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Legittima difesa: bisogna risarcire i danni?

2 Settembre 2020 | Autore:
Legittima difesa: bisogna risarcire i danni?

Legittima difesa: onere della prova nel giudizio civile. Cosa succede se non c’è la prova certa che la reazione è proporzionale all’offesa?

La legittima difesa è causa di giustificazione della condotta che, altrimenti, sarebbe illecita. Normalmente ne sentiamo parlare nei processi penali, quando una persona, per difendere la propria o l’altrui incolumità, è costretta a rispondere violentemente all’aggressione in atto. Devi sapere che la legittima difesa ha dei risvolti anche in ambito civile. La persona danneggiata dall’altrui condotta può infatti chiedere il risarcimento del danno al giudice civile. Chi è convenuto in giudizio, per difendersi, deve provare di aver agito per legittima difesa. Proprio di questo parleremo. Nel caso di legittima difesa bisogna risarcire i danni?

Immagina questa situazione. Tizio e Caio cominciano a litigare. Caio spinge Tizio a terra e poi gli si getta addosso. Tizio, per sfuggire ai pugni di Caio, afferra una pietra trovata per terra e con quella rompe il naso al suo aggressore. In sede penale, se Tizio dimostra che si è trattata di legittima difesa, non risponderà del reato di lesioni personali. In sede civile, dovrà fare altrettanto se non vorrà pagare il risarcimento dei danni a Caio. Secondo la Corte di Cassazione, però, una cosa è la prova della legittima difesa nel giudizio penale, un’altra è la prova della stessa nel giudizio civile: in questa sede, infatti, occorre la prova certa che la reazione è stata proporzionale all’offesa, altrimenti bisognerà risarcire i danni. Approfondiamo questo argomento.

Legittima difesa: cos’è?

La legittima difesa è la condotta di colui che causa un danno a una persona perché costretto dalla necessità di salvare sé stesso o altri da un’offesa ingiusta.

In questa ipotesi, la condotta è giustificata e, dunque, il suo autore non risponderà del fatto, né in sede penale né in sede civile, purché fornisca adeguata prova della scriminante.

Legittima difesa civile

Sebbene conosciuta soprattutto in ambito penale, la legittima difesa vale anche nel diritto civile. Secondo la legge [1], non è responsabile chi cagiona il danno per legittima difesa di sé o di altri.

Perché possa essere invocata la legittima difesa, però, occorre che sussistano tutte le seguenti condizioni:

  • non ci sia stata alternativa alla reazione alla condotta violenta altrui;
  • il pericolo per la propria o l’altrui incolumità non è stato causato da una propria azione colpevole;
  • il pericolo era imminente;
  • la difesa è stata proporzionata all’offesa.

Rinviandoti alla lettura dell’articolo “Quando è legittima difesa” per l’analisi approfondita di ciascuno di questi elementi, ti basti sapere che soltanto provando il sussistere, allo stesso tempo, di tutte queste condizioni è possibile invocare la scusante della legittima difesa.

Se il pericolo per la propria incolumità era imminente ma esisteva un’alternativa alla reazione violenta (ad esempio, la fuga), allora la legittima difesa non può essere invocata.

Legittima difesa: c’è il risarcimento dei danni?

Se l’autore del fatto dimostra di aver agito per legittima difesa, non deve risarcire alcun danno.

Dunque, riprendendo l’esempio fatto in premessa, se Caio prova di aver rotto il naso di Tizio per difendersi dall’aggressione ingiustificata di quest’ultimo, egli non solo non risponderà del reato di lesioni personali, ma nemmeno dovrà pagare il risarcimento dei danni.

Il problema è che la prova della legittima difesa deve essere fornita in maniera molto rigorosa, senza che vi siano possibilità di dubitare della stessa.

Proprio in tema di onere della prova con riguardo alla legittima difesa si è espressa recentemente la Corte di Cassazione. Vediamo in quale senso.

Legittima difesa: onere della prova nel giudizio civile

Secondo la Corte di Cassazione [2], chi aggredisce per legittima difesa è tenuto a risarcire il danneggiato se non riesce a fornire la prova certa che la reazione è stata proporzionale all’offesa subita.

Nel giudizio penale, rispetto a quello civile, l’onere della prova è molto più pesante. Difatti, mentre nel processo penale anche il dubbio circa la sussistenza della responsabilità penale giustifica una sentenza di assoluzione, nel processo civile occorre raggiungere la prova pressoché certa che colui che ha agito lo abbia fatto spinto dall’intento legittimo di difendersi.

In altre parole, nel giudizio civile il dubbio si risolve in danno del soggetto che la invoca e su cui incombe il relativo onere della prova. Il giudice civile non può “presumere” che vi sia stata legittima difesa, ma deve esserne certo, in ragione delle prove che la parte avrà avuto cura di fornire in giudizio.

Quasi superfluo ricordare, poi, che l’aggredito ha l’onere di provare la riconducibilità della propria condotta alla scriminante della legittima difesa per l’illegittima aggressione.

Pertanto, colui che ha aggredito un’altra persona deve risarcirgli il danno, a meno che non provi in maniera certa e inequivocabile che ha agito per legittima difesa.


Nel giudizio penale, rispetto a quello civile, l’onere della prova è molto più pesante. Difatti, mentre nel processo penale anche il dubbio circa la sussistenza della responsabilità penale giustifica una sentenza di assoluzione, nel processo civile occorre raggiungere la prova pressoché certa che colui che ha agito lo abbia fatto spinto dall’intento legittimo di difendersi.

note

[1] Art. 2044 cod. civ.

[2] Cass., ord. n. 18094 del 31 agosto 2020.

Autore immagine: Depositphotos.com 


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