Coronavirus: come distinguerlo dall’influenza nei bimbi

2 Settembre 2020 | Autore:
Coronavirus: come distinguerlo dall’influenza nei bimbi

Febbre, tosse, naso che cola, perdita di gusto e olfatto, disturbi gastrointestinali: quando sono sintomi di mal di stagione e quando di Covid.

Non c’è un solo anno in cui, ad un certo punto dell’autunno/inverno, non ci sia una piccola «strage» a scuola di bambini ammalati: chi con qualche linea di febbre, chi con il raffreddore, chi con un’influenza più pesante. Questa volta, però, con la minaccia di un virus molto più serio come quello del Covid in agguato, è importante saper distinguere tra i sintomi di un banale mal di stagione e quelli che devono preoccupare i genitori per un possibile caso di coronavirus da accertare.

Si parte dal presupposto, più volte confermato dagli esperti, che nessuno è immune al Covid e che, pertanto, anche i bambini sono dei potenziali bersagli del virus. Il problema è avere la testa sufficientemente lucida per non andare nel panico quando il figlio mostra dei sintomi come la tosse o la febbre (o tutti e due insieme) e dei disturbi gastrointestinali. Cose a cui siamo abituati con i bambini quando si prendono l’influenza ma che possono essere anche un campanello d’allarme, visto che il virus dell’influenza e quello del Covid provocano nei bambini gli stessi sintomi.

Prima di effettuare la «prova del 9» con un tampone che confermi o escluda il contagio da coronavirus, occorrerà avere un occhio più attento su altri possibili disturbi come la perdita del gusto e dell’olfatto, il mal di testa e di gola, la fatica a respirare. Escluso che il bambino sia asmatico o che abbia altre patologie simili, tutti questi sintomi messi insieme possono preoccupare. A questo proposito, e per circoscrivere al massimo il rischio di una diagnosi sbagliata, i pediatri consigliano ai genitori di far vaccinare i propri figli contro l’influenza: se, nonostante il siero, compaiono sintomi come questi, sarà il caso di effettuare un test anti-Covid, perché le probabilità di contagio saranno più concrete.

Un segnale da tenere in seria considerazione, secondo gli esperti, è quello manifestato dall’insieme di più sintomi come raffreddore, febbre sopra i 37.5 gradi e disturbi gastrointestinali. A differenza del tipico quadro con un po’ di tosse e il naso che cola, caratteristico del banale raffreddore, quello che raccoglie tutti gli altri sintomi in contemporanea può portare al sospetto del coronavirus. Se, in più, il bambino perde il gusto e l’olfatto, le probabilità aumentano molto di più, soprattutto se non c’è il naso chiuso, come succede alla maggior parte delle persone contagiate dal Covid.



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1 Commento

  1. Ma credete che siamo tutti scemi? Ma da quando i bambini “sono dei potenziali bersagli del virus”?? Dopo tutta l’estate che sono a giocare insieme NESSUN BAMBINO SE Lo È PRESO IL COVID!! Tutte queste panzane per spingere con il vaccino vero? Un vaccino per un virus mutevole… Chi dice il falso è un disonesto, ma in questo caso è assai peggio.

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