Dichiarazione dei redditi infedele: quali conseguenze

31 Agosto 2020 | Autore:
Dichiarazione dei redditi infedele: quali conseguenze

Le sanzioni amministrative e penali previste per l’evasione, le possibilità di ravvedimento operoso e le cause di esclusione dalla punibilità.

È il più importante appuntamento fiscale dell’anno per milioni di contribuenti italiani ed è anche l’adempimento più impegnativo: stiamo parlando della dichiarazione dei redditi.

Si presenta con cadenza annuale e quest’anno, con l’emergenza Covid, la scadenza dei termini di presentazione è stata posticipata al 30 settembre 2020.

Cosa succede se “dimentichi” di comunicare al Fisco alcuni redditi o compensi che hai percepito, oppure se “distrattamente” indichi alcuni costi e spese deducibili in più rispetto a quelli che hai sostenuto? Avrai realizzato una dichiarazione dei redditi infedele, e questo comporterà le serie conseguenze che ti illustreremo nell’articolo.

Sull’imposta evasa, che l’amministrazione finanziaria provvederà a quantificare e rettificare rispetto al dichiarato, saranno calcolate pesanti sanzioni amministrative, mentre se l’ammontare dell’evasione supera determinate soglie, si avrà addirittura un reato, punito con reclusione, cioè con il carcere.

Per evitare queste pesanti conseguenze, si può ricorrere al ravvedimento operoso, che è un modo spontaneo per “autodenunciare” la propria condotta e così pagare una sanzione ridotta, ma ci sono dei termini per farlo oltre i quali questa possibilità e preclusa.

La dichiarazione infedele

Una dichiarazione dei redditi è “infedele” quando riporta un reddito imponibile inferiore a quello accertato dall’Agenzia delle Entrate, con la conseguenza che l’imposta liquidata dal contribuente è minore di quella realmente dovuta.

Lo stesso fenomeno può aversi quando vengono indicati crediti d’imposta, deduzioni o detrazioni in realtà non spettanti.

In un senso più circoscritto, esiste il reato di dichiarazione infedele che si configura al superamento di determinati livelli di evasione, recentemente abbassati dal legislatore e che ora ti indichiamo.

Dichiarazione infedele: quando è reato

La dichiarazione infedele è prevista come reato [1] quando l’imposta evasa supera i 100mila euro (fino al 2019 la soglia era di 150.000 euro) e l’ammontare degli elementi attivi di reddito sottratti all’imposizione supera i 2 milioni di euro ed il 10% del totale.

In questi casi sono previste sanzioni di natura penale, fino alla reclusione, mentre se si rimane al di sotto delle soglie indicate saranno applicabili le sole sanzioni amministrative pecuniarie.

Dichiarazione infedele: le sanzioni

Per il reato di dichiarazione infedele la pena è la reclusione e va da un minimo di 2 anni ad un massimo di 4 anni e 6 mesi (per le condotte commesse fino al 2019 la pena andava da 1 a 3 anni; leggi reati tributari: cosa cambia per chi evade le tasse).

A livello amministrativo, invece, le sanzioni pecuniarie variano tra un minimo del 90% e un massimo del 180% della maggior imposta dovuta: l’Agenzia delle Entrate in questi casi emetterà un avviso di accertamento, con valore esecutivo, per quantificare la maggior imposta accertata e recuperarla insieme alle sanzioni applicate e agli interessi dovuti, anche in forma coattiva.

Le sanzioni aumentano della metà (quindi da un minimo del 135% a un massimo del 270% dell’imposta evasa) quando il contribuente ha presentato la dichiarazione facendo uso di documentazione falsa o simulando in maniera fraudolenta o truffaldina situazioni inesistenti (leggi dichiarazione infedele: ultime sentenze); se invece vengono occultati redditi prodotti all’estero, la sanzione base aumenta di un terzo (quindi il minimo sarà del 120%).

Le sanzioni invece scendono nei casi di lieve entità, e precisamente quando la maggiore imposta è inferiore del 3% dell’imposta dichiarata e non supera la soglia di 30mila euro: in queste ipotesi saranno applicate tra un minimo del 60% e un massimo del 120%, tranne che nel caso di condotte fraudolente. Per approfondire leggi anche dichiarazione omessa o infedele: sanzioni.

Dichiarazione infedele: come rimediare

C’è un modo vantaggioso per sanare una dichiarazione infedele presentata in precedenza: è il ravvedimento operoso, grazie al quale si ottiene un consistente “sconto” sulle sanzioni che abbiamo appena visto ed anche l’esclusione dalla punibilità per il reato tributario.

La caratteristica fondamentale del ravvedimento operoso è la sua spontaneità: è il contribuente che, di propria iniziativa, pone rimedio alla situazione di irregolarità, prima che essa venga rilevata e contestata dal Fisco, o dal giudice nei casi aventi valenza penale.

Le sanzioni sono notevolmente ridotte rispetto a quelle previste per via ordinaria, con un taglio tanto più consistente quanto più la regolarizzazione avviene con tempestività rispetto al momento in cui la violazione è stata compiuta.

Si va da uno sconto massimo del 90%, con una sanzione irrogata pari a 1/10 del minimo di quella ordinaria, se si paga entro 30 giorni, fino al 16,67%, cioè 1/6 del minimo, se si paga oltre il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno successivo.

Nel caso di dichiarazione infedele costituente reato, però, occorre esercitare il ravvedimento operoso prima dell’apertura del processo: qui infatti la norma prevede una speciale causa di non punibilità [2] che opera soltanto se l’autore si ravvede prima di aver avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di un accertamento fiscale o del procedimento penale.

Lo ha ribadito recentemente la Corte di Cassazione [3] che ha confermato la condanna di un contribuente che aveva saldato il ravvedimento operoso (che stava versando a rate) soltanto dopo che il suo processo era stato avviato – il discrimine è dato dalla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado – e dunque in quel momento non si era ancora realizzato l’integrale pagamento.

In tali casi, però, se il debito era stato rateizzato, è possibile ottenere dal giudice del dibattimento penale un termine di tre mesi per completare il pagamento residuo, con possibilità di proroga per altri tre mesi. In tali casi il termine di prescrizione del reato è sospeso per il periodo di dilazione concesso.

Per la quantificazione esatta delle sanzioni, leggi anche l’articolo dichiarazione infedele e ravvedimento operoso: cosa bisogna pagare.


note

[1] Art. 4 D.Lgs. n.74/2000, come modificato dal D.L. 26 ottobre 2019, n.124 convertito in Legge n. 157 del 19 dicembre 2019.

[2] Art. 13 D.Lgs. n. 74/2000.

[3] Cass. sent. n. 24589/2020 del 31 agosto 2020.


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