Diritto e Fisco | Articoli

Un dipendente può essere socio?

28 Ottobre 2020
Un dipendente può essere socio?

Molti proprietari di una società svolgono anche attività di lavoro a favore della stessa.

Sei socio di una società? Svolgi anche un’attività di lavoro a favore di questa società? Vuoi sapere come deve essere inquadrato il tuo rapporto? Capita spesso, soprattutto nelle nuove imprese e nelle startup, che i soci della società siano una sorta di tuttofare.

L’impresa è, infatti, alle prime armi e non ha ancora un’organizzazione strutturata. Per questo i soci si occupano, molto spesso, sia delle incombenze legate alla gestione sociale che alle attività ordinarie della società stessa.

È frequente, in questi casi, porsi la seguente domanda: un dipendente può essere socio? La risposta è affermativa a patto che possano essere individuati due distinti rapporti che legano il lavoratore alla società: un rapporto di tipo societario e un rapporto di tipo lavorativo.

Come inquadrare il socio della società?

Siamo abituati a pensare che il socio di una società sia una persona con grandi disponibilità economiche che si limita a presenziare alle assemblee dei soci organizzate dalla società e a tutti i momenti in cui i soci sono chiamati ad esprimere la loro volontà nella gestione sociale.

La realtà, tuttavia, è ben diversa. Infatti, nel nostro tessuto economico, la gran parte delle imprese sono piccole e piccolissime. In questo caso, dunque, il socio non può limitarsi a partecipare alle assemblee della società ma deve svolgere una molteplicità di attività a favore dell’impresa ed occuparsi anche della sua gestione corrente. In questi casi, ci si chiede come debba essere correttamente inquadrato il rapporto giuridico che lega il socio alla società posto che quest’ultimo non si limita a svolgere solo le funzioni previste dal Codice civile per i soci ma svolge anche delle attività di lavoro a favore dell’impresa.

Chi è il socio di una società?

Innanzitutto, chiariamo cosa vuol dire essere socio di una società. Nel nostro ordinamento, i soci della società sono coloro che decidono di costituire una società e che detengono la proprietà del capitale sociale.

In Italia, può costituire ed essere socio di società qualunque persona fisica che abbia le seguenti caratteristiche:

  • è cittadino italiano o comunitario; oppure
  • è cittadino extracomunitario in possesso di regolare permesso di soggiorno ed è stata accertata la presenza della condizione di reciprocità. Tale condizione deriva dal fatto che, in Italia, lo straniero può godere dei diritti civili previsti per il cittadino solo e nella misura in cui anche ai cittadini italiani è consentito, nello Stato estero, di compiere gli stessi atti. La condizione di reciprocità riguarda solo i diritti patrimoniali (come, ad esempio, le compravendite immobiliari, la costituzione di società, ecc.).

In Italia, possono diventare soci di società anche i minori, gli inabilitati e gli interdetti se sono in possesso di una serie di autorizzazioni specifiche.

Cosa fa il socio di una società?

In base al Codice Civile, il socio di una società è il proprietario, in proporzione alla propria quota di capitale sociale, della società stessa. Al socio non sono richieste attività di lavoro a favore della società stessa ma, unicamente, di prendere parte ai momenti in cui viene richiesta ai soci l’espressione della volontà sociale, ossia, la partecipazione alle assemblee dei soci della società.

Occorre, tuttavia, considerare che si deve distinguere tra soci gestori e soci non gestori.

I soci non gestori non hanno la responsabilità di gestire l’impresa. I soci gestori, al contrario, sono designati dall’assemblea dei soci per amministrare la società ed entrano a far parte dell’organo amministrativo che esercita l’attività di governo ed amministrazione della società stessa. Questo organo può essere collegiale, quando è composto da più componenti (consiglio di amministrazione) oppure monocratico, quando è composto da un solo membro (amministratore unico).

Un dipendente può essere socio?

In molti casi, esiste una molteplicità di rapporti giuridici che lega il socio alla società. Innanzitutto, c’è il rapporto sociale, che nasce nel momento in cui il socio entra nella compagine sociale della società. Quando, tuttavia, oltre ad essere socio, quest’ultimo svolge anche attività lavorativa a favore della società si configura anche un ulteriore rapporto giuridico che può essere inquadrato solo sulla base delle modalità concrete di svolgimento della prestazione di lavoro.

Ne deriva che l’ulteriore rapporto giuridico che lega il socio alla società può essere inquadrato sia sotto la forma del rapporto di lavoro subordinato sia sotto la tipologia del lavoro autonomo a seconda delle concrete modalità in cui il lavoro viene svolto.

In base al Codice Civile [1] il lavoratore dipendente è colui che si mette a disposizione dell’imprenditore e si impegna a svolgere la prestazione di lavoro prevista dal contratto eseguendo gli ordini e le direttive impartite dal datore di lavoro stesso. Il tratto caratterizzante del lavoro subordinato è, dunque, la presenza di un vincolo di subordinazione e l’assenza di autonomia del prestatore di lavoro nell’esecuzione della prestazione di lavoro.

Il rapporto di lavoro è subordinato quando il lavoratore è stabilmente inserito nell’organizzazione aziendale ed è soggetto al vincolo di subordinazione.

I tratti distintivi del lavoro subordinato sono, tra gli altri:

  • lo stabile inserimento nell’organizzazione aziendale;
  • l’inserimento del lavoratore nella linea di riporto gerarchico;
  • un orario di lavoro fisso;
  • una sede di lavoro fissa;
  • l’utilizzo, da parte del lavoratore, degli strumenti di lavoro del datore di lavoro;
  • la necessità di ottenere l’autorizzazione per effettuare assenze dal lavoro;
  • la presenza del potere disciplinare in capo al datore di lavoro;
  • il pagamento di un corrispettivo fisso mensile al lavoratore.

È possibile, dunque, configurare un rapporto di lavoro subordinato tra il socio e la società quando il socio, oltre al rapporto societario, svolge anche un’attività di lavoro a favore della società con un vincolo di subordinazione ed è quindi assoggettato al potere direttivo, di controllo e disciplinare del datore di lavoro.

Un socio può essere lavoratore autonomo della società?

In altri casi, invece, l’attività di lavoro prestata dal socio a favore della società assume maggiormente i connotati della consulenza o della prestazione di lavoro autonomo [2]. Ciò accade, in particolare, quando il socio è anche consulente della società e svolge delle attività di lavoro a favore di quest’ultima senza, tuttavia, essere stabilmente inserito nell’organizzazione aziendale e senza essere assoggettato ad alcun vincolo di subordinazione nei confronti della società stessa. In questo caso, il socio, oltre al rapporto sociale, è anche consulente della società e riceverà il pagamento delle prestazioni professionali svolte previo rilascio della fattura o di altro idoneo documento fiscale, sulla base del regime fiscale e contributivo del lavoratore autonomo.

Quando un socio non può essere dipendente?

Come abbiamo visto è, dunque, astrattamente possibile che il socio sia anche dipendente della medesima società. Ci sono, però, dei casi in cui è assolutamente impossibile inquadrare il socio come dipendente. Ciò accade, in particolare, quando il socio è in definitiva l’unico amministratore della società. A tale conclusione è possibile giungere analizzando il ragionamento svolto dalla giurisprudenza di legittimità in materia.

La Cassazione [3] ha infatti chiarito che la qualità di socio ed amministratore di una società di capitali composta da due soli soci, entrambi amministratori, è compatibile con la qualifica di lavoratore subordinato, anche di livello dirigenziale, laddove il vincolo della subordinazione risulti da un concreto assoggettamento del socio dirigente alle direttive ed al controllo dell’organo collegiale amministrativo formato dai medesimi due soci.

L’amministratore di una società può, dunque, essere anche dipendente della stessa solo se non è amministratore unico ma membro di un consiglio, ancorché investito della funzione di consigliere delegato, in modo che la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro siano ricollegabili ad una volontà della società distinta da quella del singolo amministratore.

Da quanto affermato dalla Cassazione deriva che, quando il socio è anche amministratore unico, non può mai essere assunto come dipendente della società in quanto, in questo caso, deve essere escluso ogni vincolo di subordinazione.

In questo caso, infatti, l’unico amministratore sarebbe anche l’arbitro del proprio rapporto di lavoro con la società. Potrebbe decidere di aumentarsi lo stipendio, attribuirsi diritti specifici, etc. e non sarebbe di fatto soggetto ad alcun rapporto di subordinazione.

Socio che lavora come dipendente: che fare?

In alcuni casi, il socio si ritrova a svolgere, di fatto, prestazione di lavoro subordinato senza essere tuttavia inquadrato come tale. In questo caso il socio può agire in giudizio innanzi al giudice del lavoro e chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze della società.

L’azione con cui il socio chiede di diventare dipendente della società è un’azione costitutiva e produce l’effetto di costituire il rapporto di lavoro subordinato fin dalla data del suo effettivo inizio. In questo tipo di causa, l’onere della prova è interamente a carico del socio che dovrà dimostrare, sia con documenti che con testimonianze, di aver svolto effettivamente attività di lavoro subordinato e, in particolare, di essere stato assoggettato al vincolo di subordinazione nei confronti della società.

Se il giudice dà ragione al socio verrà costituito un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze della società fin dalla data in cui la prestazione di lavoro subordinato ha avuto inizio.

Al socio spetterà la retribuzione e il pagamento dei contributi previdenziali relativi all’attività svolta salvo, ovviamente, dedurre quanto già percepito nel corso del rapporto.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2222 cod. civ.

[3] Cass. 21759/2004.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube