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Ci si può ammalare di stress?

30 Agosto 2020
Ci si può ammalare di stress?

Siamo in tanti a sostenere di essere stressati. Proviamo a capire se questo mette a rischio le nostre difese.

È il male del ventesimo secolo, ne soffriamo praticamente tutti: lo stress è talmente diffuso da essere paragonabile, per numeri, a un’epidemia. In Italia, sono stressate nove persone su dieci. Negli Stati Uniti, è stressato il 40% della popolazione.

Ne parliamo spesso, anche con gli amici, essendo un malessere che, purtroppo, in così tanti condividono. Quello che, però, ti stai chiedendo è se ci si può ammalare di stress. Riflettendoci un momento, non sai neanche se lo stress stesso è qualificabile come una vera e propria malattia. In questo articolo proveremo a sciogliere questi dubbi.

Cos’è lo stress

Secondo il dizionario Treccani e fonti mediche, lo stress, più che una malattia vera e propria, è considerato «una risposta psicofisica dell’organismo a uno stimolo più o meno violento (chiamato stressor) di qualsiasi natura (microbica, tossica, traumatica, termica, emozionale, ecc.)».

Lo «stressor» può essere, ad esempio, un evento spiacevole, ma anche un’abitudine sbagliata (l’abuso di fumo, per esempio) o un fattore ambientale collegato al posto in cui viviamo (condizioni climatiche estreme come il troppo freddo o troppo caldo, o anche il rumore intenso a causa del traffico o della movida, se abitiamo in una grande città).

Si distinguono tre fasi relative alla comparsa dello stress:

  • quella di esordio, in cui si inizia ad avvertire lo stato di tensione che l’agente esterno, qualunque esso sia, produce nel nostro organismo;
  • quella di resistenza, durante la quale la reazione allo stressor è in corso e si cerca di convivere con l’affaticamento che lo stress produce;
  • quella di esaurimento, che coincide con la comparsa di manifestazioni e disturbi correlati.

Stress acuto e stress cronico

Due le tipologie di stress che gli esperti rilevano: stress acuto e stress cronico.

Il primo consiste in una reazione dell’organismo collegata a un singolo evento. Potremmo dire che lo stress acuto è a breve termine, nel senso che si tratta di una risposta del nostro corpo a uno specifico segnale: risposta non duratura ma destinata a esaurirsi in poco tempo. Pensiamo, ad esempio, a un qualunque evento banale del quotidiano che possa imbarazzarci o metterci in difficoltà: la sudorazione che aumenta o il battito cardiaco accelerato sono i risultati della risposta allo stressor.

Nulla di preoccupante: il nostro stato d’animo e con esso le reazioni collegate si normalizzano in pochi istanti. È, però, interessante notare l’importanza di queste reazioni che, apparentemente, sono le più trascurabili: si tratta comunque di un modo in cui il nostro organismo si «sfoga» e si adatta a una determinata situazione. Uno dei segnali che siamo vivi, insomma.

La seconda forma di stress, invece, è più a lungo termine ed è anche più pericolosa. Se, infatti, il nostro organismo può tranquillamente tollerare risposte di piccola entità, che non impegnino troppe energie, come quelle menzionate poco fa, non si può dire lo stesso per gli stati di tensione più prolungati che possono avere conseguenze anche gravi.

Parliamo, in questo caso, di reazioni più lunghe e penetranti. Per dirla con le parole di Nicola Montano, professore di Medicina interna all’Università Statale di Milano, intervistato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, è possibile che uno stressor inneschi «una serie di eventi che portano l’organismo a uno stato di infiammazione all’origine di molte malattie croniche, che colpiscono più distretti del corpo».

Questo perché, come spiega Montano, «un evento stressante attiva alcune aree del nostro cervello tra cui l’ipotalamo, che attraverso una serie di meccanismi ormonali stimola le ghiandole surrenali a rilasciare i cosiddetti ormoni dello stress: cortisolo e catecolamine (adrenalina e noradrenalina). In “fase acuta” questi ormoni danno “benzina” al nostro organismo e ci permettono di reagire, ma un prolungato stato di attività ci indebolisce perché le catecolamine inducono il rilascio di sostanze infiammatorie (citochine) e rendono il sistema immunitario meno efficace nel combattere le infezioni». Da qui, le possibili infiammazioni.

Il legame tra stress e malattie

Ne consegue che, mentre lo stress acuto dura un istante e non è in grado di provocare malattie, lo stress cronico, più prolungato, può farlo. Rendendo il sistema immunitario meno «attrezzato» per combattere le infezioni, lo debilita e ci espone a rischi maggiori. Cosa che ha molte più probabilità di accadere se soffriamo già di una qualche patologia.

Pensate, per esempio, all’ex premier giapponese Shinzo Abe; si è dimesso il 28 agosto per motivi di salute. Soffre da tempo di colite ulcerosa, una malattia cronica dell’intestino che consiste in un’infiammazione della parete intestinale, tant’è che si era già dimesso nel 2007 per lo stesso problema.

Lo stress, nel suo caso, ha fatto come da detonatore dell’infiammazione: la colite ulcerosa, del resto, in quanto malattia cronica, prevede un’alternanza di periodi con forti disturbi e periodi in cui è praticamente silente. Nel linguaggio tecnico si parla di riacutizzazioni e remissioni. Lo stress, in una situazione del genere, è come la scintilla che fa divampare un incendio. In caso di malattie croniche, ha la capacità di «riaccenderle».

Può essere anche il fattore o tra i fattori all’origine di malattie come fibromialgia e depressione, o causare una serie di disturbi tra cui bipolarismo, disturbi d’ansia, disturbi della sfera sessuale e dell’alimentazione. Imputabili allo stress anche disturbi cosiddetti psicosomatici, come l’asma bronchiale, l’ipertensione arteriosa, la colite, l’eczema cutaneo, l’alopecia psicogena, l’ulcera gastro-duodenale.

Lo stress lavoro correlato

Ma il legame più immediato tra lo stress e il debilitarsi e, infine, l’ammalarsi dell’organismo è ancor più evidente – fin dalla definizione – in quello che viene chiamato stress da lavoro o stress lavoro correlato. In tal caso, la reazione dell’organismo è provocata da eventi avversi che si verificano nell’ambiente professionale. C’è un mix di motivazioni: dai colleghi ostili o che ci fanno mobbing a una mansione sgradita o anche, semplicemente, un sovraccarico di compiti che non riusciamo a smaltire.

È considerato alla stregua di un infortunio sul lavoro, contemplato come uno dei rischi che il lavoratore può correre portando avanti la sua attività. Abbiamo spiegato in una serie di articoli in cosa consiste e come tutelarsi. Ve ne linkiamo alcuni tra i più esaustivi:



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