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Sintomi cervicale

29 Ottobre 2020 | Autore:
Sintomi cervicale

Un disturbo muscolo-scheletrico caratterizzato da un dolore al collo di entità e di durata variabili. Le ultime pronunce della Corte di Cassazione che hanno coinvolto alcuni lavoratori con cervicalgia.

Hai avuto un brutto incidente che ti ha causato un fastidioso dolore al collo? O magari lavori seduto tutto il giorno davanti alla tua scrivania in ufficio, conduci una vita sedentaria, mantieni spesso una posizione scorretta che comporta un errato allineamento posturale tra capo, collo e spalle. Può anche darsi che tu sia esposto a periodi prolungati di forte stress e tensione psichica. Tutto ciò ti causa un dolore costante localizzato al livello del rachide cervicale. Si tratta della cosiddetta cervicalgia, più semplicemente definita «cervicale».

Ma quali sono i sintomi della cervicale? Quali sono le cause? Come avviene la diagnosi? Devi sapere che oltre al classico dolore al collo, questo disturbo muscolo-scheletrico può provocare la debolezza del braccio e della mano, la tensione e l’affaticamento muscolare, l’intorpidimento ed il formicolio localizzato.

Per diagnosticare la cervicalgia occorre sottoporsi ad alcuni accertamenti a partire da una valutazione neurologica (per individuare l’eventuale compressione delle radici nervose o del midollo spinale) fino a radiografie (attraverso cui viene valutato lo stato della colonna vertebrale), TAC o risonanza magnetica (con cui si stabilisce la presenza di possibili compressioni del midollo spinale o la presenza di ernie discali).

Come si cura la cervicale? La terapia indicata dallo specialista è strettamente collegata alla causa scatenante della cervicalgia e può prevedere il ricorso alla fisioterapia, la somministrazione di farmaci antidolorifici, l’adozione di un programma di esercitazioni specifiche per il dolore cervicale e, nei casi più gravi, si interviene chirurgicamente.

Per maggiori informazioni sulla cervicalgia, prosegui nella lettura del mio articolo. Dopo averti parlato dei campanelli d’allarme, delle cause, della diagnosi e delle terapia per la cura di questo disturbo, ti spiegherò quali sono state le decisioni della Corte di Cassazione a proposito di alcuni casi che hanno avuto come protagonisti dei lavoratori affetti da cervicale.

Quali sono i sintomi della cervicale?

La cervicalgia comporta un dolore costante al livello del collo che ostacola i normali movimenti del capo. Se hai la cervicale, potresti riscontrare delle difficoltà nel girare la testa verso destra o sinistra oppure nel piegarla verso lo sterno.

Tra gli altri sintomi della cervicalgia è possibile annoverare:

  • la brachialgia;
  • la debolezza del braccio e della mano;
  • l’indolenzimento delle spalle e della schiena;
  • l’intorpidimento e il formicolio localizzato;
  • l’affaticamento a rimanere in piedi per lungo tempo;
  • una sensazione di calore in varie parti del corpo;
  • una sensazione d’instabilità stando in piedi a occhi chiusi;
  • i disturbi del sonno;
  • i disturbi dell’udito, come gli acufeni (i fischi nelle orecchie);
  • i disturbi dell’equilibrio nel cambiamento di posizione (ad esempio, da sdraiato ad eretto).

Quali sono le cause della cervicale?

La cervicalgia può essere provocata da:

  • una postura scorretta (ad esempio, trascorrendo ore ed ore davanti allo schermo di un pc oppure stando per molto tempo alla guida di un veicolo);
  • dalla sedentarietà;
  • dalle ernie cervicali;
  • dai colpi di frusta;
  • dai colpi di freddo;
  • dall’ipercifosi dorsale (una curvatura fisiologica dorsale della colonna vertebrale di lieve entità);
  • dall’iperlordosi lombare (l’accentuazione della curvatura lombare della colonna vertebrale);
  • dagli sport di potenza.

Un’altra causa molto comune è la tensione emotiva protratta per lungo tempo che impone atteggiamenti posturali scorretti, i quali scatenano contratture e irrigidimenti della muscolatura del collo e della spalla.

Cervicale: come avviene la diagnosi?

Per diagnosticare la cervicale, il medico analizzerà la tua storia clinica (al fine di conoscere il tuo stile di vita) ed effettuerà un esame per individuare oppure escludere la presenza di possibili elementi di sospetto. Se necessario, occorrerà effettuare indagini strumentali più approfondite come la TAC, la R.M., l’elettromiografia (muscoli) e i potenziali evocati (midollo).

Cervicale: terapie e trattamenti

Spesso, il primo approccio per la cura della cervicalgia è la terapia farmacologica. Si procede alla somministrazione di farmaci antiinfiammatori e analgesici.

Tuttavia, devi sapere che non tutti i casi di cervicale richiedono il ricorso a terapie farmacologiche. Quando la cervicalgia è legata allo stiramento delle strutture muscolo- legamentose e tendinee del collo, è possibile guarire nell’arco di 1-2 giorni. In queste ipotesi, spiegano gli esperti, sono consigliate le terapie che utilizzano il caldo o il freddo. Mi spiego meglio. Possono essere utili gli impacchi freddi per ridurre l’infiammazione o gli impacchi caldi ed i massaggi per favorire il rilassamento della muscolatura.

Nei casi più gravi di contratture muscolari e di dolore persistente, bisogna ricorrere all’intervento di uno specialista che possa indicarti quali sono i trattamenti più efficaci per il tuo caso. L’esperto potrebbe consigliarti di ricorrere a terapie manuali (manipolazioni) oppure potrebbe indicarti alcuni esercizi specifici da fare, controllando che tu li esegua in maniera corretta.

Raramente, è indicato il ricorso ad un intervento chirurgico, dal momento che le ernie discali del tratto cervicale tendono a guarire spontaneamente nell’arco di quattro o sei settimane.

Cervicale: giurisprudenza

Ora che hai compreso tutto ciò che c’è da sapere sulla cervicalgia, passiamo all’analisi di alcuni casi sottoposti all’esame della Corte di Cassazione. A seguire, ti spiegherò cosa hanno deciso gli Ermellini sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni lavoratori con cervicale.

Lavoratore assente per malattia

Il lavoratore assente per malattia, che legittimamente non effettua la prestazione lavorativa, non per questo deve astenersi da ogni altra attività, come un’attività ludica o di intrattenimento. Tuttavia, questa attività deve essere compatibile con lo stato di malattia del lavoratore e deve essere conforme all’obbligo di correttezza e buona fede che grava su quest’ultimo. Obbligo che consiste nell’adottare ogni cautela idonea affinché possa cessare il suo stato di malattia con il conseguente recupero dell’idoneità al lavoro.

La Suprema Corte [1] ha cassato la sentenza di appello che aveva escluso la legittimità del licenziamento intimato al lavoratore che, pur essendo in malattia per cervicalgia muscolo tensiva con difficoltà di movimento, aveva partecipato per ben due occasioni a delle competizioni ippiche in qualità di driver. C’è da precisare che il provvedimento impugnato non aveva adeguatamente approfondito il profilo del rispetto da parte del lavoratore in malattia dell’obbligo di cautela per favorire la propria guarigione.

Denuncia di malattia professionale: bisogna allegare una relazione dei sintomi?

Non è previsto un obbligo dell’assicurato di qualificare la malattia professionale denunciata [2], ma alla denuncia deve essere allegata una relazione particolareggiata della sintomatologia accusata e di quella rilevata dal medico certificatore.

La Corte di Cassazione spiega che «non è nuova, sia in sede amministrativa che giudiziaria, la domanda di prestazione assicurativa per una malattia professionale che, pur non coincidente con quella denunciata, rientri nel quadro della sintomatologia allegata e sia relativa alla lavorazione dedotta, trattandosi di mera qualificazione del fatto costitutivo allegato, consentita anche al giudice d’appello previo esperimento, se necessario, di nuova consulenza».

Nel caso analizzato dalla Suprema Corte [3], è stato riconosciuto il diritto dell’assicurato all’indennizzo [4] sul presupposto che la patologia del tendine e della spalla destra accertata dal ctu (consulente tecnico d’ufficio) risultava in relazione concausale con la discopatia cervicale denunciata dal lavoratore, tenuto anche conto delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.

Dipendente assente per malattia e licenziamento

Per il lavoratore subordinato assente per malattia non esiste un divieto assoluto di prestare nel frattempo attività lavorativa per un terzo. Tuttavia, tale comportamento può giustificare il licenziamento nel caso in cui implichi l’inosservanza dei fondamentali obblighi del prestatore d’opera (come quelli di correttezza, lealtà e fedeltà) e quando l’attività prestata in favore di un terzo possa comportare un ulteriore pregiudizio per la salute del lavoratore, compromettendone o ritardandone la guarigione ed il conseguente ritorno all’attività produttiva.

In un caso sottoposto al giudizio degli Ermellini [5], è stata confermata la pronuncia del giudice del merito il quale aveva ritenuto giustificato il licenziamento di un lavoratore che, assente dal servizio perché affetto da cervicalgia, svolgeva attività di guida di un automezzo provvedendo anche alle operazioni di scarico e di consegna della merce.

Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali

La Corte di Cassazione [6] ha rigettato l’appello diretto all’accertamento di malattia professionale, in difetto del rapporto causale fra l’attività lavorativa e la malattia denunciata e in difetto di dimostrazione dell’esposizione per causa di lavoro a rischio patogeno.

In particolare, nel caso sottoposto al suo giudizio, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata, affermando che l’artrosi vertebrale cervicale e lombare con discopatie degenerative ed ernarie non era verosimilmente conseguente ad esposizione lavorativa per due ragioni:

  • in caso di esposizione a rischio lavorativo, la malattia si sarebbe dovuta manifestare 10 o 15 anni dopo l’inizio dell’esposizione, e non dopo 31 anni di asserita esposizione – ossia all’età di 53 anni, momento in cui può manifestarsi l’artrosi non lavorativa;
  • l’artrosi di origine lavorativa colpisce il tratto lombare, mentre nel caso concreto era estesa a tutto il rachide.

note

[1] Cass. civ. sez. lav. n.17625 del 05.08.2014.

[2] Art. 53 del D.P.R. n. 1124 del 1965.

[3] Cass. civ. sez. VI n.5004 del 14.03.2016.

[4] Art. 13 del D.Lgs. n. 38 del 2000.

[5] Cass. civ. sez. lav. n.5838 del 03.07.1987.

[6] Corte appello Perugia sez. lav. n.280 del 28.01.2013.


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7 Commenti

  1. Molto interessante. Le sentenze spiegate sono molto chiare. Ora, però, vorrei illustrare il mio caso. Soffro di cervicale e in questi giorni vorrei evitare di recarmi al lavoro. Ora, mi spiegate se chi soffre di cervicale può ottenere dei giorni di malattia per assentarsi dal lavoro e come deve procedere? Grazie in anticipo

    1. Ti ringrazio Walter. Puoi ottenere dei giorni di malattia per assentarti dal lavoro. Dovrai sottoporti alla visita del tuo medico di fiducia. Il periodo di assenza viene determinato dal medico che provvederà a trasmettere telematicamente il certificato all’Inps per favorire l’invio della visita fiscale a domicilio. Il periodo di malattia è retribuito e non può superare il periodo di comporto (il periodo massimo fissato dal contratto collettivo, oltre il quale scatta il licenziamento).

  2. Quello descritto è esattamente il mio identikit. Sto tutto il giorno seduto su una poltrona e pur volendo fare un po’ di esercizio fisico non riesco a ritagliarmi mai un po’ di tempo. Quando non lavoro devo aiutare in casa, poi le spese, poi gioco con mio figlio. Insomma, il tempo per me è praticamente ridotto a quando mi stendo sul divano per guardare la tv. Da qui, ho iniziato a soffrire di cervicale. Ora, mi sono rivolto al medico ed ho risolto il problema.

  3. Posso ottenere delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di tutte le medicine acquistate visto che soffro di cervicale? Vi ringrazio in anticipo, seguo sempre questa sezione e la trovo molto utile

    1. Per l’acquisto delle medicine acquistate è consentita la detrazione fiscale del 19%, salva la franchigia pari a 129,11 euro. Per determinare la detrazione bisognerà sottrarre dalla spesa medica l’importo della franchigia (129,11 euro), e sul risultato calcolare la percentuale del 19%, così potrai scalare dalle tasse da pagare allo Stato l’importo ottenuto nell’anno successivo a quello della spesa.

  4. Io sto tutto il giorno alla mia scrivania, seduto spesso scomodo Conduco una vita sedentaria e, quindi, ora mi prendo tutte le conseguenze della cervicale, Un fastidio insopportabile, ma ora sto recuperando in fretta

  5. Ho risolto i miei problemi di cervicale rivolgendomi ad un bravo fisioterapista che, grazie ad alcune manipolazioni, mi ha rimesso a nuovo.. Mi ha proprio ringiovanita nonostante la mia età avanzata

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