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Titoli acquistati da un solo coniuge in comunione dei beni

2 Settembre 2020
Titoli acquistati da un solo coniuge in comunione dei beni

Depositi e investimenti effettuati singolarmente dai coniugi in comunione dei beni: che fine fanno in caso di separazione?

Si è prospettato il problema della proprietà dell’investimento – fatto con denaro depositato sul conto intestato a un solo coniuge – in titoli, azioni e obbligazioni ed in altri strumenti di investimento offerti dal mercato finanziario. A chi appartengono tali titoli in caso di coppia sposata in regime di comunione dei beni? E, in secondo luogo, qualora il coniuge che ha effettuato l’investimento provveda alla vendita dei suddetti titoli, riscuotendo il relativo prezzo in denaro, quali pretese può accampare l’altro su tali somme una volta intrapresa la causa di separazione?

A spiegare le regole dei titoli acquistati da un solo coniuge in comunione dei beni è una recente ed interessante ordinanza della Cassazione [1]. Di tanto parleremo nel seguente articolo. 

A chi appartiene il denaro depositato sul conto corrente di uno dei coniugi?

Come noto, tutti i beni acquistati durante il matrimonio cadono in comunione, ossia appartengono ad entrambi i coniugi, a meno che gli stessi abbiano espressamente optato per il regime di separazione dei beni. 

Le norme del Codice civile sulla comunione dei beni sono generiche e non contengono una specifica indicazione di quali beni possano effettivamente formare oggetto della comunione stessa. 

Mettiamo allora che il marito decida di impiegare una somma depositata sul proprio conto corrente per acquistare dei Bot, dei Btp, delle obbligazioni e delle azioni di società quotate sul mercato mobiliare. Lo scopo è quello di effettuare un investimento che possa remunerarlo con un tasso di interesse superiore a quello garantito dal semplice conto corrente. Quali diritti potrà accampare la moglie su tali beni?

Partiamo da un concetto molto importante e rispondiamo alla seguente domanda: a chi appartiene il denaro depositato sul conto corrente personale di uno dei coniugi sposato tuttavia in regime di comunione dei beni? Tipico è il caso dei proventi derivati dall’attività lavorativa individuale (si pensi allo stipendio accreditato dall’azienda a fine di ogni mese sul conto del dipendente). 

Ebbene, la legge stabilisce che tali somme non entrano subito nella comunione, per cui restano nell’esclusiva disponibilità del percettore, ma vanno divise in caso di separazione della coppia. 

Per cui, se il marito ha sul conto corrente 100mila euro può farne ciò che vuole, tenendo però conto che:

  • tutto ciò che viene acquistato, anche individualmente, nel corso del matrimonio, entra nella comunione (salvo si tratti di beni personali come l’abbigliamento o quelli destinati alla propria attività lavorativa);
  • se la coppia si separa, l’eventuale saldo attivo del conto andrà diviso con l’altro coniuge.

Da tale disciplina resta escluso solo:

  • il denaro di cui il coniuge è proprietario sin da prima del matrimonio;
  • il denaro acquisito dal coniuge a titolo gratuito, per donazione o per successione;
  • il denaro ottenuto a titolo di risarcimento del danno;
  • il denaro ricevuto a titolo di pensione attinente alla perdita totale o parziale della capacità lavorativa;
  • il denaro ottenuto a titolo di prezzo del trasferimento di beni personali.

Tali tipologie di somme non confluiscono nella comunione, neanche in caso di separazione della coppia.

Acquisto di titoli, azioni e obbligazioni: di chi è l’investimento?

Possiamo ora affrontare il secondo gradino della questione: a chi appartengono gli investimenti fatti da uno dei due coniugi in comunione con il denaro depositato sul proprio conto? Secondo dottrina e giurisprudenza [2], la comunione non ricade solo sui beni materiali (ad esempio, un armadio, una televisione, un’automobile), ma anche sui titoli di credito. Pertanto, fanno parte della comunione dei beni tutti quei diritti che possono essere configurati come investimenti e abbiano di conseguenza una loro valenza patrimoniale. 

Risultato: il denaro personale, ove impiegato per un investimento mobiliare, comporta la caduta dell’investimento medesimo in comunione (salvo che non si tratti di denaro ricadente in una delle categorie prima elencate che non rientrano nella comunione). 

Come chiarito dalla Cassazione, «l’acquisto di obbligazioni societarie, comportando l’impiego del denaro, derivante dall’attività personale e separata di uno dei coniugi, in un bene giuridico diverso costituente una forma d’investimento, trasforma tali proventi dell’attività separata» in “qualcosa di diverso” che, secondo le regole generali poste dal Codice civile, entra immediatamente a far parte della comunione legale dei coniugi.

Che succede se il coniuge vende i titoli prima della separazione?

La comunione legale comporta che, se uno dei due coniugi vende uno dei beni ricadenti nella comunione medesima, ha l’obbligo di indennizzare l’altro per il 50% del valore di tale bene oppure lo deve nuovamente conferire alla comunione. 

Tale principio viene applicato anche in caso di vendita dei titoli di investimento da parte di un solo coniuge senza il consenso dell’altro. 

Pertanto, il prezzo ricavato dalla vendita di strumenti finanziari acquistati da un coniuge durante la vigenza della comunione legale dei beni appartiene al patrimonio comune di entrambi i coniugi; tanto più se tale vendita avviene senza informare l’altro coniuge. 

Detto in parole più semplici, se la coppia si separa, il ricavato della vendita dei titoli di investimento fatta da un solo coniuge va diviso con l’altro al 50%.

Come detto nel precedente paragrafo, infatti, è pacifico che se, durante la vigenza del regime di comunione legale, i coniugi (insieme o separatamente) procedano all’acquisto di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni di investimento, eccetera) tale acquisto viene assoggettato al regime di comunione legale dei beni. Non rileva la provenienza del denaro utilizzato, perché il risultato è sempre identico, vale a dire l’assoggettamento dell’acquisto al regime di comunione legale: e ciò vale anche per il denaro personale di uno dei due coniugi.

Pertanto, se si è effettuato, in vigenza di comunione legale, un acquisto di strumenti finanziari, i quali vengano con ciò assoggettati al regime di comunione legale dei beni, la loro vendita provoca la sottoposizione al regime di comunione del denaro incassato. La vendita dovrebbe avvenire, invero, con il consenso di entrambi i coniugi: se però uno dei coniugi procede alla vendita degli strumenti finanziari all’insaputa dell’altro coniuge, quest’ultimo non può invalidare la vendita, ma può comunque pretendere che il prezzo sia riversato alla comunione legale. 


note

[1] Cass. ord. n. 18156 del 1.09.2020.

[2] Cass. sent. n. 21098/2007. Cfr. Anche Cass. n. 5172/1999; Cass. n. 9355/1997; e Cass. n. 7437/1994.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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