Covid: meno tasse sull’indennità di mensa

3 Settembre 2020 | Autore:
Covid: meno tasse sull’indennità di mensa

Esenzione fiscale fino al limite giornaliero di 5,9 euro per chi non ha potuto utilizzare il servizio a causa del lockdown.

L’indennità di mensa non fruita durante il lockdown per l’emergenza Covid non concorre alla formazione del reddito nel limite giornaliero di 5,29 euro. Pertanto, entro quella soglia, non viene tassata al lavoratore. Lo ha appena chiarito l’Agenzia delle Entrate.

Il Fisco si è pronunciato sull’indennità sostitutiva di somministrazione di vitto corrisposta ai dipendenti, caricata sul badge ma rimasta lì perché, a causa delle chiusure degli esercizi commerciali convenzionati nel periodo più critico del coronavirus, non è stato possibile utilizzarla. Per questo motivo, ritiene l’Agenzia, subentra l’esenzione nel limite di 5,29 euro.

Secondo le Entrate, la somministrazione di cibo e bevande attraverso tale modalità potrebbe integrare l’ipotesi di «mensa diffusa», che, diversamente da quanto succede con i buoni pasto, consente di controllare in tempo reale l’utilizzo della card da parte del dipendente. In tal caso, le indennità ricevute non concorrerebbero alla formazione del reddito, senza tenere conto di alcuna soglia.

Questo inquadramento, però, non sarebbe applicabile nel mancato utilizzo per il servizio mensa delle somme caricate sulla card, il che non esclude il regime di esenzione entro il limite citato, a patto che:

  • l’orario di lavoro preveda una pausa pranzo;
  • il lavoratore appartenga a un’unità produttiva;
  • l’unità sia collocata in un posto che richiede lo spostamento con mezzi di trasporto verso un luogo di ristorazione in cui poter spendere l’indennità di mensa;
  • l’erogazione sia riservata a dipendenti o simili.

Da chiarire ancora che succede con chi ha lavorato (e lavora) in smart working e non può utilizzare né l’indennità né il servizio mensa.



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