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Lavoratore in età pensionabile: può essere licenziato?

4 Settembre 2020 | Autore:
Lavoratore in età pensionabile: può essere licenziato?

Il datore di lavoro può licenziare liberamente il dipendente che ha perfezionato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata?

C’è chi non vede l’ora di andare in pensione e chi, invece, nonostante abbia perfezionato tutti i requisiti utili per uscire dal lavoro con una rendita mensile, continua a svolgere la propria attività. I motivi della permanenza al lavoro sono i più vari ma emerge, tra tutti, il timore che l’assegno pensionistico mensile non sia sufficiente a garantire un tenore di vita accettabile.

Se, però, da una parte il lavoratore vuole continuare a fruire dello stipendio a oltranza, sinché la salute continuerà a permettergli di svolgere proficuamente le proprie mansioni, dall’altra parte il datore di lavoro può avere più di un motivo per licenziare il dipendente anziano. Stipendio elevato dovuto all’inquadramento senior ed agli scatti di anzianità, minore flessibilità e disponibilità a viaggiare, inevitabili problemi di salute che comportano un maggior numero di assenze e, spesso, anche la necessità di rinnovare e adeguare le competenze: sono tutte ragioni che rendono “appetibili” per l’azienda candidati più giovani, “flessibili” ed “economici”. Certamente, l’esperienza e la competenza di un dipendente con una lunga carriera alle spalle sono risorse importanti per l’attività: è comunque il datore di lavoro a valutare l’opportunità o meno di cessare un rapporto che dura da tempo. Senza contare che, complice la crisi, talvolta l’azienda si vede proprio obbligata a licenziare i lavoratori più anziani per riduzione del personale.

Ma il lavoratore in età pensionabile può essere licenziato? La possibilità di licenziare il lavoratore anziano “ad nutum”, cioè senza una precisa motivazione, dipende da tanti fattori: in primo luogo, dalla natura del datore di lavoro, se ente pubblico o meno; deriva poi dall’età del dipendente e dalla tipologia di pensionamento per la quale risultano eventualmente perfezionate le condizioni di accesso. Ma procediamo con ordine.

Il lavoratore può essere licenziato se raggiunge il diritto alla pensione anticipata?

Nella generalità dei casi, i dipendenti del settore privato, a differenza dei lavoratori pubblici, non corrono il rischio di essere licenziati per la maturazione dei requisiti della pensione di anzianità, ora pensione anticipata.

Secondo la Cassazione [1], infatti, il dipendente può essere licenziato liberamente soltanto qualora maturi i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria, ossia 67 anni di età e 20 anni di contributi (più un assegno pensionistico almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, se il lavoratore si applica il calcolo interamente contributivo del trattamento).

Il lavoratore può essere licenziato se raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia?

Come abbiamo osservato, in base a un recente orientamento della Cassazione [1] il dipendente può essere licenziato liberamente qualora maturi i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Un precedente orientamento della giurisprudenza, basato sulla legge Fornero di riforma delle pensioni, prevedeva invece la possibilità di permanere al lavoro sino al compimento dei 71 anni (l’età ad oggi prevista per ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi). In base alla Cassazione [2], però, questa possibilità non è un diritto potestativo in capo al dipendente, ma si può realizzare solo dietro accordo col datore di lavoro.

In pratica, la Cassazione interpreta le previsioni della legge Fornero [3] considerando l’opzione per il lavoratore di trattenersi in servizio sino a 71 anni non come un diritto, ma come una possibilità, che può essere concessa o meno dal datore di lavoro.

Il lavoratore può essere licenziato se raggiunge l’età massima stabilita dal contratto collettivo?

Secondo un noto orientamento della Cassazione [4], il dipendente può essere licenziato per raggiunti limiti di età e non ha diritto al preavviso, se esiste un’apposita clausola del contratto collettivo che prevede l’automatica risoluzione del rapporto al raggiungimento di una determinata soglia di età.

Ad oggi, prevale tuttavia un altro orientamento della stessa Cassazione [5], secondo il quale non è possibile licenziare il dipendente sulla base delle previsioni del contratto collettivo.

Il lavoratore pubblico può essere licenziato se raggiunge il diritto alla pensione anticipata?

I dipendenti pubblici, una volta raggiunti i requisiti per la pensione anticipata, possono essere obbligati alla cessazione dal servizio [6]. Nello specifico, l’amministrazione è obbligata a terminare il rapporto di lavoro, se:

  • il dipendente pubblico ha raggiunto l’età ordinamentale, cioè l’età limite prevista dall’ordinamento di appartenenza (generalmente pari a 65 anni);
  • il lavoratore ha contemporaneamente perfezionato i requisiti per la pensione anticipata o per una differente tipologia di pensione.

Se il dipendente ha raggiunto il diritto alla pensione anticipata o a un’altra tipologia di trattamento, ma non ha raggiunto l’età ordinamentale, la cessazione è a discrezione dell’amministrazione.

Il lavoratore pubblico può essere licenziato se raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia?

Se il dipendente pubblico raggiunge sia l’età ordinamentale che il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria, ossia se ha compiuto 67 anni di età e ha maturato almeno 20 anni di contributi (più un assegno pensionistico almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, se assoggettato al calcolo interamente contributivo del trattamento), l’amministrazione è obbligata a cessarlo dal servizio.

È invece previsto il trattenimento in servizio se il dipendente ha compiuto i 67 anni ma non ha ancora raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia; il trattenimento, finalizzato alla maturazione dei contributi utili alla pensione, è ammesso sino al compimento dei 71 anni di età.

Ricapitolando, le ipotesi di licenziamento, o meglio di cessazione forzata dal servizio da parte della pubblica amministrazione sono tre:

  • due obbligatorie, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure il diritto alla pensione anticipata o a un’altra tipologia di trattamento, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dal settore d’appartenenza;
  • una facoltativa, cioè rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolta a chi soddisfa le condizioni previste dalla riforma Fornero [3] per la pensione anticipata, senza però aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Come si verificano i contributi del dipendente pubblico?

Per quanto riguarda la determinazione dei versamenti utili al perfezionamento del requisito contributivo per la pensione, l’amministrazione deve considerare tutta l’anzianità contributiva accreditata a favore del lavoratore e cumulabile o totalizzabile, non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap.

In pratica, il requisito contributivo può e deve essere valutato dall’amministrazione utilizzando la totalizzazione e il cumulo, cioè i due strumenti che consentono di sommare gratuitamente i versamenti accreditati presso casse diverse.

L’amministrazione non deve invece considerare l’eventuale maturazione del diritto a pensione presso una gestione previdenziale privata o privatizzata: ad esempio, il dipendente pubblico non può essere cessato dal servizio per aver maturato il diritto a pensione presso la Cassa Ragionieri.


note

[1] Cass. sent. n.453/2019.

[2] Cass. sent. n. 17589/2015.

[3] D.L. 201/2011.

[4] Cass. sent. n. 1743/2017.

[5] Cass. Sent. Cass. n. 10527/2010, n. 28847/2008, n. 13871/2007.

[2] Circolare della Funzione Pubblica 2/2015.


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