Diritto e Fisco | Articoli

Cosa dire al postino se non si vuole ricevere una raccomandata?

3 Settembre 2020
Cosa dire al postino se non si vuole ricevere una raccomandata?

Termini di giacenza della raccomandata e conseguenze per chi la rifiuta. 

Ricevere una raccomandata non è chiaramente un obbligo. Il destinatario è ben libero di rifiutare la busta consegnatagli dal postino ma è bene che sappia, in anticipo, alcune cose. Le conseguenze di tale comportamento, infatti, potrebbero comportare una compressione dei suoi successivi diritti. 

Di tanto parleremo meglio in questo articolo. Spiegheremo innanzitutto cosa dire al postino se non si vuole ricevere una raccomandata, quali giustificazioni – se mai ve ne dovesse essere bisogno – addurre per evitare la notifica; illustreremo poi quali effetti scaturiscono da tale scelta del destinatario. Ma procediamo con ordine. 

Si può rifiutare una raccomandata?

Rifiutare una raccomandata è un diritto del destinatario. Non c’è bisogno, a tal proposito, di “scappare” dal postino o far finta di non essere in casa. Anche dopo aver aperto l’uscio e incontrato personalmente il portalettere, si può sempre rinunciare alla consegna. In altri termini, sebbene il postino sia un pubblico ufficiale, non c’è alcun dovere di ricevere dalle sue mani ciò che, invece, questi è tenuto a recapitare per suo dovere d’ufficio.

È bene però sapere sin da ora che, se il destinatario rifiuta la raccomandata, la stessa non verrà riportata all’ufficio postale e lì lasciata in giacenza, così come invece avviene quando a rifiutarla è un familiare convivente. In altri termini, non sarà possibile, colti dal rimorso, recarsi in un momento successivo alle Poste per prendere ciò che, in prima battuta, non si è voluto ricevere. 

Discorso diverso è il caso in cui il destinatario della raccomandata non sia fisicamente presente in casa e, insieme a lui, non ci sia nessun’altra persona ad aprire al portalettere. Quest’ultimo, in tale ipotesi, è tenuto a depositare il plico presso l’ufficio postale dove rimane (cosiddetta giacenza) per:

  • 30 giorni nel caso di raccomandata ordinaria;
  • 15 giorni nel caso di raccomandata1 (ormai quella più usata);
  • 180 giorni nel caso di atto giudiziario.

Durante tale arco di tempo, il destinatario ha la facoltà – ma non il dovere – di recarsi all’ufficio delle Poste più vicino per ritirare la busta. Scaduti tali termini, invece, la raccomandata viene riconsegnata al mittente con l’apposizione della dicitura “compiuta giacenza”. Essa si considererà però ugualmente consegnata e produrrà tutti i suoi effetti (spiegheremo meglio questo passaggio a breve).

Il postino non è tenuto a verificare se, all’interno dell’abitazione, non vi sia davvero nessuno o se, invece, non gli viene deliberatamente aperta la porta. Le due ipotesi conducono allo stesso effetto.

Ricapitoliamo, quindi, quanto abbiamo appena detto:

  • se il postino non trova nessuno in casa riporta la raccomandata all’ufficio postale dove rimane dai 15 ai 180 giorni a seconda del tipo di atto. Dopodiché, la stessa viene rispedita al mittente per “compiuta giacenza” e si considera notificata. Di tanto il destinatario viene informato con l’avviso di giacenza immesso nella sua cassetta delle lettere. In esso, troverà indicati, oltre al codice per conoscere in anticipo il contenuto, anche il giorno da cui la raccomandata può essere ritirata presso l’ufficio postale e l’indirizzo dell’ufficio postale. A partire da questo giorno decorrono i termini per il ritiro della raccomandata in giacenza;
  • se il postino trova il destinatario ma questi rifiuta la raccomandata, la stessa non viene depositata all’ufficio postale ma restituita direttamente al mittente con la dicitura “rifiutata”;
  • se il postino trova un familiare convivente, lascia nelle mani di questi la raccomandata; se si tratta di un atto giudiziario, avvisa di ciò il destinatario con una seconda raccomandata;
  • se il familiare convivente rifiuta la raccomandata, il postino la deposita all’ufficio postale e lì, come detto, resta in giacenza per 15, 30 o 180 giorni.

Quali giustificazioni per rifiutare una raccomandata?

Non c’è bisogno di fornire una specifica giustificazione per rifiutare la raccomandata. Come detto, non è un dovere riceverla. Sicché, il destinatario, pur dopo aver aperto la porta al postino, può ben dichiarargli di non voler ricevere l’atto senza bisogno di dare motivazioni. Né ci sarà alcun tipo di conseguenza sanzionatoria per il destinatario, salvo quanto diremo nel successivo paragrafo.

Conseguenze per chi rifiuta una raccomandata

La raccomandata rifiutata o rimasta in giacenza oltre i termini si considera come se fosse stata ricevuta. Essa quindi produce tutti gli effetti che sarebbero scaturiti se fosse stata ritirata regolarmente. 

Ad esempio, la lettera di diffida di pagamento produrrà comunque l’interruzione della prescrizione; la lettera di disdetta di un contratto ne impedirà il tacito rinnovo (si pensi a un contratto di affitto); una multa stradale non potrà più essere contestata dopo 30 giorni, e così via.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Le considerazioni sono corrette ma obsolete : infatti per rendere inefficace l’invio di una raccomandata basta disporre il proprio domicilio digitale . La residenza fa riferimento alla città dove si risiede e non più al recapito civico che è ricondotto a “dato sensibile” ed è sostituito in ANPR dal domicilio digitale. Gli atti PA devono essere inviati al domicilio digitale a pena di “nullità” .
    Qualora restano dubbi sui rapporti privati si sappia che subentra il GDPR per cui è lecito interrogarsi da dove il “privato” abbia tratto notizia del recapito civico di residenza se l’anagrafe lo ha sostituito col domicilio digitale…e quale diritto abbia il “privato” ad abusare del recapito civico ( dato sensibile ) quando è reso noto il domicilio digitale . Grazie.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube