Detrazione affitto per i fuori sede: i chiarimenti del Fisco

29 Agosto 2020 | Autore:
Detrazione affitto per i fuori sede: i chiarimenti del Fisco

L’Agenzia delle Entrate: il canone è detraibile solo se il dipendente ha la residenza fiscale in Italia, anche se poi si è trasferito all’estero per lavoro.

I dipendenti fuori sede, che lavorano in un Comune diverso da quello di residenza, possono detrarre le spese del canone di affitto fino a quando mantengono la residenza fiscale in Italia, anche se successivamente si sono trasferiti all’estero per motivi di lavoro. Lo ha appena precisato l’Agenzia delle Entrate.

La normativa prevede la tassazione dei redditi prodotti ovunque per chi ha la residenza nel territorio nazionale. Mentre per chi non è residente l’Irpef viene applicata solo sui redditi prodotti in Italia. Nel caso specifico del dipendente fuori sede, la detrazione sul canone d’affitto spetta quando:

  • il lavoratore ha trasferito la propria residenza nel Comune in cui lavora o in un Comune limitrofo;
  • il nuovo Comune in cui il dipendente vive in un immobile in affitto adibito ad abitazione principale si trova ad almeno 100 km da quello precedente e, comunque, al di fuori della regione di origine;
  • il dipendente abbia trasferito la residenza nel nuovo Comune da non più di 3 anni rispetto alla richiesta della detrazione fiscale.

La condizione che il Fisco pone ai lavoratori fuori sede per poter beneficiare della detrazione sul canone d’affitto è che il dipendente abbia o abbia avuto la residenza fiscale in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta, anche se ad un certo punto ha trasferito la residenza civile all’estero. In base alle condizioni sopra citate, però, nelle due annualità successive la detrazione non sarà applicabile se il lavoratore non sarà fiscalmente residente nel territorio nazionale.


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