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Mobbing coniugale: come difendersi

28 Ottobre 2020
Mobbing coniugale: come difendersi

Cosa fare se il coniuge rivolge all’altro minacce e offese continue: dalla separazione con addebito alla denuncia.

Tu e tua moglie siete sposati da circa 6 anni, ma da qualche tempo le cose tra voi non vanno più bene come un tempo. A causa della crisi economica, sei rimasto senza lavoro e lei non perde occasione di screditarti in presenza dei vostri figli piccoli. Ti considera un fallito e ti offende in tutti i modi possibili tanto da farti sentire un totale fallimento. Un giorno è anche arrivata a minacciarti di non farti vedere più i bambini. Il più delle volte cerchi di non reagire, ma dentro di te soffri tantissimo perché non sai come uscire da questa situazione di continua conflittualità. Inoltre, hai perso fiducia in te stesso e sei entrato in uno stato di profonda depressione.

In questo articolo ci soffermeremo, in particolare, sul tema del mobbing coniugale: come difendersi? Cosa prevede la legge? Devi sapere che le condotte vessatorie (insulti, minacce, violenza fisica e verbale, ecc.) possono verificarsi anche in ambito familiare, soprattutto se i coniugi sono in fase di separazione o divorzio. Lo scopo di un simile comportamento è quello di escludere il partner da ogni decisione, anche riguardo ai figli. Il danno di queste vessazioni è enorme, in quanto il mobbizzato comincia a soffrire di attacchi di panico, tachicardia, stress, fino a sviluppare pensieri suicidi. Se anche tu vivi una situazione così drammatica, ti consiglio di prenderti solo cinque minuti di tempo e proseguire nella lettura.

Mobbing coniugale: cos’è?

Partiamo subito da un esempio.

Tizio lavora come meccanico in un’officina. La moglie Caia, però, non è contenta del lavoro del marito perché vorrebbe una vita più agiata. Per questo motivo, ogni giorno cerca di denigrare Tizio in presenza dei figli e degli amici, sostenendo che è un buono a nulla e che l’unica ragione per cui lavora in officina è che nessuno si sognerebbe mai di prendere un dipendente idiota e incompetente come lui.

Come puoi notare, l’esempio riporta un caso di mobbing coniugale consistente nel reiterato atteggiamento prevaricatorio e vessatorio – offese, minacce, violenza verbale, ecc. – messo in atto da un coniuge nei confronti dell’altro allo scopo di umiliarlo, farlo sentire una nullità e distruggerlo psicologicamente.

In ambito familiare, possiamo distinguere il:

  • mobbing coniugale: quando la condotta vessatoria è perpetrata solo nei confronti del coniuge per sminuire il suo ruolo all’interno della famiglia;
  • mobbing genitoriale: quando le prevaricazioni sono dirette al genitore al fine di estrometterlo dalle decisioni che riguardano i figli. Tale tipologia è molto frequente durante la separazione o il divorzio dei coniugi e comprendono dei veri e propri sabotaggi per evitare, ad esempio, la frequentazione tra padre e figlio.

Mobbing coniugale: quali sono i requisiti?

Non è così facile riconoscere il mobbing coniugale perché spesso si tende ad attribuire un simile comportamento ad una crisi del momento oppure ad uno stato di nervosismo passeggero. Affinché possa sussistere tale fenomeno devono ricorrere i seguenti fattori:

  • comportamenti persecutori ripetuti nel tempo;
  • danno alla salute psicofisica: la vittima, ad esempio, inizia a perdere i capelli oppure a soffrire di attacchi di panico;
  • relazione di causa-effetto tra il danno e l’atteggiamento vessatorio;
  • l’intento persecutorio, ossia è necessaria la volontà di voler mortificare e umiliare continuamente la vittima.

Inoltre, i segnali tipici che rivelano che sei vittima di mobbing coniugale sono:

  • provocazioni ripetute e immotivate;
  • assenza di qualsiasi forma di sostegno morale;
  • denigrazione manifestata in pubblico;
  • offeseinsulti, attacchi verbali e fisici;
  • comportamenti dispotici;
  • umiliazioni continue;
  • atteggiamenti di critica e disistima.

Attenzione però: come già detto, non deve trattarsi di episodi sporadici, ma reiterati nel tempo. Se, ad esempio, il marito insulta la moglie durante un’accesa discussione non può parlarsi di mobbing coniugale. Le cose cambiano, invece, se il marito assume tale atteggiamento costantemente e in presenza di figli, amici e parenti.

Mobbing coniugale: come difendersi

Ed eccoci giunti al nodo centrale della questione e cioè cosa fare quando si è vittima di mobbing coniugale. Ebbene, la giurisprudenza ha più volte inquadrato il problema nell’ambito della violazione dei doveri matrimoniali. Di conseguenza, chi subisce continue vessazioni da parte del coniuge può chiedere la separazione con addebito. In pratica, significa che il matrimonio è finito per colpa del coniuge -mobber, il quale è venuto meno ai suoi doveri.

Inoltre, è possibile chiedere il risarcimento del danno a condizione che la vittima riesca a dimostrare:

  • il danno subito: pensa, ad esempio, al marito che, a causa delle umiliazioni, inizia a soffrire di tachicardia al punto da essere costretto a prendere dei medicinali;
  • le ripetute vessazioni;
  • il nesso di casualità tra il danno e la condotta persecutoria.

Per questa ragione è bene conservare i referti medici e qualsiasi altra documentazione utile. Inoltre, il consiglio è quello di trovare dei testimoni che abbiano assistito agli episodi dispotici e umilianti.

Qualora la condotta vessatoria abbia anche un rilievo penale, ad esempio la vittima ha subito minacce, maltrattamenti, lesioni, ecc., allora è necessario presentare una denunciaquerela (a seconda che il reato configurato sia procedibile d’ufficio o su iniziativa di parte) all’autorità competente (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). In tal caso, inizieranno le indagini finalizzate ad accertare la dinamica dei fatti. Ne consegue che in un eventuale processo penale, la vittima potrà costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno in caso di condanna del coniuge colpevole.

Infine, va detto che in generale le vittime di mobbing tendono a non segnalare la situazione per paura di subire ritorsioni o comunque peggiorare una situazione già precaria. Tuttavia, è importante chiedere aiuto prima che sia troppo tardi anche rivolgendosi ai centri anti-mobbing presenti in diverse città italiane.



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