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Fine del bicameralismo. Taglio di 265 parlamentari

20 Novembre 2013
Fine del bicameralismo. Taglio di 265 parlamentari

Si va verso la riforma delle due camere con riduzione del numero dei parlamentari; a decidere su tutte le leggi sarà solo la Camera, mentre il Senato sarà solo un organismo rappresentativo delle Regioni. Il testo approda al consiglio dei ministri: il Governo cerca la “svolta”.

È confermato: la bozza c’è e dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri questa settimana per il via libera. Il testo parla chiaro: fine del bicameralismo perfetto, il Senato diventa luogo di rappresentanza delle Regioni mentre la Camera sarà l’unica titolata a dare la fiducia al Governo. Infine, la parte più attesa, la riduzione del numero dei parlamentari. In tutto ci saranno 680 parlamentari (200 senatori e 480 deputati) contro i 945 di oggi se non si contano i senatori a vita. Dunque il taglio sarebbe di 265 parlamentari sempre che il testo resti quello che si leggeva ieri.

Inoltre, Senato e Camera lavoreranno insieme solo sulle leggi più importanti (riforme costituzionali o di sistema ordinamentali e i rapporti tra Stato e regioni) mentre, sulle altre, il Senato avrà solo un “potere di richiamo” e in presenza di un certo quorum potrebbe chiedere di esaminare determinati provvedimenti.

A dare l’annuncio dell’imminente riforma è lo stesso ministro Quagliariello. L’Esecutivo di “nuove intese” vuol dimostrare che è arrivata la “svolta”. Questo sarà anche uno stimolo al Parlamento affinché lavori su una riforma della legge elettorale che tenga conto del nuovo assetto costituzionale. Legge elettorale che, come noto, passerà sotto la scure della Corte Costituzionale tra poco più di dieci giorni.

L’iter parlamentare dovrebbe ricalcare quello adottato per le province: si comincia con l’art. 138 e solo dopo si userebbe la corsia veloce del comitato dei 40.


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