Covid: a rischio i test di Medicina e Veterinaria

1 Settembre 2020 | Autore:
Covid: a rischio i test di Medicina e Veterinaria

Il ministro Manfredi pensa a una nuova data per dividere i candidati ed evitare affollamenti, il che provocherebbe una valanga di ricorsi e di ritardi.

Era prevedibile: dopo gli eccessi dell’estate, ora il coronavirus passa il conto ai giovani che vogliono iscriversi ad una facoltà. A quelli della movida e a quelli che non sono (quasi) usciti di casa, che sono stati attenti a non prendere il virus in giro, che hanno studiato mentre altri loro coetanei si godevano in modo più o meno improprio le vacanze. Il fatto è che i contagi ci sono stati e che ora sono a rischio i test di accesso all’università, soprattutto quelli di Medicina e di Veterinaria, ma anche quelli di Architettura o di Scienze della formazione per diventare insegnanti.

Ad agitare le acque, ma soprattutto gli animi dei candidati, un annuncio comparso sul sito del ministero dell’Università e della Ricerca: «Si informa che il ministero dell’Università e della Ricerca, vista la presenza di candidati destinatari dei provvedimenti sanitari di prevenzione del Covid-19 che non potranno sostenere le prove di accesso programmato, ha provveduto ad avvisare i Ministeri competenti al fine di verificare ogni eventuale possibile gestione delle suddetta situazione». In altre parole: al dicastero guidato da Gaetano Manfredi le idee non devono essere molto chiare su come comportarsi. A tal punto che l’annuncio nemmeno precisa quali siano i «Ministeri competenti», oltre a quello – si suppone – della Salute.

Lo stesso Manfredi, qualche giorno fa, aveva fatto sapere di essere alla ricerca di una data «alternativa per consentire anche a loro di sostenere il test», anche se si tratta «di un problema giuridico molto complesso». Come complesso appare evitare il caos: la prova di Veterinaria prende il via oggi con 10mila iscritti per 890 posti. E dopodomani, il 3 settembre, è prevista quella di Medicina, con 65mila ragazzi che aspirano ad occupare uno dei 13.072 posti disponibili.

Il problema giuridico accennato da Manfredi è quello delle migliaia di ricorsi che possono essere presentati nel caso in cui, come ipotizzato dal ministro, venga indetta una sessione straordinaria oltre a quella di questi giorni per diradare i candidati e consentire ai chi oggi è in quarantena di fare il test. Se un ragazzo viene bocciato oggi e un altro promosso tra un mese, chi potrebbe dare torto allo studente escluso che protesta per avere avuto meno tempo a disposizione per prepararsi? Oltre al fatto che, in questo modo, verrebbe creato un precedente per qualsiasi concorso pubblico. Inoltre, più in là si va con i test di ammissione, più rischiano di slittare le immatricolazioni e l’inizio dei corsi.



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