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Posso disconoscere un figlio?

29 Ottobre 2020
Posso disconoscere un figlio?

Cosa fare quando si scopre di non essere il genitore biologico: modalità, termini e conseguenze.

Sei sposato e hai un figlio di 7 anni. Tu e tua moglie siete sempre stati una coppia felice e affiatata fino a quando hai scoperto che il bambino non è tuo. Incredulo, ti sei subito recato da un avvocato per capire come far accertare l’insussistenza del rapporto biologico. Ma si può disconoscere un figlio? Cosa prevede la legge? Quali sono le conseguenze? Ebbene, il bimbo nato durante il matrimonio si presume che sia figlio della mamma e di suo marito. Nei fatti, però, la realtà potrebbe essere ben diversa, e cioè che il padre sia un’altra persona. Pensa, ad esempio, alla moglie che ha una relazione extraconiugale. Per tale ragione, l’ordinamento consente, in determinati casi ed entro termini precisi, la possibilità di ricorrere al giudice per ottenere una sentenza che “cancelli” il rapporto di filiazione. Ma procediamo con ordine e vediamo innanzitutto cos’è il disconoscimento della paternità e quali sono i soggetti legittimati ad intraprendere una simile azione.

Cosa vuol dire disconoscere un figlio?

Prima di addentrarci nell’argomento, è bene fare qualche piccola precisazione. Devi sapere, infatti, che nel nostro ordinamento vige la presunzione di paternità. In altri termini, se un bambino viene concepito durante il matrimonio si ritiene che sia figlio del marito della madre. Tale presunzione, tuttavia, può essere superata con il disconoscimento della paternità, il cui scopo è quello di verificare il rapporto di filiazione, affinché il giudice dichiari che il marito, in realtà, non è il padre biologico del figlio nato durante le nozze. Ti faccio un esempio pratico per farti capire bene cosa intendo.

Tizio e Caia sono sposati. Dopo circa 4 anni di matrimonio, Tizio sospetta che la moglie, incinta di qualche mese, lo tradisca con un altro uomo per aver letto alcuni sms sul suo cellulare.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato, Tizio potrà avviare l’azione di disconoscimento dimostrando di non essere il padre del bambino che la moglie Caia porta in grembo.

Posso disconoscere un figlio?

A questo punto, ti è chiaro che se un padre scopre che un figlio non è suo, allora può proporre l’azione di disconoscimento della paternità nel termine di un anno che decorre dal giorno:

  • della nascita del bambino;
  • in cui ha scoperto la sua impotenza a generare;
  • dell’adulterio di sua moglie;
  • in cui ha avuto notizia della nascita;
  • del suo ritorno se si trovava in un luogo diverso (pensa, ad esempio, al militare in missione).

Altri soggetti legittimati a proporre la medesima azione sono:

  • la madre: nel termine di sei mesi dal parto ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento;
  • il figlio maggiorenne, in qualsiasi momento;
  • un curatore nominato dal giudice su istanza del figlio minore che ha compiuto quattordici anni;
  • i discendenti o gli ascendenti, nel caso di morte del presunto padre o della madre;
  • il coniuge o i discendenti del figlio morto senza aver promosso l’azione.

Chi ha intenzione di proporre un’azione di disconoscimento della paternità deve rivolgersi ad un legale di fiducia, il quale dovrà redigere l’atto di citazione da depositare nel tribunale del luogo in cui risiedono la madre e il figlio.

Come ti ho già anticipato, il disconoscimento di paternità va fatto nel rispetto di determinati termini che naturalmente cambiano in base al soggetto che esercita l’azione.

Ricapitolando, l’azione in questione può essere proposta in particolare:

  • dalla madre entro sei mesi dal parto;
  • dal padre entro un anno dal giorno della nascita del bambino o dal giorno del suo ritorno (se egli si trovava in un luogo diverso) o ancora dal giorno in cui ha avuto conoscenza della nascita;
  • dal figlio maggiorenne senza limiti di tempo.

Tuttavia, se uno dei suddetti soggetti è interdetto per infermità di mente oppure è affetto da grave infermità mentale abituale, allora i termini sono sospesi fino alla cessazione dello stato di interdizione o dell’infermità di mente.

Attenzione però: sia per il padre che per la madre l’azione di disconoscimento si prescrive in 5 anni dalla nascita del figlio.

Difetto di paternità: come si prova?

Come già spiegato poc’anzi, la legge prevede che quando il bambino nasce da due persone unite da un matrimonio, il marito si considera automaticamente il padre del neonato. Una presunzione di paternità che però non vale per le coppie non sposate, le quali dovranno riconoscere il bambino, congiuntamente o separatamente, ai fini dell’attribuzione della maternità e della paternità.

A questo punto, ti starai chiedendo: come provare di non essere il padre del bambino? L’ideale è sottoporsi all’esame del Dna, disposto dal giudice attraverso la nomina di un consulente tecnico. Quest’ultimo, in pratica, effettua un prelievo e poi confronta il Dna del presunto padre con quello del bambino. In questo modo, è possibile accertare o escludere la paternità senza ombra di dubbio.

In alternativa, il marito (o il partner) può dar prova della sua impossibilità ad avere figli (cioè dimostrare il suo stato di impotenza) o della sua lontananza nel periodo del concepimento (pensa, ad esempio, ad un medico in missione all’estero per circa un anno).

Disconoscere un figlio: quali sono le conseguenze?

La sentenza di disconoscimento della paternità comporta la perdita dello stato di figlio e la cessazione di ogni obbligo nei suoi confronti (mantenimento, educazione, istruzione, ecc.).

Inoltre, il figlio perde il cognome del papà, a meno che non venga autorizzato dal tribunale a mantenerlo qualora rappresenti un elemento distintivo della sua identità personale. Pensa, ad esempio, ad un fotografo famoso conosciuto da tutti con il cognome paterno.



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