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Quanto dura la Naspi?

30 Ottobre 2020
Quanto dura la Naspi?

In caso di perdita involontaria del lavoro il disoccupato può ricevere una specifica indennità di disoccupazione a carico dell’Inps.

Sei stato licenziato? Ti hanno proposto il trasferimento in una sede di lavoro molto lontana e lo hai rifiutato? Ti sei dimesso a causa di un gravissimo comportamento del datore di lavoro? In questi casi, la perdita del lavoro determina il diritto del lavoratore a percepire l’indennità di disoccupazione a carico dell’Inps. Tale prestazione a sostegno del reddito oggi viene detta Naspi.

Ma quanto dura la Naspi? Per quanto tempo il lavoratore può contare sulla tutela del proprio reddito? Come vedremo, la durata della Naspi non è fissa ma dipende dalla storia contributiva e lavorativa del lavoratore nel periodo che precede l’inizio dello stato di disoccupazione.

Che cos’è l’indennità di disoccupazione?

Quando si perde il lavoro, delle nubi scure si addensano sulla vita del lavoratore e della sua famiglia. Attraverso il lavoro, infatti, la famiglia riesce ad ottenere quel reddito mensile necessario a sostenere tutte le spese che la vita moderna rende necessarie.

Perdere il lavoro significa, dunque, essere incapaci di far fronte alle esigenze della vita quotidiana. Proprio alla luce di questo, la legge [1] prevede che, in caso di perdita involontaria del lavoro, vi sia un sostegno economico per il disoccupato a carico dell’Inps. L’indennità di disoccupazione, che è lo strumento preordinato a perseguire tale finalità, ha assunto, nel corso del tempo, diverse denominazioni. Allo stato attuale, la disoccupazione viene detta Naspi, che sta per Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego.

Chi può ottenere la Naspi?

Non c’è alcun automatismo, tuttavia, tra perdita del lavoro e ottenimento della Naspi. Innanzitutto non sempre la perdita del lavoro dà diritto a ricevere la disoccupazione.

Per prendere la disoccupazione, infatti, la perdita del lavoro deve essere involontaria.

La Naspi, dunque, spetta solo in caso di:

  • licenziamento;
  • dimissioni per giusta causa [2];
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del lavoratore a trasferirsi in una sede di lavoro che dista più di 50 km dalla propria residenza o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici con oltre 80 minuti di viaggio;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sottoscritta di fronte all’Ispettorato territoriale del lavoro nell’ambito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo [3].

Se il lavoratore, dunque, si dimette volontariamente o risolve consensualmente il rapporto di lavoro, al di fuori dei casi e delle eccezioni appena visti, non prenderà la Naspi. Inoltre, solo i lavoratori subordinati possono accedere alla Naspi.

La Naspi spetta solo ai lavoratori subordinati, compresi:

  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Non possono, invece, accedere alla disoccupazione:

  • i dipendenti pubblici a tempo indeterminato;
  • gli operai agricoli assunti sia a tempo determinato che indeterminato;
  • i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • i lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento;
  • i lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità (se non optano per la Naspi).

Naspi: requisito contributivo e lavorativo

Il diritto alla Naspi è, inoltre, subordinato al possesso di due requisiti che riguardano la storia recente lavorativa del disoccupato.

In particolare, per prendere la Naspi, il lavoratore deve aver versato nei 4 anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione volontaria (requisito contributivo).

Inoltre, nei 12 mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore deve aver lavorato effettivamente per almeno 30 giorni di effettivo lavoro (requisito lavorativo).

Ne consegue che un giovane che è entrato da poco nel mondo del lavoro e perde involontariamente il posto, potrebbe non avere diritto ad alcuna tutela.

Quanto dura la Naspi?

La Naspi persegue l’obiettivo di tutelare il reddito del lavoratore e della sua famiglia nel tempo strettamente necessario a trovare un nuovo impiego. Per questo la Naspi non può durare in eterno.

La legge prevede che la Naspi spetta per un periodo pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria versate dal lavoratore nei 4 anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione. Ne consegue che, se il lavoratore nei 4 anni che precedono la perdita del lavoro è stato sempre occupato, la Naspi può essere percepita per un periodo massimo di 24 mesi.

Durante questo periodo, in ogni caso, il lavoratore deve partecipare attivamente alle iniziative di reimpiego promosse nei suoi confronti dal Centro per l’Impiego, pena la possibile perdita del diritto all’indennità di disoccupazione.


note

[1] Art. 1, D.lgs. 4 marzo 2015, n. 22.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 7, L. 604/1966.


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