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Orari apertura negozi: se passa la riforma addio liberalizzazione

29 Settembre 2014 | Autore:


> Business Pubblicato il 29 Settembre 2014



Obblighi di chiusura in giorni festivi, accordi territoriali tra comuni, maggiori poteri ai sindaci e istituzione di un fondo a sostegno delle piccole/medie imprese: queste le principali novità in discussione al Parlamento.

A più di due anni dall’entrata in vigore della totale liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali [1], il legislatore ci ripensa e studia un freno per limitare l’autodeterminazione degli esercenti.

Ad oggi, i commercianti non hanno alcun vincolo in merito agli orari in cui alzare o abbassare le saracinesche, né per domeniche e festivi né per gli infrasettimanali. Ma lo scenario potrebbe mutare a breve. Infatti è di qualche giorno fa la notizia dell’approvazione, da parte della Camera, di un progetto di legge [2] che, a detta degli esponenti a favore [3], mira a offrire maggiori tutele ai lavoratori dipendenti ed autonomi attraverso un ripensamento sulla liberalizzazione del mercato. Se le misure venissero approvate senza alcuna modifica, queste saranno le nuove regole.

Limiti di apertura e chiusura esercizi commerciali

Obbligo di chiusura delle attività commerciali per i dodici giorni festivi all’anno individuati dalla legge. L’esercente può derogarvi per un massimo di sei giorni, previa comunicazione al Comune, scegliendo liberamente quando tenere aperto nelle date di seguito elencate:

– 1 gennaio;

– 6 gennaio, Epifania;

– 25 aprile, anniversario Liberalizzazione;

– domenica di Pasqua;

– lunedì successivo a Pasqua;

– 1 maggio, festa del lavoro;

– 2 giugno, festa della Repubblica;

– 15 agosto, festa dell’Assunzione della beata Vergine Maria;

– 1 novembre, festa di tutti i Santi;

– 8 dicembre, festa Immacolata Concezione;

– 25 dicembre, Natale;

– 26 dicembre, Santo Stefano.

La limitazione non si applica a chi somministra alimenti e bevande – bar e ristoranti- e per chi svolge attività di rivendita al dettaglio di generi di monopolio, di bevande, fiori, piante, articoli di giardinaggio, riviste, opere d’arte, oggetti di antiquariato, stampe, cartoline, musicassette, videocassette, articolo da regalo, artigianato locale, libri e mobili. Inoltre sono esclusi i titolari delle stazioni di servizio e delle sale cinematografiche, nonché chi ha negozi all’interno di alberghi, stazioni, porti ed aeroporti. Tutti gli altri dovranno rispettare le previsioni sopra riportate, onde evitare di esporsi a sanzioni amministrative d’importo compreso tra i 2.000,00 e i 12.000,00 €.

Accordi territoriali

I Comuni, individualmente o d’intesa con enti territoriali contigui, potranno predisporre degli accordi territoriali che, nel rispetto dei limiti sopra citati, saranno finalizzati a rimodulare nel particolare gli orari di attività dei vari esercizi. La misura dovrebbe favorire lo sviluppo omogeneo dell’economia, poiché consentirebbe di intervenire in modo diverso a seconda delle esigenze concrete del territorio. Dunque, il Comune avrà un ampio margine di azione nel definire le politiche economiche dell’area amministrata, tenuto conto che gli sarà riconosciuta anche la facoltà di predisporre incentivi locali tramite la rimodulazione delle aliquote o l’abbattimento del cuneo fiscale sui tributi di sua competenza.

Poteri del Sindaco

Anche il sindaco avrà il potere di ridefinire gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, qualora ciò si rendesse necessario per tutelare la salubrità dell’ambiente, la viabilità, come pure la sicurezza e la tranquillità dei residenti in zone ad intenso afflusso di pubblico in ore notturne.

Fondo per il sostegno di piccole/medio imprese

Insieme alle misure restrittive della libertà determinazione del commerciante, si inserisce l’istituzione di un Fondo per il sostegno delle micro imprese. Orientato a favorire lo sviluppo e tenuta sul mercato dei venditori al dettaglio, il fondo dovrebbe intervenire su due fronti:

– contribuire a finanziare le spese sostenute per accrescere l’efficienza energetica e per ampliare i locali ed il ventaglio dell’offerta proposta;

– soccorrere al pagamento del canone di locazione in caso di riscontrate difficoltà.

note

[1] del D.L. n. 201 del 6.12.2011.

[2] Proposta di legge AC 750 A/R.

[3] Tra questi, i deputati del PD: Davide Baruffi, Manuela Gazzoni.

Autore immagine: 123rf com


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