Danno da investimento sbagliato: quando è colpa della banca

1 Settembre 2020 | Autore:
Danno da investimento sbagliato: quando è colpa della banca

L’intermediario ha l’obbligo di informare preventivamente il cliente dei rischi del prodotto o del servizio. Se non lo fa diventa responsabile e deve risarcire.

Il funzionario della banca di cui sei cliente da molti anni ti ha proposto alcuni investimenti di cui non hai ben capito il meccanismo di funzionamento. Non sei esperto in materia finanziaria, ma ti sei accontentato delle spiegazioni e delle generiche rassicurazioni fornite dal consulente di tua fiducia.

Le cose, però, non sono andate nel verso giusto e il tuo investimento si è rivelato più rischioso di quanto avevi previsto o di quanto era possibile prevedere nel momento in cui lo hai deciso e sottoscritto. A conti fatti, hai avuto una consistente perdita in conto capitale; qualcosa evidentemente non ha funzionato.

Ora ti chiedi a chi addebitare la responsabilità del danno provocato da un investimento sbagliato: puoi dire che è colpa della banca e così citarla in giudizio per essere risarcito delle perdite subite?

La risposta a questa domanda dipende essenzialmente dal corretto adempimento o meno degli obblighi informativi da parte dell’intermediario, che sono preventivi e preliminari rispetto alla scelta di investimento: devi essere messo in condizioni di capire se quell’investimento fa per te oppure no e ci sono molti fattori di cui devi essere reso consapevole per poter decidere in modo avveduto.

I prodotti finanziari, infatti, non sono validi per tutti i risparmiatori e gli investitori e chi li propone ha il preciso dovere di informare il cliente del loro grado di rischio e della compatibilità con la sua situazione personale e patrimoniale.

Gli obblighi informativi

Esiste un dovere di informazione a carico della banca e degli altri intermediari creditizi che offrono alla clientela l’acquisto di prodotti di investimento.

È un obbligo previsto in via generale dalla legge [1] che, in particolare, impone di «fare in modo che gli strumenti finanziari siano offerti o raccomandati solo quando ciò sia nell’interesse del cliente» e di evitare qualsiasi forma di conflitto di interessi.

Per realizzare ciò, la norma di legge prescrive che, prima dell’investimento, il soggetto che lo propone dovrà «acquisire, le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati» ed inoltre «utilizzare comunicazioni pubblicitarie e promozionali corrette, chiare e non fuorvianti».

Inoltre, la normativa [2] dispone che gli intermediari autorizzati non possono effettuare o consigliare operazioni, o prestare servizio di gestione patrimoniale, «se non dopo aver fornito all’investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare scelte consapevoli».

Per dare un contenuto concreto a queste previsioni di massima, la normativa di dettaglio prevede numerosi adempimenti a carico della banca prima di arrivare alla sottoscrizione del contratto di acquisto dei titoli o di gestione patrimoniale, che comprendono anche un questionario per individuare la capacità finanziaria del cliente e la sua propensione al rischio.

Sono elementi indispensabili e la loro mancanza può comportare, a seconda dei casi, la nullità oppure l’annullabilità del contratto sottoscritto dall’investitore che non è stato messo in condizione di comprendere il tipo di investimento proposto (per approfondire questi aspetti leggi l’articolo:”risarcimento danni investimenti finanziari“).

La prova del danno da investimento sbagliato

Anche sotto questo profilo la legge [3] viene incontro al cliente ed investitore, stabilendo un’inversione dell’onere della prova in suo favore: in caso di contestazioni e controversie, spetterà all’intermediario provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta nel caso di specie.

Dunque, graverà sempre sulla banca l’onere di dimostrare di avere adeguatamente informato il cliente sulla natura, i rischi e le implicazioni della specifica operazione o del servizio.

La responsabilità della banca per l’investimento sbagliato

Questi principi sono stati fatti propri da una nuova pronuncia della Corte di Cassazione [4] che ha deciso un caso in cui all’investitore erano stati proposti investimenti a rischio elevato, e poi rivelatisi sbagliati, senza fornirgli le necessarie informazioni al riguardo.

La banca aveva omesso gli obblighi informativi ritenendo quel cliente particolarmente esperto per il fatto che in passato aveva già acquistato azioni ed altri titoli caratterizzati da una notevole rischiosità; perciò aveva ritenuto superfluo rappresentargli la loro inadeguatezza e fornirgli le informazioni che sarebbero state necessarie per consentire una «scelta ponderata».

La suprema Corte ha ritenuto che la banca non era affatto esonerata da questi obblighi ed avrebbe dovuto «offrire la piena informazione attiva circa la natura, i rendimenti ed ogni altra caratteristica del titolo, non potendosi affatto presumere che l’investitore debba necessariamente cogliere tutte le implicazioni di un dato investimento, solo perché in passato abbia già acquistato azioni o altri titoli, sebbene a rischio elevato».

Per gli Ermellini, gli obblighi informativi che abbiamo indicato sono essenziali e non ammettono deroghe: «l’intermediario diligente è gravato dall’onere di offrire la completa informazione del titolo, onere da cui quindi in nessun modo il medesimo può essere esentato», afferma il Collegio.

Investimento sbagliato: il danno risarcibile

Una volta constatata la responsabilità della banca per il danno provocato dalla mancata informazione, occorre stabilire il nesso di causalità tra il suo comportamento omissivo e le perdite arrecate al cliente a causa dell’investimento sbagliato.

Come abbiamo visto, è onere dell’intermediario dimostrare di aver fornito all’investitore tutte le informazioni necessarie riguardo ai rischi connessi alle operazioni finanziarie; ma sulla quantificazione dell’ammontare la Cassazione precisa che «il danno derivante dall’inadempimento degli obblighi informativi non può mai considerarsi in re ipsa», cioè non è automaticamente dimostrato per il solo fatto che vi è stata questa carenza e va invece provato nella sua sussistenza concreta.

Tuttavia – prosegue il Collegio – «l’inosservanza dei doveri informativi da parte dell’intermediario è fattore di disorientamento dell’investitore, che condiziona le sue scelte di investimento»: dunque è lecito presumere che se la corretta informazione vi fosse stata, quelle scelte dannose non sarebbero state compiute. Sussiste quindi un legame tra il comportamento scorretto della banca e il danno provocato.

Infatti – conclude l’ordinanza – «in assenza dell’assolvimento dell’obbligo informativo dell’intermediario previsto dalla legge, sussiste una presunzione dell’esistenza del nesso di causalità, quanto all’avvenuta effettuazione di una scelta non consapevole da parte dell’investitore, senza che la precedente o la contestuale condotta di investimento in altri titoli rischiosi esoneri dall’adempimento degli obblighi informativi in capo all’intermediario, né integri la prova contraria su di lui gravante».


note

[1] Art. 21 del D.Lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998 (Testo unico della finanza).

[2] Art. 28 Regolamento Consob n.11522/1998.

[3] Art. 23, comma 6, D.Lgs. n. 58/1998.

[4] Cass. ord. n. 18153/2020 del 31 agosto 2020.


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