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Donazione grossa somma di denaro: condiziona l’assegno sociale?

5 Settembre 2020
Donazione grossa somma di denaro: condiziona l’assegno sociale?

Un anziano signore, già percettore della pensione sociale, sta per ricevere una donazione in denaro di circa 110.000 euro. Questa operazione avrà conseguenze sul suo diritto all’assegno sociale?

Gentile cliente, la donazione è una liberalità/regalo che il donatario riceve, occasionalmente e senza alcuna prestazione corrispondente, dal donante. Per tali presupposti non può certo essere considerata un reddito, ad esempio un corrispettivo derivante dalla propria attività lavorativa o una rendita dal proprio immobile, e tanto meno assimilata ad altri tipi di entrate come, per ipotesi, le borse di studio o le pensioni erogate a favore degli invalidi civili.

Per questa ragione, le donazioni non costituiscono una voce di reddito imponibile ai fini Irpef e non vanno inserite nell’apposita dichiarazione annuale.

Le caratteristiche appena descritte sono molto importanti visto che, a proposito della pensione sociale, meglio detta assegno sociale:

  • essa è concessa ai cittadini, anche stranieri, che abbiano compiuto 67 anni e che si trovino in determinate condizioni reddituali (ad esempio, reddito annuale inferiore a € 5.977,79 per i soggetti non coniugati) [1];
  • l’Inps ha chiarito [2] che essa è erogata sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti.

Pertanto, sebbene la donazione paventata sia di notevole entità, poiché non modifica le condizioni reddituali del cittadino, ma semmai il suo tenore di vita, la detta circostanza non dovrebbe influire sull’erogazione dell’assegno sociale.

Di parere contrario, invece, sembra essere l’interpretazione della legge in materia espressa dalla Suprema Corte di Cassazione [3]. Secondo gli Ermellini, infatti, avallando quanto affermato dalla Corte di Appello di Torino nella sentenza oggetto del ricorso, allo scopo di determinare i presupposti per accedere alla prestazione previdenziale in esame, è corretto considerare il tenore di vita del cittadino. In quest’ottica, quindi, è legittimo valutare tutta una serie di indicatori (ad esempio, un deposito bancario consistente e la conseguente percezione di interessi, investimenti in titoli mobiliari, ecc) che portano ad un reddito superiore rispetto a quello dichiarato.

Pertanto, alla luce di quanto espresso dalla giurisprudenza sull’argomento, considerando, altresì, la notevole entità della donazione ipotizzata, il conseguente deposito su un conto corrente intestato al donatario e il derivante miglioramento del tenore di vita, si può concludere che l’operazione prospettata potrebbe condizionare, negativamente, il diritto all’assegno/pensione sociale dell’anziano signore.

Articolo tratta dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Art. 3, co. 5 e 6 L. n. 335/1996

[2] Msg Inps n. 4424/2017

[3] Cass. civ. sent. n. 13577/2013


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