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5 cose da aspettarsi se si studia giurisprudenza

1 Settembre 2020 | Autore:
5 cose da aspettarsi se si studia giurisprudenza

Corso di studi in legge: cosa gli studenti devono sapere nel momento in cui iniziano a studiare per la laurea. 

Quando studiavo legge si diceva: «Diritto privato, mezzo avvocato». Mai nulla di più falso. Quel tomo era solo l’inizio di una lunga salita che avrebbe trovato poi nella procedura civile e nel diritto commerciale i suoi massimi apici. 

In tutti gli atenei, circolano voci di corridoio non sempre attendibili. Anche i consigli di chi è già avvocato – magari frustrato dalla professione o, al contrario, inorgoglito dai traguardi raggiunti – potrebbero non rispecchiare la realtà dei fatti.

Ecco allora 5 cose da aspettarsi se si studia giurisprudenza. Le dirò senza peli sulla lingua e con un tono di ironia. Perché l’unico modo per vendicarsi nei confronti del passato è prenderlo in giro. Del resto, non c’è miglior modo di esorcizzare ciò che non si può più cambiare che raccontarlo nella sua più cruda verità. La “verità”, infatti, o tragica o ridicola. E per chi studia giurisprudenza, queste due sensazioni si accavallano quotidianamente. 

Avete voglia di farvi due risate e, nello stesso tempo, scoprire i segreti di chi si avvia alla laurea in legge? Non avete che da seguirmi in questo breve monologo.

Non è solo memoria

Chi non conosce giurisprudenza dice che è una facoltà di sola memoria. Ora, se c’è una cosa che mi è sempre mancata nella vita è proprio la memoria. Pensate che, dopo 9 anni da quando ho comprato l’auto, ancora non ho imparato la targa. Né ricordo il numero di cellulare di mia moglie. Eppure mi sono laureato con il massimo dei voti. Non ricordo come ho fatto, ma ci sono riuscito. E non solo: da quando dirigo laleggepertutti.it, ricordo ancor più facilmente tutti i precedenti della giurisprudenza. 

Questo mi porta a pensare due cose. Innanzitutto che la memoria viene spontanea per ciò che si ama. E io non amo i numeri, come quelli della targa o di un cellulare (al contrario della mia auto e di mia moglie), ma amo il mio attuale lavoro. C’è chi ricorda perfettamente le ripetizioni che ha fatto in palestra, ma poi ha difficoltà a ricordare il termine di prescrizione del risarcimento del danno. Mio padre si è sempre rifiutato di imparare il mondo dei computer e ogni volta che gli spiego come si fa a chiudere il pc devo ricominciare da capo. Ciò è indice della sua idiosincrasia, se non proprio un odio, per le nuove tecnologie che lo hanno di fatto spodestato dal suo tradizionale lavoro. Risultato: se amerete ciò che state studiando, la memoria verrà da sé senza sforzi. E questo vale per giurisprudenza, come per medicina (facoltà non meno mnemonica), ingegneria e così via. 

Provate a confrontare la memoria dei ragazzi con quella delle ragazze: i primi ricorderanno a memoria i modelli dei processori per computer o delle telecamere, le formazioni delle squadre di calcio, i nomi delle band musicali; le seconde invece le date dei compleanni o del telefono delle loro amiche, le ricorrenze speciali e tutto ciò che è collegato con il loro fantastico mondo. E lo faranno senza alcuno sforzo.

In secondo luogo, il diritto è un po’ come la matematica. Anzi, con questa ha in comune la logica. Una volta compresa la premessa di un argomento sarà molto facile ricordare tutti i dettagli, applicandoli al caso pratico. 

Il diritto del resto è una regolamentazione della vita quotidiana che ha origine proprio dall’osservazione del comportamento della gente. Del resto, siamo noi stessi a sforzarci, il più delle volte, a disciplinare i nostri rapporti interpersonali, coi familiari o i terzi secondo le regole della morale, della religione e del vivere civile. La legge, a volte, parte proprio da ciò che la gente avverte come giusto, da ciò quindi che è già dentro di noi. 

Quando arrivano gli esami difficili

Se in molte università il brutto arriva all’inizio, mentre dopo si applicano i principi già imparati, in giurisprudenza è l’esatto contrario: prima ti fanno credere che è tutto rosa e fiori – con esami come diritto costituzionale, filosofia del diritto, economia politica – e poi “ti tirano la mazzata” con le due procedure o con argomenti come il diritto amministrativo o quello commerciale. Ed ecco che, proprio quando senti la laurea in pugno e ti avvii a chiedere il titolo della tesi al prof, ti accorgi di dover affrontare quello che, nel linguaggio dei gamer, è il “boss finale”. 

Civile o penale: cosa è più difficile?

È difficile ciò che non piace. Un po’ come la memoria. E a me non è mai piaciuto il diritto penale. Ma stranamente l’ho trovato molto più facile: sia per quanto attiene il diritto sostanziale che per quanto riguarda la procedura. 

I civilisti devono conoscere tante sottomaterie come il diritto commerciale, il diritto del lavoro, matrimoni e divorzi, il condominio, le successioni, la proprietà, i contratti. Ciascuna di queste, peraltro, ha un proprio mondo e una sua specializzazione. 

Il diritto penale, invece, a fronte di numerosi reati catalogati in base all’oggetto della tutela che l’ordinamento presta, non presentano la stessa ampiezza.

Quanto ci vuole per preparare un esame?

Troverete sempre qualcuno pronto a dirvi di aver superato l’esame nonostante abbia studiato due soli giorni mentre voi avete speso quattro mesi della vostra preziosa giovinezza. 

Se la notizia fosse vera – ma è solo una delle tante bugie che incontrerete nella vita – sappiate che chi dedica poco tempo a un esame lo dimenticherà in altrettanto poco tempo. E non c’è nulla di peggio di sprecare completamente anche solo 48 ore. Invece, a voi rimarrà qualcosa, quantomeno la consapevolezza che ogni traguardo necessita di sofferenza ed è una prova di forza. È un po’ come la dieta forzata dei sette giorni prima della prova costume rispetto a chi si allena un anno intero. 

La laurea serve?

C’è chi dice ironicamente che una moglie e una laurea in legge non si negano a nessuno. Peraltro, le università online hanno contribuito a inflazionare questo antico titolo accademico. Questo vuol dire che, per distinguervi dalla massa, dovrete ottenere il massimo dei risultati. Un tempo, i giovani si distinguevano per il coraggio che mostravano in guerra, oggi per il voto di laurea. Inutile dire che la laurea è solo un pezzo di carta. Al contrario. Funziona un po’ come le analisi del sangue, che vi dicono che siete sani, che vi fanno stare più sereni perché consapevoli che il vostro fisico è sano e robusto. La laurea vi ricorderà sempre che, un giorno, anche voi ce l’avete fatta. 

Ma non basta la vostra consapevolezza. Dovete anche vincere la concorrenza sul mercato. Che è sempre più dura e spietata. Ragion per cui dovete ottenere anche un buon voto, che sia la base per i successivi studi che l’attività lavorativa vi imporrà.

Quale attività? Non solo l’avvocato. Potrete fare i giornalisti, i consulenti aziendali, gli addetti all’ufficio legale di una società, ma anche partecipare a concorsi nella pubblica amministrazione o nelle forze dell’ordine ed avere una preparazione maggiore rispetto ai vostri rivali. 

Ironia della sorte, non dimenticate in ultimo che, proprio dopo aver conseguito la laurea, specie se deciderete di cimentarvi nella professione di avvocato (lo stesso dicasi per la magistratura), andrete incontro a un vero e proprio vuoto di memoria totale. Dovrete così ristudiare tutto daccapo. A meno che, appunto, l’università non sia stata affrontata con la dovuta serietà e impegno. 



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