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Pensione a 63 anni invalidi

22 Settembre 2020 | Autore:
Pensione a 63 anni invalidi

Anticipo pensionistico a carico dello Stato per chi ha subito la riduzione della capacità lavorativa: requisiti, come presentare la domanda.

Gli invalidi, cioè coloro la cui capacità lavorativa risulta ridotta a causa di un’infermità o di una menomazione, possono ottenere la pensione a 63 anni. Non si tratta, in realtà, di una vera e propria pensione, ma di un’indennità a sostegno del reddito dell’invalido, che gli viene riconosciuta fino al compimento dell’età pensionabile, cioè del compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, dal 2019 al 2022 pari a 67 anni (il requisito dovrebbe successivamente aumentare in base agli incrementi della speranza di vita media che saranno riscontrati dall’Istat).

Questo trattamento, chiamato Ape sociale, ha, comunque, lo stesso importo della pensione teoricamente spettante all’invalido, sino al tetto massimo di 1500 euro al mese; l’indennità è inoltre parzialmente compatibile con l’attività lavorativa (sino a un limite di reddito annuo pari a 8mila euro in caso di nuovo lavoro dipendente o di collaborazione e sino a 4800 euro in caso di nuovo lavoro autonomo).

Facciamo allora il punto sulla pensione a 63 anni invalidi: chi può richiederla, quale tipo di invalidità deve essere riconosciuta, come e quando presentare la domanda. A questo proposito, bisogna tener presente che non tutti gli invalidi possono richiedere l’Ape sociale a 63 anni, ma è necessario soddisfare condizioni specifiche, stabilite dalla legge [1] e diverse a seconda della categoria di lavoratori presa in considerazione.

Beneficiano di questo accompagnamento alla pensione a 63 anni, anche i disoccupati di lungo corso che hanno terminato di percepire l’indennità di disoccupazione, coloro che assistono un familiare con handicap grave e gli addetti ai lavori gravosi. Ma procediamo con ordine.

Quali invalidi possono ottenere la pensione a 63 anni?

Beneficiano dell’Ape sociale a 63 anni i lavoratori ai quali è riconosciuta un’invalidità civile, dall’apposita commissione medica, almeno pari al 74%.

La commissione medica che emette il verbale di riconoscimento dell’invalidità civile è composta da un presidente, due componenti e un medico di categoria.

Per la precisione, l’accertamento sanitario compete alla Asl, che lo effettua attraverso una commissione medica, integrata però da un medico dell’Inps.

Come si chiede di essere sottoposti agli accertamenti sanitari per ottenere il verbale di riconoscimento dell’invalidità? Leggi la nostra guida alla domanda d’invalidità, legge 104 e accompagnamento. La procedura di verifica è unica per le tre condizioni di invalidità, handicap e non autosufficienza, nonché per il riconoscimento di ulteriori condizioni sanitarie quali cecità e sordità.

Quali requisiti per l’invalidità?

L’invalidità consiste nella riduzione della capacità lavorativa della persona, derivante da un’infermità o da una menomazione; se la persona non è in età lavorativa, cioè ha meno di 18 anni o ha compiuto 67 anni, per valutare l’invalidità non ci si riferisce alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

La percentuale d’invalidità civile riconosciuta esprime la percentuale di riduzione della capacità lavorativa “generica”.

L’invalidità civile non deve essere confusa con l’invalidità al lavoro, o specifica, o invalidità pensionabile, che si valuta ai fini del diritto a prestazioni pensionistiche come l’assegno ordinario d’invalidità, la pensione d’inabilità al lavoro o la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità.

L’invalidità al lavoro, difatti, si valuta sulla base delle attività svolte in precedenza e di ogni altra occupazione che il lavoratore possa svolgere, in relazione alla sua età, capacità ed esperienza, senza esporre a ulteriore danno la propria salute. In sostanza, per quantificare l’invalidità pensionabile si deve rilevare la residua capacità lavorativa in occupazione confacenti alle proprie attitudini.

Gli invalidi civili hanno diritto a prestazioni non previdenziali, ma assistenziali, sussistendo le condizioni economiche per l’erogazione e le condizioni sanitarie specifiche previste dalla legge. Tra le provvidenze più importanti ricordiamo: l’assegno mensile di invalidità (per invalidità civile riconosciuta dal 74% al 99%), la pensione di inabilità civile (per invalidità civile riconosciuta in misura pari al 100%), l’indennità di accompagnamento (solo per chi risulta, oltreché invalido civile al 100%, anche non autosufficiente) e l’indennità di frequenza (per i minori invalidi).

Quanti contributi per la pensione a 63 anni invalidi?

Gli invalidi possono ottenere l’Ape sociale con un minimo di 30 anni di contributi. Le donne hanno diritto a una riduzione del requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

Franca, che ha un’invalidità civile riconosciuta in misura superiore al 74%, ha 63 anni e due figli. Ha solo 28 anni di contributi, ma può accedere comunque all’Ape sociale, in quanto il requisito contributivo di 30 anni è risotto di un anno per ogni figlio, sino al tetto massimo pari a 2 anni di “sconto”.

A quanto ammonta la pensione a 63 anni invalidi?

L’indennità di Ape sociale si calcola allo stesso modo della pensione ordinaria; in altri termini, la rata mensile d’indennità ha lo stesso ammontare della rata mensile di pensione, calcolata al momento dell’accesso alla prestazione.

Il trattamento non può in ogni caso superare l’importo massimo di 1.500 euro lordi al mese: l’importo dell’indennità non può essere rivalutato come la pensione; sull’Ape sociale non spetta nemmeno l’integrazione al minimo, che può essere però riconosciuta sulla pensione di vecchiaia, una volta liquidata.

Se l’invalido risulta con versamenti accreditati presso diverse casse di previdenza amministrate dall’Inps, tra quelle che riconoscono il trattamento di Ape Sociale, i versamenti si considerano unitariamente ai fini del diritto all’Ape.

Mirco, invalido civile all’80%, quindi in misura superiore al 74%, ha 63 anni e 20 anni di contributi presso l’Inps più 10 anni di contributi, non coincidenti, presso la gestione Separata Inps. Può ottenere l’Ape sociale invalidi, in quanto può sommare i contributi accreditati in gestioni diverse ai fini del diritto alla prestazione.

Ai fini della misura dell’Indennità Ape e della futura pensione, però, ogni gestione calcola la propria quota mensile di trattamento, in rapporto ai periodi di iscrizione maturati presso il fondo stesso, secondo le regole di calcolo previste dal proprio ordinamento e sulla base della retribuzione pensionabile di riferimento.

In pratica, quando si possiedono contributi accreditati presso gestioni Inps diverse si realizza una sorta di cumulo per il diritto all’Ape sociale: i versamenti presenti nelle differenti casse si sommano ai fini del diritto al trattamento, quindi per arrivare ai 30 anni di contributi richiesti per la prestazione (o 28- 29 anni per le donne con figli). Ai fini della misura dell’Ape, però, ogni gestione calcola la propria quota di pensione.

Se l’invalido desidera un assegno pensionistico unico, è necessario inviare domanda di ricongiunzione dei contributi, per far confluire i versamenti presso un’unica gestione. La richiesta di ricongiunzione, ai fini dell’indennità Ape, può però essere presa in considerazione dall’Inps solo sino alla definizione della domanda di Ape sociale.

Ai beneficiari dell’Ape sociale non spettano gli assegni al nucleo familiare, nonostante siano riconosciuti invalidi civili. Per approfondire, leggi la guida all’Ape sociale.

Come chiedere la pensione a 63 anni invalidi?

L’Ape sociale può essere richiesta da coloro che maturano i requisiti prescritti sino al 31 dicembre 2020, anche se, molto probabilmente, la data entro quale soddisfare le condizioni richieste per l’indennità sarà prorogata dalla legge di bilancio 2021 al 31 dicembre 2021.

Coloro che ritengono di perfezionare i requisiti entro il 31 dicembre 2020 devono innanzitutto presentare la domanda di riconoscimento delle condizioni per l’Ape sociale. La domanda deve essere presentata entro il:

  • 31 marzo 2020 per ricevere l’esito entro il 30 giugno 2020;
  • 15 luglio 2020 per ricevere l’esito entro il 15 ottobre 2020;
  • 30 novembre 2020 per ricevere l’esito entro il 31 dicembre 2020.

Chi soddisfa già tutti i requisiti può presentare, assieme alla domanda di riconoscimento dei requisiti, direttamente la domanda di accesso all’Ape sociale. Per presentare anche la domanda di accesso all’Ape sociale è necessario però aver già cessato l’attività lavorativa.

Entrambe le domande relative all’Ape sociale devono essere presentate in modalità telematica, attraverso i servizi web presenti nel sito internet dell’Inps, oppure tramite patronato o chiamando il call center dell’istituto.

Domanda di riconoscimento dei requisiti Ape sociale invalidi

Per poter richiedere il riconoscimento delle condizioni di accesso all’Ape sociale, l’interessato, dopo aver effettuato l’accesso al sito Inps e selezionato la voce Prestazioni e Servizi, Ape Sociale ‑ Anticipo pensionistico, deve:

  • selezionare la voce “Nuova prestazione pensionistica” e la successiva voce “Certificazioni”;
  • compilare il quadro relativo alla propria anagrafica;
  • compilare il quadro “Prodotto” nel seguente modo:
    • Gruppo: Certificazione;
    • Prodotto: Verifica delle condizioni di accesso;
    • Tipo: Ape sociale;
    • Tipologia: selezionare la voce, presente nel menu a tendina: “Lavoratori con invalidità civile di grado almeno pari al 74%”;
    • Gestione e Fondo vengono preimpostati automaticamente sulla voce “Ape”.

Se il campo “Tipologia” è stato impostato con la voce di menu “Lavoratori con invalidità civile di grado almeno pari al 74%”, il sistema visualizza i dati riepilogativi dell’intestatario e offre la possibilità di inserire eventuali indicazioni aggiuntive nel campo note; se le informazioni visualizzate sono corrette, bisogna cliccare il pulsante “Salva e prosegui”.

L’interessato deve dichiarare di essere in possesso di invalidità civile di grado non inferiore al 74%, indicando anche:

  • il numero di verbale e la data di rilascio dello stesso (dovrà poi allegare il verbale),
  • la commissione medica che ha rilasciato il verbale.

Il richiedente deve anche dichiarare di non essere titolare di una pensione diretta e di non essere titolare di prestazioni a sostegno del reddito connesse allo stato di disoccupazione involontaria o dell’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale. L’Ape sociale è infatti incompatibile con i seguenti trattamenti.

Domanda di Ape sociale invalidi

Una volta ottenuto il riconoscimento delle condizioni di accesso all’Ape sociale, l’interessato, dopo aver effettuato l’accesso al sito Inps e selezionato la voce Prestazioni e Servizi, Ape Sociale ‑ Anticipo pensionistico, deve:

  • selezionare la voce “Nuova prestazione pensionistica” e la successiva voce “Ape sociale”;
  • compilare il quadro relativo alla propria anagrafica;
  • compilare il quadro “Prodotto” nel seguente modo:
    • Gruppo: Altre prestazioni;
    • Prodotto: Anticipo pensione;
    • Tipo: Ape sociale;
    • Tipologia: selezionare la voce, presente nel menu a tendina: “Lavoratori con invalidità civile di grado almeno pari al 74%”;
    • Gestione e Fondo vengono preimpostati automaticamente sulla voce “Ape”.

Successivamente, l’invalido, nel quadro dedicato alle dichiarazioni:

  • chiede di accedere all’Ape sociale;
  • dichiara la data di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso all’Ape sociale e il numero di protocollo;
  • dichiara di avere una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%, come indicato nel verbale allegato;
  • indica la data di rilascio del verbale;
  • dichiara di avere i requisiti indicati in procedura;
  • prende visione di una serie di requisiti da rispettare per aver diritto al beneficio richiesto (sottoscrivendoli tacitamente);
  • si impegna tacitamente a:
    • non svolgere attività di lavoro subordinato, autonomo o parasubordinato in Italia o all’estero al momento della decorrenza dell’indennità di Ape Sociale;
    • comunicare ad Inps, entro 30 giorni dall’evento, l’inizio di qualsiasi attività lavorativa in corso di percezione dell’indennità, dichiarandone i redditi presunti;
    • comunicare entro 5 giorni l’avvenuto superamento dei limiti reddituali annui previsti dalla legge o il venir meno della residenza in Italia.

note

[1] L. 232/2016.


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