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Referendum: come cambierebbero gli equilibri in Parlamento

29 Agosto 2020 | Autore:
Referendum: come cambierebbero gli equilibri in Parlamento

In base al taglio dei parlamentari e ai numeri suggeriti dagli attuali sondaggi, ci guadagnerebbe solo un leader politico: ecco chi è.

I sondaggi dicono che il 20 e 21 settembre gli italiani diranno sì al referendum che taglia i parlamentari da 945 a 660, ovvero che lascia la Camera con 230 deputati in meno (da 630 a 400) e il Senato con 200 seggi anziché gli attuali 315. Il che suggerisce una domanda: come cambierebbero gli equilibri in Parlamento incrociando questi numeri con quelli che emergono dalle intenzioni di voto espresse oggi?

Qualche ipotesi la si può fare, tenendo conto che tutto dipende da come sarà (se ci sarà) la futura legge elettorale che in molti invocano ma che resta sempre nel cassetto.

Secondo l’analisi proposta questa mattina in edicola dal quotidiano Italia Oggi, se tra una ventina di giorni vincerà il sì al referendum l’unica che potrà stappare la bottiglia e brindare con parenti e amici sarà Giorgia Meloni. In base alle percentuali assegnate oggi dai sondaggi, Fratelli d’Italia potrebbe addirittura raddoppiare la propria presenza in Parlamento dopo il taglio dei seggi. Tutti gli altri vedrebbero un calo, più o meno consistente, della loro presenza nelle Camere.

Se, come si vocifera, la nuova legge elettorale si baserà su un modello proporzionale, bisognerà innanzitutto vedere dove verrà collocata la soglia di sbarramento. Va da sé che ai partiti come Lega, Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia (forse) e alla stessa Meloni andrebbe bene mettere l’asticella il più in alto possibile per godere di un premio di maggioranza a spese, ad esempio, di Matteo Renzi e di Leu, i cui consensi difficilmente riuscirebbero a portarli in Parlamento.

Se, invece, la soglia si mantiene bassa, consentendo l’ingresso di un numero maggiore di schieramenti, per le principali forze che oggi sostengono il Governo ci sarebbe un bagno di sangue: secondo le stime del quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi, il Movimento 5 Stelle riuscirebbe a mantenere un terzo degli attuali parlamentari, mentre il Partito Democratico perderebbe tra il 15% ed il 20% dei suoi deputati e senatori. Potenzialmente dimezzata, invece, la rappresentanza di Forza Italia. Solo Giorgia Meloni manterrebbe lo stesso numero di parlamentari, riducendo in questo modo il gap con gli avversari.

Sì, ma la Lega? Secondo i numeri che circolano nei sondaggi, dei 190 tra deputati e senatori su cui può contare oggi potrebbe perdere tra i 25 e i 50. Sempre che Matteo Salvini mantenga i suoi consensi agli attuali livelli dopo i processi che lo attendono per la questione delle navi dei migranti.

Il paradosso, dunque, è che, ad eccezione di Fratelli d’Italia, le forze che sostengono il sì al referendum e, soprattutto, chi lo ha promosso e difeso con le unghie e con i denti (vedi M5S) sono quelli che hanno tutto da perdere. Forse è per questo che all’interno di qualche partito (vedi Pd) il dissenso cresce giorno dopo giorno. Tra i Democratici, ad esempio, colpisce la diversità di opinioni dei pesi massimi della «vecchia guardia», con Romano Prodi e Rosy Bindi schierati per il «no» ed Enrico Letta e Pier Luigi Bersani che appoggiano il referendum.

Se la prospettiva è questa, è probabile che si cerchi di consumare l’attuale legislatura fino all’ultimo giorno: la maggioranza non sarebbe così ingenua di interromperla anticipatamente per favorire la Meloni ed i suoi alleati con in ballo l’elezione del presidente della Repubblica. Ma in politica, si sa, è possibile tutto e il contrario di tutto.



3 Commenti

  1. Ma secondo voi la soluzione è davvero ridurre il numero dei membri in Parlamento per risolvere tutti i problemi? Secondo me, dovrebbe ridurre gli stipendi di questi politici e mantenere il numero di parlamentari per assicurare una maggiore rappresentanza della popolazione e degli interessi della nazione

  2. Io sono molto indeciso sulle votazioni. Sono contrario al fatto che questi politici guadagnano un botto di soldi e poi combinino un sacco di guai, soldi che noi comuni mortali non vedremo mai nell’arco di tutta la nostra vita. Ma vi sembra giusto? Magari in rapporto alla quantità di lavoro loro guadagnano miliardi e non tutti sempre si presentano. Quindi, la bella vita che si fanno sulle nostre spalle mi manda in bestia. Al tempo stesso, un numero inferiore di parlamentari non sono certo che sia la soluzione più giusta

  3. Cambiare la Costituzione? Ma il nostro testo costituzionale è perfetto, andrebbe solo applicato pedissequamente. IL problema è che ognuno pensa alle proprie tasche e per questi politici qual è la cosa giusta? Modificare il testo costituzionale e mantenersi alto lo stipendio. Ma andassero a raccontarla a qualcun altro e a fare il lavaggio del cervello alla gente, che non siamo mica caproni come credono che siamo e siamo capaci di arrivare alla conclusione che vogliono stare belli seduti sulla poltrona e riempirsi le tasche alla faccia della democrazia

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