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Come evitare il fermo amministrativo auto usata per lavoro

31 Agosto 2020
Come evitare il fermo amministrativo auto usata per lavoro

Veicolo strumentale all’attività professionale o imprenditoriale: cosa fare per non far iscrivere il fermo in caso di debiti tributari. 

Il cosiddetto “Decreto del Fare” approvato nel 2013 [1] ha stabilito il divieto di iscrivere il fermo amministrativo sulle auto strumentali all’esercizio dell’attività professionale o imprenditoriale. Il che significa che, anche in costanza di debiti per cartelle esattoriali non pagate, l’agente per la riscossione non può imporre le cosiddette ganasce fiscali. Ma come funziona, nella pratica, tale norma e qual è il suo ambito di applicazione? Entro quanto tempo bisogna muoversi per evitare di restare a piedi? In altri termini, come evitare il fermo amministrativo sull’auto usata per lavoro? Cerchiamo di fare chiarezza sul punto.

Chi evita il fermo amministrativo per l’auto del lavoro?

Come noto, una misura esperibile contro chi non paga le cartelle esattoriali è il fermo amministrativo. La cartella deve essere stata notificata da almeno 60 giorni, senza che sia intervenuta l’impugnazione o un provvedimento di sospensione. Inoltre, 30 giorni prima dell’iscrizione del fermo, deve essere recapitato al debitore un preavviso in modo che questi possa pagare o chiedere una dilazione di pagamento.

La norma che esonera dal fermo le auto strumentali al lavoro si riferisce solo a due categorie lavorative: professionisti e imprenditori. Ragion per cui numerosi giudici hanno escluso che la stessa potesse estendersi anche ai lavoratori dipendenti. 

Questa interpretazione restrittiva è avvalorata dal fatto che – come vedremo a breve – la “strumentalità” dell’auto rispetto al lavoro si riferisce non già al mezzo di trasporto per raggiungere la sede lavorativa, ma all’impiego del veicolo per l’esecuzione dell’attività. È il caso dell’agente di commercio che ha bisogno della macchina per recarsi dai clienti o del panettiere che, senza il furgoncino, non saprebbe come consegnare i propri prodotti ai dettaglianti.

Non mancano tuttavia isolati precedenti contrari come quello del 2013 emesso dalla Commissione Tributaria di Milano [2]. Secondo tale pronuncia, scopo della legge è tutelare il sostentamento della famiglia che, senza appunto la possibilità di svolgere il proprio lavoro, verrebbe pregiudicato. «Il fermo auto – e con esso le esigenze di riscossione delle imposte – non può mai porsi in contrasto con il preminente interesse dell’uomo e della sua sopravvivenza». Una interpretazione talmente estesa, tuttavia, amplierebbe così tanto i confini della difesa del contribuente da rendere pressoché inutilizzabile il fermo auto nei confronti di molte categorie di soggetti. 

Entro quanto tempo chiedere la cancellazione del fermo auto?

Come anticipato, prima di iscrivere il fermo auto, l’agente per la riscossione deve inviare una comunicazione con raccomandata a.r. o pec al contribuente. Solo dopo 30 giorni dal suo ricevimento può essere iscritto il fermo.

Pertanto, entro tale termine, il destinatario della misura deve muoversi per dimostrare all’esattore che l’auto è strumentale all’esercizio dell’attività lavorativa. 

Tuttavia, secondo l’interpretazione corrente, tale termine non è perentorio. Sicché, si potrebbe chiedere la cancellazione del fermo anche dopo che lo stesso sia stato già eseguito.

Che significa «auto strumentale al lavoro»?

Abbiamo detto che beneficiari di tale deroga sono solo i professionisti e gli imprenditori.

La legge in questione richiede peraltro che il veicolo sia solo strumentale e non necessariamente “indispensabile” per lo svolgimento dell’attività.

La «strumentalità» deve intendersi rispetto all’esercizio dell’attività e non al trasporto del debitore presso la sede del lavoro. Ragion per cui, alcuni giudici hanno ritenuto che l’avvocato, il quale adduca che l’auto gli serve solo per recarsi allo studio, non avrebbe diritto all’esenzione dal fermo pur essendo un professionista. Di diverso avviso altri giudici con riferimento ai dottori commercialisti [3].

Si richiede comunque che l’auto venga annoverata in contabilità nel registro dei beni ammortizzabili. 

Come evitare il fermo amministrativo auto usata per lavoro

Le condizioni per non subire il fermo sull’auto usata per il lavoro sono le seguenti [3]:

  • il veicolo oggetto della procedura di fermo deve essere di proprietà del debitore; 
  • il debitore deve essere un esercente di una professione o di un’attività imprenditoriale; 
  • l’utilizzo del veicolo deve avere una certa rilevanza nell’attività lavorativa del debitore, fornendo i ricavi caratteristici dell’attività. 

Sarà quindi bene che il veicolo oggetto della procedura di fermo risulti regolarmente intestato al contribuente (prova che viene fornita tramite il libretto di circolazione); che l’esercizio della professione venga provato eventualmente con l’attribuzione della partita Iva; ed infine che il veicolo risulti inserito in contabilità (prova che può essere fornita attraverso il libro dei cespiti ammortizzabili). 

Infine, è necessario che l’utilizzo dell’auto per l’attività lavorativa venga provato attraverso vari impegni lavorativi fuori studio o fuori azienda.  


note

[1] Dl n. 69/2013.

[2] Ctp Milano sent. n. 9202 del 29.10.2015.

[3] CTP Salerno, sent. n. 794/20120.


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1 Commento

  1. Sono un imprenditore e l’auto di mia proprietà quindi intestata a nome mio e non a nome dell’azienda di cui sono amministratore ha subito un fermo amministrativo.Trovo assurdo che solo e soltanto perché non sia inserita in contabilità della società, mi venga considerata non indispensabile per la mia attività e preciso che è anche l’unic auto a mia disposizione.
    Spero che cambi al più presto la legge.

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