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Pavimentazione del cortile: serve il permesso di costruire?

29 Ottobre 2020 | Autore:
Pavimentazione del cortile: serve il permesso di costruire?

Se la superficie è di modeste dimensioni e viene rispettato l’indice di permeabilità, è necessario chiedere l’autorizzazione al Comune?

Hai lo spazio esterno della tua casa sterrato o erboso ma vorresti renderlo più «presentabile» in modo che dia un’idea più ordinata e più pulita. Tuttavia, ti chiedi se puoi fare di testa tua oppure ci sono dei criteri tecnici da seguire. E, soprattutto, se per la pavimentazione del cortile serve il permesso di costruire.

Tutto dipende dalle dimensioni dell’area, dai materiali che usi e dal rispetto dell’indice di permeabilità, cioè della capacità che il terreno avrà dopo la pavimentazione del cortile di assorbire e filtrare l’acqua piovana. La sede catanese del Tar di Sicilia si è occupata recentemente di questo tema, stabilendo che proprio i fattori appena citati possono determinare se e quando chiedere un permesso al Comune per poter dare una sistemata al terreno, magari con delle piastrelle in cotto o con gli autobloccanti. La superficie su cui intervenire e il tipo di opera da realizzare decidono se per la pavimentazione del cortile serve il permesso di costruire oppure no. Vediamo.

Pavimentazione cortile: quali soluzioni?

De gustibus non est disputandum, dicevano i latini. «I gusti sono soggettivi e ognuno ha diritto ad avere i suoi, per quanto strani possano sembrare agli altri», traduce la Treccani. Insomma, ciascuno può fare la pavimentazione del cortile come gli pare, a seconda del materiale che ritiene più opportuno. Purché, come si diceva prima rispetti l’indice di permeabilità, di cui ci occuperemo tra poco.

Non va trascurata, comunque, la componente climatica della zona in cui si vive. Quell’indice di permeabilità appena citato è particolarmente importante soprattutto se si abita in una zona molto piovosa o con abbondanti nevicate, il che richiede un terreno con una buona capacità di assorbimento. Certo, non sarebbe opportuno in un’area come questa fare una pavimentazione che impedisce il corretto drenaggio dell’acqua.

In generale, ci sono diverse tecniche. Dalla gettata in calcestruzzo ricoperto di ghiaia alle beole, dal porfido agli autobloccanti fino alle piastrelle in agglomerato. Ammesso e non concesso, ovviamente, che si voglia escludere un prato fatto bene che, però, richiede maggior cura.

Pavimentazione cortile: l’indice di permeabilità

Va bene permettere al terreno di assorbire l’acqua piovana, ma senza esagerare. Ci vuole un giusto equilibrio nell’impermeabilizzazione del suolo. A tal proposito, i regolamenti urbanistici fissano un limite di superficie da lasciare libero per il drenaggio della pioggia. Si tratta, in particolare, del rapporto o indice di permeabilità (contrassegnato dalla sigla Ip) che stabilisce la quantità minima di superficie permeabile del lotto, priva di costruzioni in modo che l’acqua possa filtrare più facilmente.

Oltre ai regolamenti urbanistici dei Comuni, c’è una normativa nazionale secondo cui quando viene realizzato un nuovo edificio o quando un immobile viene ampliato, la superficie permeabile deve essere almeno il 25% della superficie edificabile. I Comuni possono aumentare questa percentuale, ma non ridurla.

Pavimentazione cortile: serve il permesso?

Quando si deve effettuare un intervento modesto di pavimentazione di un cortile, il permesso di costruire non serve. L’autorizzazione è necessaria solo se si trasforma l’assetto del territorio e lo stato dei luoghi attraverso opere murarie al posto del verde. Lo ha stabilito la sede di Catania del Tar Sicilia [1].

Significa che chi vuole sistemare l’area esterna della propria villetta, ad esempio, con mattonelle di cotto in argilla, può farlo tranquillamente senza essere costretto a rimuoverle successivamente quando si tratta ad esempio, di un cortile di appena 15 metri quadrati. Secondo la sentenza del Tribunale amministrativo, un lavoro del genere in uno spazio come quello non comporta una trasformazione urbanistica ed edilizia tendenzialmente permanente.

Come detto, deve essere comunque rispettato l’indice minimo di permeabilità del 25% rispetto alla superficie edificabile. E, sempre secondo i giudici siciliani, il permesso non occorre quando è escluso che l’intervento di pavimentazione del cortile finisca per urbanizzare il terreno, il che succede solo quando il suolo non edificato (il cortile, per l’appunto) risulta trasformato in modo irreversibile a causa delle dimensioni dell’area e del materiale utilizzato. Nella specie l’impatto dell’opera deve ritenersi «modestissimo».


note

[1] Tar Sicilia, sede Catania, sentenza 1934/2020.


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