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Come pignorare i beni di un ente e rimuovere la delibera di impignorabilità

22 Novembre 2013 | Autore:
Come pignorare i beni di un ente e rimuovere la delibera di impignorabilità

Il Comune, per mantenere l’impignorabilità delle somme depositate presso la tesoreria, deve rispettare l’ordine cronologico delle fatture e effettuare pagamenti per prestazioni che rientrano all’interno dei vincoli di destinazione.

Sovente gli Enti Locali riescono a sfuggire ai pagamenti dovuti a privati cittadini, professionisti e imprese, nonostante siano stati attivati nei loro confronti procedure esecutive, grazie alla “beffa legalizzata” che la legge [1] riserva a tali enti pubblici.

Mettiamo il classico caso: un cittadino vince un ricorso contro il Comune e quest’ultimo viene condannato al risarcimento del danno o anche solo a rifondere le spese processuali sostenute da controparte. Per il privato, recuperare la somma può essere un compito impossibile, nonostante individui le somme che l’ente ha depositato in banca (la cosiddetta tesoreria). Infatti, tali somme vengono spesso “vincolate” con delibera che le destina a “fini pubblici”. E pertanto vengono così rese impignorabili.

Tuttavia detta possibilità riservata alle amministrazioni locali, che spesso si trasforma in un ostacolo apparentemente insormontabile, richiede il rispetto di regole molto precise che, se non correttamente osservate dagli enti che intendono trarne beneficio, potranno portare alla rimozione della deliberazione illegittima, attraverso un procedimento giudiziario.

È quanto accaduto in un giudizio di merito presso il Tribunale di Reggio Calabria (causa patrocinata dall’avv. Marco Triveri), dove un Comune, che intendeva sottrarsi al pagamento di alcune somme di denaro, trincerandosi dietro una deliberazione di impignorabilità si è visto rimuovere, dal giudice dell’esecuzione, la deliberazione. Delibera che il giudice ha ritenuto illegittima, in quanto non rispettosa dei vincoli di impignorabilità che la norma presuppone.

Difatti, gli Enti che intendono avvalersi della possibilità di “bloccare“, presso le proprie tesorerie, le somme conservate, devono effettuare pagamenti per prestazioni che rientrano all’interno dei vincoli di destinazione delle somme vincolate, oppure, in base a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale [2], devono farlo nel rispetto dell’ordine cronologico delle fatture.

Pertanto, “blindare” somme in modo indeterminato, oppure destinare pagamenti all’infuori di detti vincoli di destinazione e senza rispettare l’ordine cronologico delle fatture, agevolando, di fatto, un creditore piuttosto che un altro, comporterà la possibilità di ottenere la rimozione giudiziale della deliberazione rivelatasi illegittima, con ovvia condanna alle spese e liberazione delle somme da parte della tesoreria terza pignorata.

È importante, quindi, attivarsi ed indagare fino in fondo per “scovare” gli atti illegittimi posti in essere dagli enti locali ed ottenerne la rimozione.


note

[1] Art. 159 D. Lgs. 18.08.2000 n. 267.

[2] C. Coset. sent. n. 211 del 4-18 giugno 2003.


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