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Lavoro dipendente e partita iva: si può fare?

2 Settembre 2020
Lavoro dipendente e partita iva: si può fare?

È ammessa l’attività autonoma del lavoratore dipendente?

In alcune circostanze, i turni di lavoro consentono ai dipendenti di disporre di svariate ore di tempo libero, specie per chi è in smart working. Ci si chiede allora come sfruttare tale opportunità con un secondo lavoro, magari aprendo un’attività autonoma e dotandosi di una propria partita Iva. 

Si pensi a un dipendente che, svolgendo attività serale per un’azienda, voglia, nelle restanti ore del giorno, dedicarsi alla propria passione per la fotografia o per l’informatica e ricavarne un ulteriore sostegno economico oppure intende aprire un’azienda di ristrutturazioni e assumere del personale a cui delegare le varie commesse in propria assenza. 

Di qui il quesito che, in tali ipotesi, viene di norma posto al consulente legale: sono tra loro compatibili il lavoro dipendente e la partita Iva? Si può svolgere un’attività autonoma con una subordinata? Cercheremo di scoprirlo qui di seguito.

Due lavori dipendenti nello stesso tempo

Prima di spiegare se si può avere un lavoro dipendente e una partita Iva, occupiamoci del più frequente caso del “doppio lavoro” ossia di due contratti di lavoro subordinato svolti nello stesso momento. 

La legge, a riguardo, stabilisce dei limiti di orario che un dipendente può svolgere quando assume due o più incarichi. Astrattamente, è quindi possibile il doppio lavoro a condizione che tali tetti non vengano sforati e che non venga violato il dovere di fedeltà prestando le proprie mansioni per due aziende in concorrenza tra loro. Ne avevamo già parlato in “Posso avere due lavori contemporaneamente?” e in “Quanti contratti di lavoro posso avere?“.

In particolare, il dipendente può prestare servizio per un massimo di 48 ore settimanali, come media in un arco di tempo pari a 4 mesi (ad esempio, in una settimana del periodo di riferimento è possibile lavorare per 52 ore, se in un’altra settimana dello stesso periodo si lavora per 44 ore, o meno).

Inoltre, si deve godere di almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24 ore (in altri termini, ogni giorno bisogna stare fermi almeno 11 ore).

A tal fine, pertanto, il lavoratore ha l’onere di comunicare al secondo datore di lavoro l’ammontare delle ore residue in cui può svolgere la propria attività, nel rispetto dei limiti indicati, per evitare che uno dei due datori possa incorrere in una sanzione).

Ne consegue che un lavoratore non può mai avere due contratti di lavoro full time nello stesso momento visto che la somma delle ore giornaliere che entrambi i lavori imporrebbero non consentirebbe di godere delle 11 ore di riposo di seguito. Tutt’al più, sono possibili due contratti di lavoro part time. 

Lavoro dipendente e partita Iva: si può fare?

Vediamo ora se è compatibile un lavoro dipendente con l’apertura di una partita Iva per svolgere attività di lavoro autonomo. 

La prima cosa da fare, in questi casi, è leggere attentamente il Ccnl (contratto collettivo nazionale di lavoro). Se il Ccnl applicato dal datore di lavoro o il regolamento aziendale non prevedono preclusioni specifiche, è possibile aprire una parallela attività autonoma, purché venga svolta con uno spirito di correttezza, tale da evitare eventi infortunistici che possano avere effetti sulla regolare prestazione lavorativa principale come dipendente, o perfino precluderne – anche temporaneamente – l’esecuzione.

In secondo luogo, è necessario che l’attività di lavoro parallela non sia in concorrenza con il datore di lavoro: ogni dipendente ha infatti il divieto, per legge, di entrare in competizione con l’azienda che lo ha assunto. Il dovere di non concorrenza cessa dopo la fine del rapporto di lavoro subordinato a meno che non sia stato firmato un diverso patto (che va però appositamente retribuito).

Se l’attività svolta dal dipendente ha i caratteri di quella artigiana, essa richiede l’iscrizione nel relativo albo. 

Il successivo obbligo contributivo con la gestione Inps artigiani sorge solo nel caso in cui la stessa venga svolta in modo abituale e prevalente. 

L’assenza del requisito della prevalenza, invece, permette di non versare i contributi alla gestione speciale dell’Inps.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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