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Incidente: l’avvocato può prendere il 20% del risarcimento?

30 Agosto 2020 | Autore:
Incidente: l’avvocato può prendere il 20% del risarcimento?

Che cos’è il patto di quota lite, quando è ammesso e quando, invece, non può essere applicato secondo la Cassazione.

Se sei stato finora così fortunato da non rimanere mai coinvolto in un incidente stradale, forse non saprai come funziona il rapporto con un avvocato che deve difendere la vittima di un sinistro in via stragiudiziale per ottenere il risarcimento. Se, invece, questa fortuna non l’hai avuta e qualche volta ti sono venuti addosso e hai dovuto avviare un procedimento con tanto di difensore legale, saprai sicuramente che cos’è il «patto di quota lite». Si tratta di un accordo tra l’avvocato ed il suo cliente che prevede per il legale una percentuale della somma transata con la compagnia di assicurazioni dopo l’incidente. Una pratica piuttosto diffusa sulla quale, però, la Cassazione ha posto dei paletti ben precisi. A tal punto che può venire un dubbio atroce: in caso di incidente stradale, l’avvocato può prendere il 20% del risarcimento?

In realtà, già la legge prevede dei limiti al patto di quota lite, dichiarando illeciti quelli con cui il professionista «percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa». Ora, la Cassazione ritiene la richiesta del 20% del risarcimento da incidente stradale addirittura «vessatoria», tra le altre cose perché comporta uno squilibrio del rapporto contrattuale: il cliente, infatti, non ha la possibilità di «trattare» la parcella del difensore in base al risultato economico ottenuto ma se la trova imposta. Ma, come vedremo, non è questo l’unico motivo.

Incidente: cos’è il patto di quota lite?

L’espressione «patto di quota lite», un po’ ostica per chi non ha dimestichezza con il linguaggio tecnico legale, si riferisce all’accordo forfettario a tempo tra un avvocato ed il suo cliente che ha per oggetto «uno o più affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non solo a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione» [1].

La stessa legge che determina quanto sopra e che regola il patto di quota lite vieta, però, «gli accordi con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa».

Ciò significa che, secondo la legge, è valido solo il patto in virtù del quale venga stabilito un compenso a percentuale sul valore dell’affare o su quanto possa giovarsene il cliente, ma non sul bene oggetto della prestazione o della lite. Come può essere, appunto, il risarcimento ottenuto dopo un incidente stradale.

Ed è qui che scende in campo la Cassazione.

Incidente: quando è vessatoria la richiesta dell’avvocato?

Secondo la Cassazione [2], l’avvocato non può prendere il 20% del risarcimento per un incidente stradale o, per lo meno, non può pretenderlo dal suo cliente, rimasto vittima del sinistro. La Suprema Corte ritiene tale clausola vessatoria per almeno due motivi.

Il primo: il cliente, di fronte ad un simile patto di quota lite, non ha la possibilità di avviare una trattativa ad hoc con il suo legale per determinare il compenso del professionista in base al raggiungimento degli obiettivi economici indicati dall’assistito. E questo, ricordano i giudici, comporta uno squilibrio del rapporto contrattuale a favore dell’avvocato.

Il secondo motivo citato dalla Cassazione allude al fatto che in un accordo contenente tale pretesa non c’è alcuna traccia delle cautele che permettono al cliente di recedere al contratto nel caso in cui, alla fine della prestazione, gli venga presentata una parcella troppo onerosa rispetto alla cifra ricevuta dalla liquidazione stragiudiziale, cioè rispetto al risarcimento avuto.

Incidente: perché l’avvocato non può prendere il 20% del risarcimento?

I due motivi appena esposti, portano la Cassazione a stabilire che l’avvocato non può prendere il 20% del risarcimento da incidente stradale, cioè a dichiarare vessatore la clausola del contratto che preveda il patto di quota lite. Per gli ermellini, l’avvocato non è in grado di dimostrare che l’accordo sia stato raggiunto dopo una trattativa individuale per determinare la parcella in base alle aspettative del cliente.

Inoltre, e poiché l’assistito è rimasto vittima di un incidente di cui non ha avuto alcuna colpa, l’avvocato non è nemmeno in grado di dimostrare che ci sia una specifica difficoltà nel liquidare il sinistro tale da giustificare una richiesta del 20%.

Infine, come accennato prima, il patto di quota lite non garantisce al cliente le dovute tutele per poter recedere dal contratto con il suo avvocato e nominare un altro legale.


note

[1] Art. 13 legge n. 247/2018.

[2] Cass. sent. n. 1943/2020 del 28.08.2020.


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