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Saldo e stralcio con la banca per debiti, pignoramenti e cessione dello stipendio

22 Novembre 2013
Saldo e stralcio con la banca per debiti, pignoramenti e cessione dello stipendio

Ho un debito nei confronti di una banca e due finanziarie di circa 50mila euro; inoltre ho una cessione del quinto dello stipendio più un piccolo prestito ammontante a 30 mila euro con una rata mensile di circa 500 euro su uno stipendio di 1500 euro; la situazione si è aggravata con la mia separazione legale. Non potendo più far fronte a tale situazione e pagare i miei debiti, come posso fare? Posso ottenere un accordo a saldo a stralcio dei miei debiti o altro?

La situazione debitoria appare complessa e potrebbe purtroppo comportare l’avvio di azioni dirette al recupero del credito da parte della banca e delle società finanziarie, nel caso in cui il debitore si dovesse trovare nella condizione di non poter far fronte al pagamento delle rate per i prestiti erogati.

Il mancato pagamento delle rate potrebbe infatti determinare una reazione da parte dei creditori, i quali avrebbero la possibilità di sciogliere (gli avvocati dicono “risolvere”) i rapporti contrattuali in essere (per l’inadempimento del cliente) ed ottenere la restituzione della somme date in prestito come quota capitale maggiorata di interessi e spese.

Ciò potrebbe avvenire attraverso la richiesta di un decreto ingiuntivo – provvisoriamente esecutivo [1] che verrebbe notificato, insieme all’atto di precetto con l’intimazione di pagamento entro il termine di 10 giorni.

Si tratta di atti (decreto ingiuntivo e precetto) che legittimano i creditori a procedere al recupero del credito attraverso l’espropriazione forzata che, nel caso di specie, potrebbe essere effettuata attraverso un pignoramento mobiliare (ad esempio: un’autovettura) o presso terzi (ad esempio: lo stipendio). Peraltro è possibile il cumulo dei mezzi di espropriazione [1].

Con particolare riferimento alla situazione concreta, i creditori potrebbero presumibilmente agire nella forma del pignoramento presso terzi (ossia, pignoramento delle somme in banca, dei titoli, dello stipendio o della pensione). Si ricorda, tuttavia, che gli stipendi possono essere oggetto di esecuzione forzata nella misura massima di 1/5 [2].

Se il debitore ha già una cessione del quinto dello stipendio, tale forma di finanziamento ha un impatto sulla misura limite di pignorabilità del salario erogato nella qualità di lavoratore dipendente. In tali casi è ammissibile [3] il contemporaneo concorso tra una cessione volontaria di 1/5 dello stipendio e un successivo pignoramento per un importo equivalente: a condizione che il cumulo delle due cause riduttive dell’ammontare liquidato a titolo di salario non superi la quota complessiva della metà del salario stesso [4].

In ultimo bisogna ricordare che il mancato pagamento di una rata dei finanziamenti erogati può determinare la segnalazione delle irregolarità nei rimborsi dei prestiti al CAI (Centrale di Allarme Interbancaria) o al CRIF o Eurisc, cioè ai Sistemi di informazione creditizia, da parte dell’istituto di credito o delle società finanziarie, rendendo più difficile l’accesso a nuovo credito dato che tali soggetti sono deputati a fornire informazioni in merito alla affidabilità creditizia dei consumatori.

Fatta questa indispensabile premessa, l’eventuale notificazione di un decreto ingiuntivo da parte dell’istituto di credito o delle società finanziarie potrebbe essere oggetto di opposizione [5] nel caso in cui venissero accertati profili di invalidità dei contratti di finanziamento (violazione delle regole in materia di trasparenza bancaria, violazione per anatocismo o usura, violazione delle regole dettate dal Codice del Consumo).

Si tratta tuttavia di valutazioni che possono essere effettuate – a priori – soltanto attraverso un esame approfondito dei documenti contrattuali rilasciati dall’istituto di credito e dalle società finanziarie, nonché degli estratti di conto corrente, anche al fine di valutare la regolarità nel calcolo dell’ammontare delle rate e, in particolare, dell’applicazione dei tassi di interesse.

Nel caso infatti in cui fossero accertate irregolarità da un punto di vista contrattuale, il debitore avrebbe la possibilità di contestare per iscritto ai creditori tali profili di invalidità attraverso un atto di costituzione in mora (da valersi anche ai fini dell’interruzione del decorso della prescrizione) ed opporsi al decreto ingiuntivo e agli atti esecutivi che venissero successivamente notificati (instaurando una regolare causa). In tal caso, il debitore potrebbe chiedere [6], attraverso il giudice, la restituzione delle somme indebitamente liquidate, ad esempio, a titolo di interessi usurari per nullità della relativa clausola contrattuale.

Ponendo tuttavia il caso in cui non sussistano profili di invalidità dei rapporti contrattuali che hanno originato la concessione delle somme erogate a titolo di prestito da parte dell’istituto di credito e delle società finanziarie, le soluzioni prospettabili ai fini di una definizione della potenziale esposizione debitoria possono essere le seguenti:

1) è possibile chiedere all’istituto di credito ed alle società finanziarie una definizione stragiudiziale della propria esposizione debitoria attraverso una transazione che comporti la chiusura dei rapporti pendenti “a saldo e stralcio” che possa tenere conto delle difficoltà economiche esistenti con una conseguente riduzione percentuale delle somme residue da corrispondere. Si ottiene cioè una chiusura del rapporto, corrispondendo subito o anche ratealmente, ad esempio il 60% delle somme ancora da versare con il rilascio di una quietanza liberatoria da parte dei creditori;

2) è possibile, in alternativa, chiedere – sempre in via stragiudiziale – all’istituto di credito ed alle società finanziarie una rinegoziazione complessiva del rapporto contrattuale con nuovo piano di rientro rateale, prevedendo scadenze più lunghe e rate quantitativamente meno pesanti, sempre per far fronte alle difficoltà economiche sopraggiunte da parte del debitore.

Nulla vieta poi che tali operazioni possano essere supportate anche dal rilascio di garanzie personali prestate da terzi nell’interesse del debitore sotto forma – ad esempio – di una fideiussione bancaria (garanzie che vengono – peraltro – spesso richieste dalle stesse banche a supporto della concessione di finanziamenti).

Un’ulteriore alternativa è quella rappresentata in materia di “sovraindebitamento” del debitore o del consumatore [7].

Si tratta di una soluzione che può essere proposta da persone che si trovino in una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile: circostanza che determina la rilevante difficoltà di adempiere alle proprie obbligazioni o la definitiva incapacità di adempierle in modo regolare.

Questa situazione prende appunto il nome di “sovraindebitamento[8].

Tale situazione può riguardare qualunque soggetto a prescindere dal tipo di attività svolta dal debitore. La procedura da “sovraindebitamento” può infatti essere usufruita anche da lavoratori autonomi o dipendenti, professionisti o anche soggetti che non svolgono alcun tipo di attività lavorativa.

Può usufruire della procedura di “sovraindebitamento” anche il consumatore, cioè la persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

Le procedure di “sovraindebitamento” per il debitore e il consumatore sono parzialmente differenti, sebbene abbiano presupposti pressoché analoghi, ma conducono entrambe ad un accordo per la ristrutturazione dei debiti e soddisfazione dei crediti che è soggetto ad omologazione da parte del Tribunale.

Per poter valutare la fattibilità della proponibilità dell’accordo del debitore o del piano è necessario avvalersi dell’ausilio di un organismo di composizione della crisi (ad esempio: gli organismi di conciliazione costituiti presso le Camere di Commercio, avvocati, notai, commercialisti ed esperti contabili in possesso dei requisiti previsti dalla legge) con sede nel circondario del Tribunale territorialmente competente (si fa riferimento al luogo di residenza o sede del debitore) proprio in ragione delle particolarità tecniche della procedura.

Ecco in sintesi i punti più salienti della procedura.

1) L’accordo del debitore non è altro che un patto stipulato con i creditori che viene a formarsi attraverso una proposta avente ad oggetto un piano di ristrutturazione dei debiti e soddisfazione dei crediti da depositarsi presso il Tribunale; l’accordo deve però ottenere il consenso dei creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti per poter essere oggetto di omologazione;

2) il piano del consumatore si differenzia dall’accordo del debitore con riferimento al procedimento di omologazione; il piano del consumatore infatti non richiede il consenso dei creditori per essere omologato; prima di disporre l’omologazione il Tribunale deve però verificare che il debitore non abbia assunto le obbligazioni senza la prospettiva di poterne dare esecuzione oppure abbia colpevolmente causato il sovraindebitamento.

Si tratta pertanto di una procedura complessa che va analizzata con attenzione sia sotto il profilo della valutazione di fattibilità sia sotto il profilo strettamente operativo (la procedura dell’accordo del debitore ha il vantaggio di bloccare l’avvio o la prosecuzione di azioni esecutive sul patrimonio del debitore sino all’omologazione), donde la necessità del preventivo ausilio degli organismi di composizione della crisi sopra richiamati.


note

[1] Art. 483 cod. proc. civ.

[2] Così come previsto dall’art. 545 cod. proc. ci.v

[3] Ai sensi del combinato disposto ex art. 2 ed art. 68 del D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 ed art. 545 cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 4499 del 09.05.1994; Cass. sent. n. 4584 del 22.04.1995.

[5] Ai sensi dell’art. 645 cod. proc. civ.

[6] A norma dell’art. 2033 cod. civ.

[7] Introdotto dalla Legge 27 gennaio 2012, n. 3.

[8] E trova la propria definizione nell’art. 6, comma 2, della Legge 27 gennaio 2012, n. 3.


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1 Commento

  1. io ho raggiunto un accordo in tribunale con la banca che mi ha pignorato la casa ora dopo aver pagato tutte le spese e avendo versato la meta’ del debito sto pagando mensilmente e regolarmente.
    dal momento che ho risolto la questione sono ancora considerato cattivo pagatore? e quando potro’ accedere al credito al consumo? grazie

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