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Tutto ciò che può sapere l’azienda su di te quando sei al lavoro

2 Settembre 2020
Tutto ciò che può sapere l’azienda su di te quando sei al lavoro

Controlli che il datore di lavoro può fare nei confronti dei lavoratori dipendenti: dal telefono all’email, per finire alla cronologia di navigazione su internet. 

Ci scrive un lettore dicendoci che, mentre era in ferie, il suo capo è entrato nella sua postazione di lavoro, ha aperto il computer e ha così letto le email inviate e la cronologia della navigazione. Stupito da tale comportamento, ci chiede se sia lecito o se piuttosto non violi la privacy e le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. 

Quando gli abbiamo spiegato che, a determinate condizioni, il nuovo Jobs Act consente il controllo degli strumenti di lavoro messi a disposizione dei dipendenti dall’azienda, ne è derivata una serie di improperi contro la politica e le più recenti riforme. Così abbiamo pensato di spiegare tutto ciò che può sapere l’azienda su di te quando sei al lavoro. Un campo minato, come ho già anticipato al mio amico, visto che, la riforma del lavoro ha tagliato di mezzo ogni concertazione con i sindacati. 

Vediamo, più nel dettaglio, quali sono i controlli che il datore di lavoro può fare per vigilare su un dipendente mentre svolge le sue attività.

I divieti dello Statuto dei lavoratori

Partiamo da ciò che il capo non può mai fare. Lo Statuto dei lavoratori vieta, in generale, i cosiddetti controlli a distanza, quelli cioè fatti con le telecamere se queste servono per verificare lo svolgimento dell’attività lavorativa. Il datore di lavoro non può, ad esempio, mettere un impianto video per vedere se le commesse sono servizievoli con i clienti o se gli addetti a un determinato settore chattano al computer anziché lavorare.

Le telecamere sono eccezionalmente ammesse – previo accordo con i sindacati o, in mancanza, dietro autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro – solo quando necessarie a preservare i beni dell’azienda dai furti (anche degli stessi dipendenti), dai rischi di eventuali infortuni o rapine o, infine, se indispensabili per esigenze tecnico-organizzative (si pensi alla telecamera in direzione della porta d’ingresso per controllare l’arrivo dei clienti).

In ogni caso, il dipendente deve sapere dell’esistenza della telecamera, che non può quindi essere installata a sua insaputa.

In secondo luogo, il datore di lavoro non può fare dei controlli “random” sui dipendenti a mezzo di investigatori privati sguinzagliati durante le ore di lavoro, ossia in azienda. I detective, però, possono avviare un pedinamento al termine delle mansioni, ad esempio per verificare se un dipendente in malattia sta invece giocando una partita a calcetto o sta svolgendo lavori per un’altra azienda in concorrenza.

È tuttavia possibile l’impiego di personale interno di vigilanza. In tal caso, il datore di lavoro è obbligato a comunicare ai lavoratori interessati i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza sull’attività lavorativa e sul comportamento del lavoratore di cui si avvale. 

È stato ritenuto lecito l’utilizzo di un falso cliente per verificare se il dipendente alla cassa sta svolgendo regolarmente il suo lavoro e non si sta appropriando di somme di denaro senza emettere lo scontrino [1].

Controllo dello stato di salute dei dipendenti

Il datore di lavoro e l’Inps possono controllare lo stato di malattia del lavoratore solo mediante apposite strutture sanitarie pubbliche: le Asl e l’Inps (quale ente erogatore dell’indennità economica di malattia).

Il datore di lavoro, però, può sempre chiedere la visita medica di controllo quando il dipendente è malato. È la cosiddetta visita fiscale. Tanto al fine di verificare l’effettivo stato di salute del lavoratore.

Controllo email

Da quando è stato approvato il Jobs Act, l’azienda può controllare gli strumenti di lavoro affidati ai dipendenti come l’email, il tablet ed i cellulari. Lo può fare anche senza l’accordo coi sindacati. Ma di tanto il lavoratore deve essere messo al corrente in anticipo. 

Il datore di lavoro può quindi chiedere al dipendente di fornirgli la password di accesso. Difatti, l’account di posta aziendale non è uno strumento privato in uso esclusivo del lavoratore. Il datore di lavoro, in assenza del dipendente, potrebbe avere necessità di leggere le email in entrata per motivi inerenti all’attività di impresa. Egli dovrà, però, avvisare il lavoratore di questa possibilità e limitarsi alla lettura delle email necessarie per le finalità aziendali [2].

Cronologia di navigazione in internet  

Il datore di lavoro è libero di porre blocchi al browser per impedire la navigazione del dipendente su specifici siti (si pensi ai social network). Oltre a ciò, il datore può controllare il traffico del dipendente, analizzando la cronologia, i cookies e tutte le attività da questi svolte con il computer aziendale. Ma ciò solo a patto che il controllo non sia sistematico e che i dipendenti siano stati preventivamente informati, attraverso una policy aziendale [3]. 

L’utilizzo di internet da parte dei lavoratori può, quindi, formare oggetto di analisi, profilazione e integrale ricostruzione mediante elaborazione di log file della navigazione web, ottenuti, ad esempio, da un proxy server o da un altro strumento di registrazione delle informazioni.

Il datore deve in ogni caso pubblicare un regolamento interno ove si individuano i comportamenti tollerati e quelli non; in quali siti non è possibile navigare; in quale misura è consentito utilizzare anche per ragioni personali l’email o il computer aziendale; quali informazioni sono memorizzate temporaneamente e chi vi può accedere; se e per quali ragioni il datore di lavoro può effettuare controlli; quali sono le conseguenze in caso di indebito utilizzo della posta elettronica e di internet.

Si possono controllare le telefonate del dipendente?

Il contenuto delle telefonate del dipendente è riservato e protetto dalla Costituzione che tutela la segretezza della corrispondenza (a cui sono assimilate le conversazioni telefoniche). La violazione di tale precetto implica sanzioni penali.

Tuttavia, se il telefono o il cellulare è di proprietà dell’azienda, il datore può visionare il traffico effettuato con l’elenco delle telefonate in entrata e in uscita.


note

[1] Cass. 9 luglio 2008 n. 18821; Cass. 12 giugno 2002 n. 8388; Cass. 23 agosto 1996 n. 7776.

[2] Si tratta dell’applicazione del principio della minimizzazione del trattamento dei dati oggi cristallizzato anche dall’articolo 5 del Regolamento Ue 679/2016, noto in sigla come Gdpr (General data protection regulation). 

[3] Il controllo deve rispettare i principi di necessità, pertinenza e non eccedenza di cui alla normativa sulla privacy. L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, così come modificato dal Jobs Act, ha infatti allargato le maglie dei possibili controlli datoriali senza la necessità dell’accordo sindacale, ma devono comunque essere rispettate le condizioni sopra indicate. 


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