Diritto e Fisco | Articoli

Dimissioni giusta causa: preavviso

4 Settembre 2020
Dimissioni giusta causa: preavviso

Quando è il datore di lavoro a condurre il lavoratore a dimettersi, al recesso del dipendente si applicano delle regole speciali.

Hai subito molestie sessuali sul luogo di lavoro? Sei vittima di mobbing? Sei stato trasferito in un’altra sede di lavoro senza motivo? In questi e molti altri casi il lavoratore ha la possibilità di dimettersi dal rapporto di lavoro per giusta causa. Dimettersi per giusta causa significa lasciare il posto di lavoro in tronco e chiedere al datore di lavoro il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Nell’ipotesi delle dimissioni giusta causa, infatti, il lavoratore non è tenuto a rispettare il preavviso. Nella gran parte dei casi, tuttavia, il dipendente che sceglie di avventurarsi su questo terreno deve sapere che, molto probabilmente, per vedere tutelati i propri diritti dovrà fare causa al datore di lavoro.

Che cosa sono le dimissioni nel rapporto di lavoro?

Come qualsiasi rapporto contrattuale, anche il rapporto di lavoro ha un inizio e ha una fine. La stessa libertà contrattuale che consente al datore di lavoro ed al lavoratore di decidere di avviare una nuova collaborazione professionale e di firmare, dunque, il contratto di lavoro, consente alle parti, anche, di recedere dal rapporto di lavoro.

Nel contratto di lavoro, il recesso della parte assume una denominazione diversa a seconda del soggetto che lo esercita. Se a decidere di chiudere il rapporto è il datore di lavoro parliamo di licenziamento. Se, invece, a sfilarsi è il lavoratore parliamo di dimissioni.

Il lavoratore può sempre decidere di rassegnare le dimissioni volontarie dal rapporto di lavoro per le più svariate motivazioni. Non è previsto, infatti, alcun obbligo di motivazione. L’unico obbligo giuridico che il lavoratore dimissionario deve rispettare è il preavviso di dimissioni.

Che cos’è il preavviso di dimissioni?

La legge [1] prevede che il lavoratore, quando decide di recedere dal rapporto di lavoro, debba rispettare il periodo di preavviso di dimissioni previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro. Il lavoratore, dunque, non può dimettersi in tronco, dall’oggi al domani, ma deve comunicare le dimissioni con un certo preavviso al fine di consentire al datore di lavoro di organizzare l’uscita del lavoratore e di sostituirlo adeguatamente, limitando il disagio che le dimissioni comportano.

Se hai intenzione di dimetterti dal posto di lavoro e vuoi sapere quanti giorni o mesi di preavviso di dimissioni devi rispettare è necessario consultare il contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto. La durata del preavviso, infatti, non è sempre uguale ma dipende da diversi fattori tra i quali, in particolare, l’anzianità di servizio del lavoratore ed il suo livello di inquadramento.

Cosa sono le dimissioni per giusta causa?

Le cose cambiano quando il lavoratore rassegna le dimissioni per giusta causa. In questo caso, la decisione di uscire dal rapporto di lavoro non deriva dalla volontà del dipendente ma dal fatto che il datore di lavoro, in spregio agli obblighi che gli derivano dal rapporto lavorativo, ha posto in essere un comportamento talmente grave da non permettere al dipendente di continuare a lavorare neanche per un momento.

La nozione di giusta causa fornita dalla legge [2] è una nozione generica nella quale, teoricamente, potrebbe rientrare qualsiasi comportamento scorretto del datore di lavoro che rende improseguibile il rapporto di lavoro per il dipendente. Analizzando le sentenze dei giudici, tuttavia, è possibile individuare alcuni comportamenti datoriali che integrano la fattispecie di giusta causa. Tra questi troviamo:

  • mancato pagamento della retribuzione;
  • comportamento ingiurioso nei confronti del dipendente;
  • notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di una cessione d’azienda o di un ramo di essa;
  • trasferimento del lavoratore in un altro luogo di lavoro senza motivazione;
  • mobbing;
  • molestie;
  • demansionamento.

In caso di dimissioni per giusta causa, il lavoratore è esonerato dal rispetto del preavviso di dimissioni e può, dunque, dimettersi con effetto immediato. Sarà il datore di lavoro a dovergli versare l’indennità sostitutiva del preavviso in quanto la fine del rapporto è ascrivibile ad una condotta datoriale.

Nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, il datore di lavoro contesta la presenza della giusta causa di dimissioni e considera le dimissioni illegittime in quanto irrispettose del periodo di preavviso. In queste situazioni, il datore di lavoro è solito trattenere dalle spettanze di fine rapporto l’indennità sostitutiva del preavviso. Per vedere tutelati i propri diritti e accertare che, nel caso specifico, è presente una ipotesi di giusta causa di dimissioni, il lavoratore dovrà presentare un ricorso al giudice del lavoro e chiedere l’accertamento della giusta causa di dimissioni, con i dovuti provvedimenti consequenziali.


note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube