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Cambio mansione durante maternità

31 Ottobre 2020
Cambio mansione durante maternità

La lavoratrice, durante la gravidanza, ha diritto a svolgere mansioni compatibili con il suo stato di salute.

Lo stato di gravidanza della lavoratrice presenta, molto spesso, delle correlazioni con le mansioni cui la dipendente è addetta. In linea generale, lo stato di gravidanza non determina alcuna modifica relativa alle mansioni della lavoratrice la quale, al termine della gravidanza, ha diritto a rientrare in servizio svolgendo le stesse mansioni che le erano state assegnate prima dello stato gravidico.

In alcuni casi, tuttavia, lo stato di gravidanza determina la necessità di un cambio mansione durante la maternità soprattutto al fine di tutelare la salute della donna incinta. Infatti, alcune attività che potevano essere tranquillamente svolte in precedenza potrebbero non essere compatibili con lo stato fisico della donna.

In alcuni casi, invece, la modifica delle mansioni avviene quando la lavoratrice rientra in servizio e, in questa ipotesi, potrebbe profilarsi una fattispecie di discriminazione.

Cosa si intende per cambio di mansione?

In ogni rapporto di lavoro, la mansione da svolgere è un elemento essenziale del rapporto contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore. Il datore di lavoro, infatti, non assume un lavoratore per svolgere un’attività qualsiasi ma per soddisfare una propria specifica esigenza.

Dal canto suo, il lavoratore decide di entrare in azienda proprio perché è interessato a svolgere quel determinato lavoro e ricoprire quel determinato ruolo.

La mansione, vale a dire l’attività professionale che il lavoratore è chiamato a svolgere in esecuzione del contratto di lavoro, è dunque un elemento essenziale del contratto.

Quando si parla di cambio di mansione ci si riferisce alla possibilità di modificare, nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, le mansioni originariamente assegnate al dipendente e previste dal contratto di lavoro.

Il cambio di mansione è sempre possibile se c’è l’accordo tra datore di lavoro e lavoratore.

Più problematico è, invece, il caso in cui è il datore di lavoro a decidere unilateralmente di modificare le mansioni del dipendente. La legge [1] prevede che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto. La modifica unilaterale delle mansioni da parte del datore di lavoro è possibile solo se le nuove mansioni assegnate rientrano nello stesso livello di inquadramento previsto dal contratto di lavoro.

Mansioni e tutela della salute del lavoratore

In alcuni casi, tuttavia, il cambio della mansione si rende necessario al fine di tutelare la salute del dipendente. Il Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, infatti, prevede che il datore di lavoro deve eseguire la sorveglianza sanitaria nei confronti dei suoi dipendenti [2]. Questo adempimento viene svolto per il tramite di un professionista designato dal datore di lavoro che viene definito medico competente.

Tra le altre attività a lui demandate, il medico competente deve sottoporre i lavoratori a visita medica preventiva, al fine di verificare lo stato di salute del dipendente e la compatibilità tra il suo stato fisico e le mansioni specifiche che gli sono state assegnate.

In alcuni casi, a seguito della visita medica di controllo, il medico competente accerta che la condizione psico-fisica del lavoratore è incompatibile con le mansioni specifiche a lui assegnate. In questo caso, alla luce dell’obbligo di protezione della salute del lavoratore che grava sul datore di lavoro [3], quest’ultimo deve modificare la mansione del lavoratore. Questa fattispecie si verifica, spesso, nel caso della lavoratrice in maternità. La donna incinta, infatti, in alcuni casi, non può svolgere le mansioni che gli sono solitamente assegnate le quali sono incompatibili con lo stato gravidico. In questo caso, il datore di lavoro deve, dunque, modificare la mansione della lavoratrice e adibirla ad una attività lavorativa compatibile con lo stato di gravidanza.

Quando questo non è possibile, solitamente, la donna lavoratrice si fa certificare la cosiddetta gravidanza a rischio dalle competenti strutture mediche dell’Asl. In questo modo, la dipendente può anticipare il periodo di astensione obbligatoria per maternità ricevendo un’apposita indennità economica a carico dell’Inps.

Cambio di mansione lavoratrice in maternità

Se, tuttavia, la donna incinta svolge mansioni compatibili con il suo stato gravidico, nessuna modifica delle mansioni si rende necessaria e la donna può continuare a svolgere regolarmente il proprio lavoro fino a quando non dovrà congedarsi obbligatoriamente per maternità.

In linea generale, al rientro dal periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità, la donna ha diritto ad essere nuovamente adibita alle mansioni che svolgeva prima dell’assenza.

Eventuali modifiche delle mansioni saranno legittime solo se rese necessarie da esigenze organizzative, tecniche e produttive e solo se il datore di lavoro eserciterà lo ius variandi nei limiti previsti dalla legge.

Se, invece, il cambio di mansione viene adottato solo a fini discriminatori, per colpire la donna a causa della sua condizione di neo-mamma, quest’ultima potrà impugnare il cambio di mansioni a causa della sua natura discriminatoria.

 


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Art. 41 D.Lgs. 81/2008.

[3] Art. 2087 cod. civ.


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