Riforma intercettazioni: le nuove norme

1 Settembre 2020 | Autore:
Riforma intercettazioni: le nuove norme

Cosa cambia con la disciplina in vigore dal 1° settembre: potenziamento dei trojan, più attenzione alla privacy, controlli del Pm e diritti della difesa.

Da oggi è in vigore la nuova disciplina sulle intercettazioni: dopo il rinvio dovuto all’emergenza Coronavirus, il Decreto Legge approvato dalla Camera a febbraio entra a regime e diventa operativo.

L’iter parte da lontano: l’iniziale riforma Orlando, dal nome del guardasigilli del 2018, è stata poi modificata dall’attuale ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e ora prevede un utilizzo più intenso degli strumenti investigativi.

Le principali novità riguardano l’uso dei trojan (i captatori informatici di conversazioni), l’estensione dei poteri e dei compiti del pubblico ministero, la modifica della conservazione delle registrazioni e delle possibilità di accesso della difesa ai contenuti delle conversazioni intercettate dalle Procure.

Analizziamo in dettaglio questi aspetti, tenendo presente che le nuove disposizioni si applicano per i procedimenti penali iscritti a partire dal 1° settembre 2020 mentre per le indagini già avviate ed in corso rimangono valide le precedenti regole.

L’uso dei trojan

Il captatore informatico era già utilizzato nei reati contro la pubblica amministrazione; adesso la possibilità si estende per i reati commessi non solo dai pubblici ufficiali, ma anche dagli incaricati di pubblico servizio.

Il decreto che autorizza l’impiego dei trojan per le intercettazioni dovrà motivare le ragioni che rendono necessario utilizzare questo strumento.

In ogni caso, vista la particolare invasività dello strumento, il decreto di autorizzazione al suo impiego dovrà rendere evidenti le ragioni che ne hanno giustificato l’adozione, in luogo degli strumenti ordinari di captazione delle comunicazioni.

Gli strumenti informatici

A livello tecnico, potranno essere utilizzati solo i programmi informatici dotati dei requisiti stabiliti con decreto del ministro della Giustizia.

Intanto, il dicastero di via Arenula rende noto di aver investito 60 milioni di euro, destinati all’adeguamento dei sistemi informatici e dei locali, al rafforzamento della sicurezza fisica ed alla formazione dedicata, alla logistica e al monitoraggio delle attività svolte.

Sono già state allestite 140 sale Centro Intercettazioni Telecomunicazioni (Cit) dotate di rete dedicata e cablaggio. In ogni sala, è installato il server ministeriale e il software per la gestione dell’archivio digitale multimediale.

Sono 700 i server ed i rack dedicati alle intercettazioni; oltre 1100 i personal computer destinati alle sale d’ascolto e circa 3.500 le persone coinvolte nella formazione specifica, tra personale amministrativo, magistrati e polizia giudiziaria.

I controlli del Pm 

Il pubblico ministero – e non più la polizia giudiziaria, come è avvenuto finora – dovrà selezionare quali sono le intercettazioni rilevanti per il procedimento, destinate ad essere trascritte e a confluire negli atti.

Ma il pm dovrà anche vigilare sull’integrità delle conversazioni acquisite durante le operazioni, specialmente per quelle captate con il trojan e il cui contenuto viene trasmesso per via telematica dalla polizia giudiziaria incaricata di eseguire le operazioni, in maniera da prevenire qualsiasi alterazione o diffusione non autorizzata.

Una particolare attenzione è dedicata alle possibili interferenze nella privacy: il magistrato inquirente dovrà assicurare il delicato equilibrio tra la tutela della riservatezza delle persone coinvolte e le esigenze investigative.

È il nodo su cui si giocherà la validità della riforma: le nuove norme dispongono che non dovranno essere trascritte le conversazioni relative a dati sensibili per la privacy e neppure quelle che appaiono idonee a danneggiare la reputazione dei soggetti intercettati.

I diritti della difesa

Tutto il materiale intercettato dovrà confluire, entro il termine massimo di 5 giorni dalla conclusione delle operazioni, in un apposito archivio digitale.

I difensori riceveranno l’avviso dalla Procura per poter esaminare gli atti ed ascoltare le registrazioni, accedendo a questo archivio anche per via telematica.

Così sarà garantita la possibilità per la difesa di venire a conoscenza dei contenuti intercettati dalla pubblica accusa, salvi i casi in cui dal deposito dovesse derivare un grave pregiudizio alle indagini, nel qual caso l’avviso sarà ritardato, come già attualmente avviene, non oltre il termine di chiusura delle indagini preliminari.

Le difese nella prima fase potranno soltanto ascoltare i flussi di comunicazione ma non estrarne copia; in seguito, nell’apposita “udienza stralcio” appositamente fissata, il giudice procederà, nel contraddittorio con le parti (o d’ufficio in caso di assenza di richieste), alla selezione del materiale ritenuto rilevante per il procedimento penale instaurato, escludendo invece tutti i contenuti irrilevanti.

A quel punto, i difensori potranno estrarre copia delle trascrizioni cartacee e delle registrazioni informatiche su idonei supporti digitali e su questo materiale potranno svolgere tutte le operazioni necessarie, come le consulenze tecniche di parte.

Le conversazioni intercettate potranno essere utilizzate anche in procedimenti diversi da quelli in cui le intercettazioni sono state autorizzate, ma solo per i reati per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza e che comunque rientrano nei limiti di ammissibilità previsti dal codice di procedura penale, che rimangono inalterati.



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