Politica | News

M5S: lascia un noto parlamentare antimafia

2 Settembre 2020
M5S: lascia un noto parlamentare antimafia

Lascia il gruppo la deputata Piera Aiello, in aperta polemica con le scelte del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

«Mi dimetto dal Movimento 5 Stelle, non mi rappresenta più, continuando la mia attività di parlamentare»: così la deputata Piera Aiello, annuncia il suo addio al gruppo pentastellato della Camera dei deputati.

Eletta il 4 marzo 2018 nel collegio uninominale in provincia di Trapani-Marsala con quasi 80 mila voti, di cui 25mila preferenze nominali, Piera Aiello è stata testimone di giustizia e in Parlamento ha messo a frutto questa esperienza per «esporre le problematiche dei testimoni, dei collaboratori di giustizia e degli imprenditori vittime di racket e di usura», come ricorda oggi in un post su Facebook in cui spiega le ragioni del suo abbandono.

«Dopo la mia elezione – dice Aiello – sono entrata a far parte della Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare Antimafia, dove ho messo in chiaro di non volermi candidare per nessun posto apicale, ma di voler portare un sano contributo in difesa delle suddette categorie, spesso, per non dire sempre, abbandonate negli anni dai Governi di turno».

Poi, dice: «negli anni mi ero appassionata a Gianroberto Casaleggio, uno dei padri del Movimento 5 Stelle, per le sue idee innovative, in cui era palese la voglia di un cambiamento concreto nell’ambito politico».

Ma qualcosa non ha funzionato: «se oggi mi trovo a scrivere tutto ciò – fa notare la deputata – è perché, in due anni, di questi ideali non ho visto attuare neanche l’ombra. Per cominciare, in Commissione Giustizia i deputati sono incaricati di proporre emendamenti o modifiche su qualsiasi proposta di legge avallata o scritta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dal suo ufficio legislativo. Ma dopo mesi di sedicenti confronti, di tutto il lavoro parlamentare non rimane nulla. È sempre il ministro a decidere tutto e sicuramente non in autonomia, poiché il 90% degli emendamenti portati in commissione e poi in aula vengono bocciati e spesso senza alcuna motivazione valida».

Così Aiello concentra la sua polemica contro il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «Sicuramente sono state fatte leggi importanti come lo ‘Spazza corrotti”, il ‘416-ter’, la riforma della prescrizione, l’inserimento del trojan come strumento per le intercettazioni, ma di fatto rese vane nel momento in cui vengono mandati agli arresti domiciliari ergastolani del 41bis tramite una semplice circolare concordata con gli organi del Dap e il ministro Bonafede».

«Come può un cittadino fidarsi dello Stato se viene messa in pericolo in primis la propria sicurezza? I testimoni e i collaboratori che hanno contribuito al loro arresto come possono avere certezze di sicurezza?» si chiede Aiello e sottolinea che «nella stessa commissione Giustizia alcuni dei componenti sono stati “inseriti” e con incarichi importanti e di responsabilità, non per meriti o per competenze, tanto meno perché addetti ai lavori, ma solo perché uomini del ministro o affini».

«Non nascondo l’amarezza per tutto il lavoro che ho fatto – dice ancora Aiello -, non solo in questi due anni da deputato ma anche negli anni quale semplice testimone di giustizia, lavoro vanificato da persone che non solo non si sono mai occupate di antimafia con la formazione adeguata, ma che non hanno ascoltato il mio urlo di dolore che non è altro che la voce di migliaia di persone che non hanno modo di farsi ascoltare e che io mi pregio di rappresentare. Sono stata additata come, e scusate il termine, ”rompicoglioni”, solo perché difendo a spada tratta i diritti di chi come me è stato ”spremuto come un limone” da organi dello Stato e abbandonato».

«Alla luce di tutto ciò non voglio essere considerata complice di quanto è accaduto nonché chiudere gli occhi su quanto sta accadendo: ribadisco che non ho mai chiesto poltrone o privilegi ma solo di essere ascoltata e di continuare a fare antimafia vera nelle istituzioni competenti».

E infine, richiama una frase del magistrato Paolo Borsellino: «Se come mi diceva, “politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”, ebbene ho la netta sensazione che non è la guerra quella che il Movimento ha fatto in questi due anni. La mia lotta per la Legalità, la Giustizia e la Verità continua senza sosta, perché iniziò ben due decenni prima della nascita del Movimento e, se il cielo mi aiuta, continuerà altri decenni a favore della mia gente, della Sicilia, dell’Italia tutta, in memoria di chi ha dato la propria vita per lo Stato senza scendere mai ad alcun compromesso», conclude.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube