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Come trasferire i soldi da un conto a un altro in tranquillità?

30 Agosto 2020
Come trasferire i soldi da un conto a un altro in tranquillità?

Come fare un bonifico e spostare denaro sul conto corrente bancario o postale intestato a un’altra persona senza allertare l’Agenzia delle Entrate. 

Non solo i versamenti in contanti, ma anche gli spostamenti di denaro da un conto a un altro costituiscono un’operazione soggetta al controllo dell’Agenzia delle Entrate. Sicché, bisognerebbe fare molta attenzione ogni volta che si fa un bonifico bancario o postale in favore di qualcuno, fosse anche un parente o un amico. Le regole di prudenza non dovrebbero mancare neanche nel caso di giroconto quando si è in presenza di un rapporto bancario cointestato a un familiare che funga da prestanome. Ed allora come trasferire i soldi da un conto a un altro in tranquillità? Qui di seguito forniremo alcuni consigli pratici tenendo conto degli orientamenti sposati, sino ad oggi, dalla giurisprudenza tributaria. Ma procediamo con ordine.

Controlli sui conti correnti

Abbiamo più volte spiegato, nelle pagine di questo stesso giornale, come funzionano i controlli sui conti correnti dei privati, degli imprenditori e dei professionisti. Volendo sintetizzare le regole, possiamo rappresentarle in tre punti:

  • i versamenti di contanti sono sempre oggetto di controllo. Ciò vale per tutte le categorie di contribuenti: dipendenti, disoccupati, pensionati, titolari di reddito di impresa e così via. Chi deposita denaro liquido sul proprio conto corrente può essere obbligato, dall’ufficio delle imposte, a fornire indicazioni sulla provenienza di tale disponibilità, dovendo perciò conservare una prova della fonte del denaro stesso. Prova che dovrà per forza essere documentale, ossia scritta. Se, ad esempio, dall’estratto conto risulta un versamento di 1.000 euro in contanti, il titolare del rapporto è tenuto a dimostrare che il denaro, se non denunciato nel proprio 730, proviene da una fonte già tassata (ad esempio, una vincita al gioco) o esente (ad esempio, una donazione). Questa regola vale a prescindere dall’entità dell’importo, potendo in teoria essere applicabile anche per somme esigue. Il controllo del fisco può intervenire però entro limiti di tempo prefissati dalla legge: cinque anni a partire da quello successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Se invece la dichiarazione dei redditi non è stata presentata affatto, il termine è di sette anni;
  • i bonifici da un conto corrente a un altro seguono la stessa regola appena indicata: sono pertanto soggetti a potenziale verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate. La causale non è sufficiente a giustificare lo spostamento del denaro, trattandosi solo di una dichiarazione fatta dal contribuente, tutta però da dimostrare; essa dunque serve più che altro a tenere memoria delle ragioni che hanno determinato il bonifico nel caso in cui dovesse essere necessario, dopo diverso tempo, recuperare le informazioni sullo stesso e tenere ordine nei rapporti commerciali tra le parti;
  • i giroconti sono, in generale, liberi trattandosi di spostamento di denaro da due conti intestati alla stessa persona. Si pensi, ad esempio, a un contribuente che abbia un conto per l’attività professionale e uno per le spese personali. Tuttavia, quando uno dei due rapporti è cointestato a un familiare (ad esempio, il coniuge) che funga da prestanome per l’accredito di redditi in nero dell’altro, l’Agenzia delle Entrate può – in presenza di indici presuntivi dell’intestazione fittizia del conto stesso – imputare i proventi ivi depositati al contribuente oggetto di accertamento. Si pensi, ad esempio, al marito che, disponendo di una certa quantità di denaro in nero, apra un conto corrente cointestato con la moglie disoccupata e ivi depositi il denaro per poi bonificarlo sul proprio conto;
  • i prelievi di contanti sono oggetto di verifiche solo quando si tratta di imprenditori. Si tratta di una categoria particolare di contribuenti cui la giurisprudenza aveva inizialmente assimilato anche i professionisti; più di recente, a questi ultimi sono state invece ritenute applicabili le regole per i privati, non essendo tenuti a una contabilità distinta. In particolare, i titolari di reddito di impresa sono tenuti a giustificare i prelievi superiori a 5.000 euro mensili o 1.000 euro giornalieri.

Come spostare i soldi da un conto corrente a un altro

Una volta compresi i meccanismi che regolano i controlli sui conti correnti bancari e postali è possibile comprendere, con maggiore facilità, le cautele da adottare quando si trasferiscono soldi da un conto corrente a un altro. Lo scopo è chiaramente quello di non allertare il fisco ed evitare che, a distanza di anni, possa aprirsi un accertamento. 

La causale

La prima cosa a cui prestare attenzione – anche se non è l’unica – è la causale da accompagnare al bonifico. Come abbiamo anticipato sopra, la causale funge più da “promemoria” per le parti che da dichiarazione valevole ai fini fiscali. Pertanto la stessa, in un eventuale contenzioso con il fisco, non costituisce una prova sufficiente a favore del contribuente. Può, invece, rappresentare un elemento a suo sfavore, trattandosi di un’autodichiarazione con valore di confessione. Si pensi a chi riporta, come causale, la dicitura «restituzione prestito fruttifero»: questi non potrà poi sostenere di non aver ricevuto interessi e, quindi, un reddito tassabile. 

La documentazione

È sempre bene conservare una prova scritta che possa giustificare le ragioni del trasferimento del denaro da un conto a un altro. Si pensi a un contratto o una dichiarazione con cui si attesta una donazione, così come le ricevute di una vincita alle scommesse.

Il documento deve essere munito di data certa, non essendo sufficiente la semplice scrittura privata. Sarà quindi bene autenticare la scrittura presso il notaio oppure registrarla all’Agenzia delle Entrate. In alternativa, è possibile fornire la prova della data delle dichiarazioni delle parti se scambiate tramite la posta elettronica certificata o con raccomandata a.r.

A che serve la prova scritta? A dimostrare che il trasferimento del denaro non nasconde un’operazione tassabile. Così si potrà mettere per iscritto un contratto di vendita di un oggetto usato (operazione infatti pienamente lecita e non soggetta a imposizione fiscale), un prestito infruttifero (che non produce cioè interessi, come tali tassabili), una donazione (se di modico importo o effettuata tra coniugi, ascendenti o discendenti non sconta imposte: leggi “Imposta sulle donazioni: quando non si paga“).

La restituzione di un prestito

Un approfondimento merita la restituzione di somme date in prestito. In tal caso, l’operazione non è imponibile a meno che non vengano concordati interessi: essi costituiscono infatti un reddito per il mutuante, sicché quest’ultimo è tenuto a dichiararli nel 730 per poi pagarvi le imposte. Pertanto è sempre bene specificare, in una scrittura privata con data certa, che il prestito è infruttifero, ossia non produttivo di interessi. 

Il giroconto 

I giroconti tra familiari non devono nascondere operazioni elusive, rivolte cioè a riappropriarsi di denaro fittiziamente versato sul conto corrente cointestato con un altro soggetto. In questi casi, l’Agenzia delle Entrate può ritenere che il denaro sia, in realtà, di pertinenza di chi riceve il bonifico e procedere all’applicazione delle sanzioni. La volontà di intestare del denaro a figli e parenti potrebbe difatti servire per nascondere contanti di cui si è in possesso e che non si intendono dichiarare. 

Chi rischia in caso di controllo?

In generale, in caso di bonifico su un conto corrente è chi riceve il denaro a rischiare di più. È a quest’ultimo, infatti, che l’Agenzia delle Entrate può chiedere chiarimenti in merito alle ragioni dell’accredito. Detto in parole povere, per l’Agenzia delle Entrate vale l’equazione: versamenti = ricavi (o compensi) tassabili. Salvo prova contraria.



2 Commenti

  1. In poche parole per l’agenzia siamo tutti evasori e delinquenti, in più non siamo padroni del nostro denaro, faticosamente guadagnato.

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