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Aiuti per disoccupati

3 Settembre 2020 | Autore:
Aiuti per disoccupati

Naspi, Dis-coll, disoccupazione agricola, reddito di cittadinanza, assegno di ricollocazione: i sussidi per chi ha perso il lavoro.

La legge prevede numerose tutele a favore di chi ha perso involontariamente l’occupazione: i sussidi si differenziano in base alla categoria a cui appartiene il lavoratore. La Naspi, ad esempio, è l’indennità di disoccupazione che spetta alla generalità dei dipendenti, ad esclusione dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato e di particolari categorie I lavoratori. La Dis-coll, invece, spetta ai lavoratori parasubordinati, mentre la disoccupazione agricola spetta agli operai a tempo determinato ed indeterminato delle aziende che operano nel settore dell’agricoltura. C’è poi l’assegno di ricollocazione, che non è un beneficio economico erogato direttamente al disoccupato, ma consiste in un voucher spendibile presso i servizi per l’impiego: la somma è riconosciuta all’ente che si occupa di trovare un nuovo lavoro al destinatario dell’assegno.

Infine, il sussidio previsto per tutti i disoccupati, a prescindere dal settore di appartenenza, è il reddito di cittadinanza: questo beneficio economico è riconosciuto sulla base di specifici requisiti da verificare in rapporto all’intero nucleo familiare a cui appartiene il disoccupato.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sui principali aiuti per disoccupati.

Ricordiamo che, in via generale, per ricevere questi benefici è necessario lo stato di disoccupazione. Per acquisire questo status non è sufficiente non avere un lavoro, ma è necessario aver perso l’impiego involontariamente, ad esempio a causa di un licenziamento o della presentazione delle dimissioni per giusta causa (in ipotesi specifiche è ammessa anche la risoluzione consensuale; non impediscono l’acquisizione dello stato di disoccupazione le dimissioni presentate durante il periodo tutelato per maternità). Inoltre, il disoccupato deve aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro ed alle iniziative di politica attiva, ossia la Did.

A seconda del sussidio richiesto, è necessario anche aver firmato presso il centro per l’impiego il patto di servizio o il patto per il lavoro; si tratta di progetti contenenti attività personalizzate per il disoccupato e finalizzate alla sua formazione e ricollocazione (incontri di orientamento, partecipazione a corsi di formazione e selezioni, ricerca attiva di lavoro…).

Indennità di disoccupazione Naspi

La Naspi consiste in un’indennità di disoccupazione erogata alla generalità dei lavoratori dipendenti. Perché il beneficio sia riconosciuto è necessario che il disoccupato, oltre a essere in possesso dello stato di disoccupazione, abbia alle spalle almeno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni (ad esclusione delle settimane che hanno già dato luogo a un’altra prestazione per disoccupazione) ed abbia lavorato per almeno 30 giornate effettive nell’anno.

La Naspi ha una durata pari alla metà delle settimane contribuite utili negli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi.

Eusebio lavora da 10 anni per la sua azienda e viene licenziato. Può beneficiare della Naspi per 24 mesi. Anastasio, invece, lavora per la sua azienda soltanto da 12 mesi: a seguito del licenziamento, beneficerà della Naspi per sei mesi.

L’importo della Naspi è pari al 75% del reddito medio degli ultimi quattro anni, ma solo sino a un determinato tetto, rivalutato annualmente. In ogni caso, non si può mai superare la soglia massima pari a 1.335,40 euro mensili (valore 2020). La Naspi diminuisce del 3% ogni mese, a partire dal quarto mese di fruizione. L’indennità si perde se il disoccupato rifiuta un’offerta di lavoro congrua o se non si presenta, per un determinato numero di volte, agli incontri ed alle convocazioni presso il centro per l’impiego, o, ancora, se non partecipa alle attività previste per lui. Per approfondire: Indennità di disoccupazione Naspi.

Indennità di disoccupazione per collaboratori

Ai lavoratori parasubordinati non spetta la Naspi, ma spetta comunque un’indennità di disoccupazione, la Dis-coll, qualora l’interessato possieda almeno un mese di contribuzione accreditato presso la gestione separata Inps, a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente la cessazione del rapporto, sino alla data di cessazione stessa. L’indennità spetta solo se l’interessato è iscritto in via esclusiva alla gestioen Separata e non ha una partita Iva aperta.

L’ammontare dell’indennità è pari al 75% del reddito medio imponibile, sino a determinati tetti massimi. La Dis-coll ha una durata pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno solare precedente la fine del rapporto di collaborazione e il termine del rapporto stesso, sino a un massimo di 6 mesi. Anche la Dis-coll si perde per la mancata partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro e per il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua.

Per approfondire: Disoccupazione collaboratori.

Disoccupazione agricola

Agli operai assunti dalle aziende del settore agricolo, sia a tempo determinato che indeterminato, spetta una particolare indennità, la disoccupazione agricola, che può essere riconosciuta in forma ordinaria o speciale.

Gli operai a tempo indeterminato possono fruire del trattamento di disoccupazione ordinaria in presenza dei seguenti requisiti:

  • anzianità assicurativa di almeno 2 anni come dipendenti del settore agricolo (compreso quello per cui è richiesta l’indennità);
  • accreditamento nell’anno per cui è richiesta l’indennità e nell’anno precedente di almeno 102 contributi giornalieri.

L’indennità di disoccupazione per operai a tempo indeterminato ammonta al 30% della retribuzione effettiva, non comprensiva della voce denominata “quota di Tfr”.

La durata ammonta a un numero di giornate pari a quelle lavorate, nei limiti dell’annualità.

Gli operai a tempo determinato possono richiedere la disoccupazione agricola se possiedono i seguenti requisiti:

  • disoccupazione agricola ordinaria: accreditamento nell’anno per cui è richiesta l’indennità e nell’anno precedente di almeno 102 contributi giornalieri;
  • disoccupazione agricola speciale:
  • almeno 101 giornate di lavoro nell’anno cui si riferisce l’indennità;
  • almeno 151 giornate di lavoro nell’anno cui si riferisce l’indennità.

La disoccupazione agricola per gli operai a tempo determinato è pari al 40% della retribuzione del lavoratore assoggettata a contributi, moltiplicata per il numero di giornate lavorate, al netto del contributo di solidarietà del 9%, per ogni giornata indennizzata e nel limite massimo di 150 giorni.

La durata dell’indennità ammonta al numero di giornate di iscrizione negli elenchi. Per approfondire: Indennità di disoccupazione agricola.

Assegno di ricollocazione

L’assegno di ricollocazione è un aiuto indiretto a favore del disoccupato. Più precisamente, questo beneficio economico consiste in un voucher che non viene accreditato al lavoratore, ma ai servizi per l’impiego (comprese le agenzie per il lavoro private ed i consulenti del lavoro aderenti alla Fondazione Lavoro). Il voucher remunera l’ente nell’ipotesi in cui trovi un nuovo impiego all’interessato.

Il valore massimo dell’assegno di ricollocazione è pari a 5000 euro: l’ammontare dipende sia dalla durata del nuovo contratto di lavoro, che dal profilo di occupabilità del beneficiario. In buona sostanza, più è difficile trovare un nuovo impiego all’interessato, più elevato risulta l’importo dell’assegno. Inoltre, l’importo può variare in base alla residenza del disoccupato, con diritto a un maggiore beneficio qualora risieda nelle regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia).

Non tutti i disoccupati possono beneficiare dell’assegno di ricollocazione, ma soltanto i beneficiari di reddito di cittadinanza ed i lavoratori in cassa integrazione straordinaria per i quali l’azienda abbia stipulato particolari accordi sindacali. Per approfondire: Assegno di ricollocazione.

Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è un sussidio rivolto non solo ai disoccupati, ma a tutte le famiglie in condizioni di bisogno economico. Per aver diritto a questo sussidio, della durata di 18 mesi e rinnovabile, è infatti necessario che la famiglia, considerando tutti i membri del nucleo, non superi determinati limiti di reddito e non superi specifiche soglie relative al patrimonio, sia mobiliare che immobiliare.

Inoltre, è necessario soddisfare particolari requisiti personali (relativi alla residenza, all’assenza di dimissioni presentate nell’anno precedente la domanda, alla non commissione di determinati reati, al ricovero in istituti a carico dello Stato). Per conoscere tutti i requisiti per il diritto al sussidio: guida al reddito di cittadinanza.

L’importo del reddito di cittadinanza varia a seconda della composizione del nucleo familiare. La quota base, riferita una sola persona, è pari a 500 euro al mese. Può essere poi riconosciuta una quota aggiuntiva sino massimo di 280 euro se si paga l’affitto, oppure di 150 euro se si paga il mutuo.

La quota base è aumentata secondo la scala di equivalenza applicata al nucleo familiare: in buona sostanza, il primo componente del nucleo vale un punto, i componenti aggiuntivi maggiorenni valgono 0,4 punti ed i minorenni 0,2.

Cristiano abita con la compagna e tre figli minori. La scala di equivalenza della famiglia è pari a 1 + 0,4 + 0,2 + 0,2 + 0,2, ossia a 2. La quota base del reddito spettante ammonta a mille euro. Cristiano e la compagna pagano anche l’affitto e non hanno reddito. Spettano dunque 1.280 euro di reddito di cittadinanza mensile.

Se in famiglia è presente un disabile grave o non autosufficiente, il valore massimo della scala di equivalenza riconosciuto è pari a 2,2, quindi la quota base del reddito di cittadinanza può ammontare a 1100 euro, mentre se non vi sono disabili nel nucleo familiare il valore massimo della scala è pari a 2,1.

Se l’interessato o qualche membro del nucleo percepisce un reddito, il reddito di cittadinanza è riconosciuto ad integrazione delle entrate percepite.ad esempio, se un single ha diritto a 500 euro di quota base, ma ha una piccola pensione pari a 300 euro mensili, il reddito di cittadinanza viene riconosciuto nella misura di 200 euro al mese, cioè integra la pensione sino ad arrivare alla quota di 500 euro. Per approfondire: Reddito di cittadinanza.



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