su gran parte dei contratti di vendita.

Infatti, la garanzia “soddisfatti o rimborsati” viene riconosciuta solo a determinate condizioni stabilite dal venditore nel contratto, al verificarsi delle quali egli si obbliga a rimborsare la somma pagata dall’acquirente. Tale garanzia – che si trova essenzialmente nella vendita per corrispondenza, nelle telepromozioni e negli altri casi in cui non vi sia percezione diretta del bene acquistato da parte del compratore – serve ad evitare che difetti non visibili o caratteristiche del bene non corrispondenti a quelle reclamizzate possano pregiudicare la posizione del compratore che ha effettuato l’acquisto [1].

Occorre però prestare molta attenzione a questa formula perché, anche se in apparenza sembra garantire la posizione del consumatore, in realtà può essere esercitata solo in pochi casi. Tali casi vengono elencati, in modo molto analitico, nel contratto. È perciò essenziale che l’acquirente legga prima e bene il contenuto della scrittura per comprendere quando opera tale garanzia.

Al contrario, il diritto di recesso, è la possibilità concessa al consumatore di “ripensarci”, ossia di svincolarsi dal contratto entro 10 giorni lavorativi da quando riceve la merce o, in caso di forniture di servizi, dal giorno della conclusione del contratto. Tale diritto viene normalmente concesso nel caso di vendita di prodotti a distanza (per es. con televendite, via web, email, posta ordinaria, ecc.).

Questo termine presuppone che il consumatore, prima di concludere il contratto, abbia ricevuto informazioni complete, precise e chiare sul bene venduto o sul servizio offerto.

La legge prevede che il venditore debba fornire informazioni sulle caratteristiche essenziali del bene e del servizio, sul prezzo complessivo del bene o del servizio, sulle condizioni e le modalità di esercizio del diritto di recesso, sulle modalità di pagamento, sull’indirizzo del fornitore a cui il consumatore può presentare reclami.

Nel caso in cui il venditore non abbia fornito ai consumatori le informazioni prescritte, il termine per l’esercizio del diritto di recesso è di tre mesi e decorre, per i beni, dal momento del loro ricevimento e per i servizi dal giorno della conclusione del contratto.

Come si diceva, il diritto di recesso ha una portata assai più ampia della formula “soddisfatti o rimborsati”. Infatti, il diritto di recesso può essere esercitato senza condizioni e limiti, ossia senza bisogno che l’acquirente fornisca motivazioni in merito alla propria volontà di sciogliere il contratto. In pratica, il consumatore potrà semplicemente comunicare – con raccomandata a.r. – che intende esercitare il diritto di recesso (senz’altro aggiungere), per ottenere il rimborso del prezzo pagato dietro restituzione del bene venduto.


note

[1] Tar Lazio, sent. n. 1472 del 26.07.1995.


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