Il danno da Covid taglia l’assegno ai figli

1 Settembre 2020 | Autore:
Il danno da Covid taglia l’assegno ai figli

La diminuzione dei redditi a causa della crisi dovuta alla pandemia può giustificare la riduzione dell’importo dovuto per il mantenimento.

L’importo dell’assegno di mantenimento dei figli può essere ridotto se l’obbligato ha subito una diminuzione dei redditi a causa della crisi economica provocata dalla pandemia di Covid-19.

Così una delle conseguenze del danno da Covid è quella di tagliare l’assegno dovuto, quando c’è una modifica sopravvenuta delle condizioni economiche, tale da creare uno squilibrio tra le posizioni delle parti.

Questo rende eccessivamente difficoltoso l’adempimento della prestazione, cioè il versamento dell’assegno periodico nell’importo inizialmente stabilito; perciò la parte che registra un serio peggioramento della sua posizione economica a causa dell’emergenza Coronavirus è legittimata a chiedere al giudice la revisione dell’assegno e potrà così ottenere la riduzione dell’importo dovuto.

Lo ha stabilito il Tribunale di Terni con una pronuncia [1] che ha accolto la richiesta di riduzione avanzata da un libero professionista, padre di due figli minori. L’uomo aveva interrotto la propria attività per due mesi durante il lockdown ed anche dopo la ripresa aveva avuto difficoltà economiche, sempre legate al protrarsi della crisi dovuta alla pandemia di Covid, che avevano contratto drasticamente i suoi redditi.

I suoi clienti infatti erano prevalentemente piccole imprese, che sono notoriamente tra i soggetti più colpiti dalla crisi economica in atto. Nel medesimo periodo, il professionista ha anche avuto problemi di salute, che hanno comportato un’operazione ed un ricovero ospedaliero, con una successiva convalescenza; anche questo fattore ha ostacolato la possibilità di riprendere l’attività a pieno regime.

Così i giudici hanno accolto le sue richieste, disponendo la riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento da 350 a 200 euro per ciascun figlio.

È stata respinta, invece, l’istanza della madre, dipendente pubblica, che aveva chiesto un aumento dell’importo da 350 a 400 euro: la donna aveva sostenuto di dover fronteggiare maggiori costi, ma il suo reddito, a differenza di quello dell’ex marito, era rimasto stabile.

Gli effetti di questa decisione potranno essere duraturi: il Tribunale ha infatti stabilito che, se nel prosieguo della causa verrà accertato che i redditi del padre non saranno tornati ai livelli precedenti, la rideterminazione dell’assegno avrà effetto retroattivo; altrimenti, se ci sarà una ripresa delle sue attività professionali e dunque dei redditi conseguiti, la modifica stabilita avrà carattere temporaneo.

Sulla decisione ha influito anche il fatto che l’uomo deve anche sostenere mensilmente il pagamento del canone di affitto della casa familiare, acquistata in comproprietà ma assegnata alla madre, collocataria dei minori, e del 50% della rata del mutuo per lo stesso immobile. Il suo reddito dunque era gravato anche da queste spese, oltre a quelle relative all’assegno di mantenimento.

Al di là della vicenda specifica, il criterio generale è che la riduzione dell’assegno di mantenimento può realizzarsi quando avviene un mutamento significativo nelle rispettive condizioni economiche delle parti, cioè i due ex coniugi: potrà essere un peggioramento di quelle del soggetto obbligato al pagamento, come nel caso che abbiamo analizzato, ma anche un miglioramento, che legittimerebbe la richiesta di un aumento.

Il cambiamento delle condizioni economiche, quindi, va esaminato non singolarmente ma con reciprocità, sia dal lato della parte che versa l’assegno sia nella prospettiva di colui o colei che lo riceve, in modo da verificare se ci sia stata un’alterazione rispetto alle condizioni originarie in base alle quali era stato fissato l’originario ammontare della somma.

Tutte queste circostanze (insieme ad altri fattori ancora, come le mutate esigenze dei figli) giocano in favore della revisione dell’assegno di mantenimento, che può portare alla rideterminazione dell’importo periodicamente dovuto.

E non vi è dubbio che la crisi economica provocata dalla pandemia di Covid-19 possa comportare conseguenze serie e durature sulla capacità economica dell’obbligato al pagamento, ad esempio quando c’è la perdita del posto di lavoro o la riduzione consistente del giro d’affari e dei ricavi: proprio in tali casi il Coronavirus consente la revisione dell’assegno di mantenimento.


note

[1] Tribunale di Terni, sez. I Civile, ord. 16 luglio 2020.


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