Commercialista responsabile per omessa dichiarazione

1 Settembre 2020 | Autore:
Commercialista responsabile per omessa dichiarazione

Il contribuente è esente da sanzioni se dimostra la malafede del consulente incaricato, come nel caso di falsa ricevuta di avvenuta presentazione telematica.

Affidarsi a un commercialista per la tenuta della contabilità e la presentazione delle dichiarazioni fiscali non è un salto nel buio: al di là della dovuta diligenza professionale, ci sono dei “paracadute” che mettono il contribuente al riparo dalla responsabilità.

Quando si tratta di un adempimento che non viene effettuato, come nel caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o di un mancato versamento di imposte, di regola è il contribuente a finire nel mirino dell’accertamento ed è a lui che vengono applicate le sanzioni per l’inottemperanza degli obblighi tributari.

Ci si può accorgere dell’accaduto solo anni dopo, quando arriva l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate – e nei casi più gravi la notizia dell’apertura di un procedimento penale instaurato per la dichiarazione omessa.

Ma qui bisogna distinguere tra casi di dimenticanze e di errore – dove la responsabilità rimane in capo al contribuente – da quelli di vera e propria frode perpetrata dal consulente. Se ciò si verifica, il comportamento del commercialista costituisce reato e le conseguenze sono poste interamente a suo carico.

Se il commercialista non presenta la dichiarazione

La legge [1]  stabilisce che il contribuente va esente da responsabilità e non è punibile quando dimostra che il pagamento del tributo non è stato eseguito per un fatto denunciato all’Autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi; in questo caso, al professionista incaricato di presentare la dichiarazione (e di versare le imposte, se il cliente gli ha conferito anche questo incarico).

La responsabilità del contribuente

Quindi, il contribuente può evitare di pagare le sanzioni dovute per omessa presentazione della dichiarazione solo se dimostra di aver denunciato il commercialista e prova che egli ha agito in malafede nei suoi confronti.

Il contribuente, infatti, ha sempre il dovere di vigilare sul corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte del consulente incaricato, ma quando quest’ultimo pone in essere comportamenti fraudolenti il cliente è esente da colpa (leggi anche l’articolo che fare se il commercialista non presenta la dichiarazione dei redditi).

La ricevuta di presentazione della dichiarazione

Emblematico di una condotta fraudolenta è il caso del commercialista che produce al cliente una falsa ricevuta che attesta l’avvenuta presentazione della dichiarazione.

La trasmissione avviene in via telematica e può accadere che il consulente incaricato esibisca come prova documentale una ricevuta creata ad hoc per dimostrare una circostanza che in realtà non è mai avvenuta: ma il contribuente non è in grado di verificarne l’autenticità e dunque una simile condotta gli preclude la possibilità di controllare l’esatto adempimento della prestazione.

La responsabilità del commercialista

In questo caso, la Cassazione ha recentemente affermato [2] che se la ricevuta è falsa il contribuente è esente da sanzioni: «la sua responsabilità è esclusa solo in caso di comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento».

Nella vicenda decisa dai giudici di piazza Cavour, una società aveva ricevuto ben cinque avvisi di accertamento per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi ed Iva di diversi anni e si era difesa esponendo che ciò era dovuto alle condotte illecite del professionista incaricato, che aveva falsificato le ricevute di presentazione telematica.

La Corte suprema ha ribaltato la precedente decisione dei giudici di merito, che aveva ritenuto sussistente la responsabilità del contribuente nonostante la conclamata condotta infedele del suo commercialista.

Il principio ribadito dagli Ermellini è già consolidato da tempo nella giurisprudenza di legittimità [3]. In pratica, per evitare le sanzioni occorrerà denunciare all’Autorità giudiziaria il comportamento illecito tenuto dal consulente incaricato della presentazione della dichiarazione, dal quale scaturirà anche la responsabilità risarcitoria per i danni provocati; fermo restando che il pagamento delle imposte dovute incomberà sempre sul contribuente.

Per approfondire leggi anche questi articoli:


note

[1] Art. 6, comma 3, D. Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997.

[2] Cass. ord. n. 17346/2020 del 19 agosto 2020.

[3] Cass. ord. n. 11832/2016; Cass. ord. n. 5661/2020.

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