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Donazioni immobili di valore diverso: diritti del figlio svantaggiato

5 Settembre 2020
Donazioni immobili di valore diverso: diritti del figlio svantaggiato

Due genitori, con denaro proprio, acquistano due immobili intestandoli, rispettivamente, al primo e al secondo figlio. In particolare, si tratta di due appartamenti di valore, notevolmente, diverso. Vista la disparità, quali diritti può vantare il figlio svantaggiato sull’immobile di maggior pregio economico dell’altro?

Gentile cliente, nel suo quesito ha descritto il compimento di due distinte donazioni indirette [1] di immobile. Sono tali, infatti, quelle compiute dal donante mediante il versamento del denaro/corrispettivo per la compravendita quale unico scopo per l’acquisto del bene a favore del donatario [2].

Nello specifico si tratta di due case, di diverso valore e caratteristiche, sulle quali i due titolari, sebbene fratelli e nonostante la modalità dell’acquisto, esercitano, autonomamente i propri diritti e le proprie facoltà di proprietario, senza che l’altro possa pretendere alcunché. Pertanto, allo stato attuale, nonostante la verificatasi disparità, il figlio “svantaggiato” non ha alcun diritto in merito al valore dell’immobile donato al fratello.

La descritta situazione cambierà, radicalmente, nel momento in cui si aprirà la successione ereditaria dei loro genitori. Infatti, in tale circostanza, seguendo quanto è stabilito dalla legge, i due coeredi dovranno imputare alla massa ereditaria le donazioni, anche indirette, ricevute in vita dai donanti (cosiddetta “collazione”) [3]. In particolare, si tratterebbe di un’imputazione che potrebbe essere evitata soltanto ove mai fosse stata dispensata, esplicitamente, dal donante (ma tale circostanza non sembra emergere dalla descrizione dei fatti in quesito).

Il patrimonio ereditario, costituito dalle donazioni conferite e dagli ulteriori beni lasciati dai defunti (ad esempio, il saldo di un conto corrente) sarà, quindi, diviso secondo le quote previste dalla legge (in parti uguali, salvo eccezioni).

In particolare, a proposito della collazione, che mira ad assicurare la “par condicio” degli eredi, sappia che l’imputazione descritta andrà effettuata, in natura o per imputazione in denaro [4], con riferimento al valore dei beni stessi alla apertura della successione [5]. Quindi, dopo aver compiuto queste operazioni preliminari, il valore dei cespiti, compresi nella massa da dividere, andrà calcolato, al fine dell’assegnazione delle singole quote, con riguardo al momento della divisione.

Pertanto e in conclusione, solo dopo il decesso dei genitori, secondo le modalità appena descritte, il figlio sfavorito potrà far valere e compensare a suo favore la differenza di valore dei due beni immobili donati.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Art. 809 cod. civ.

[2] Cass. civ. sent. n. 18541/2014

[3] Art. 737 cod. civ.

[4] Art. 746 cod. civ.

[5] Cass. civ. sent. n. 2299/2017


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